CHI VINCE
Inutile dirlo. È Matteo Renzi il vincitore indiscusso di questa tornata elettorale. Al di là di ogni più rosea aspettativa. Il presidente del Consiglio aveva parlato sì del 40%, ma come “sogno proibito” per le prossime Politiche. Anzi, negli ultimi giorni di compagna elettorale, il segretario dei Democrat si era fatto più guardingo, mettendo le mani avanti: l’esecutivo non si tocca, anche se il Pd non dovesse andare oltre il 30%. Sono arrivati a sorpresa dieci punti in più che lo incoronano re delle Europee, prima forza del Pse in Europa e a +18% rispetto alle scorse Politiche.

Anche la Lega nord può festeggiare. La nuova gestione targata Matteo Salvini ha saputo risollevare il Carroccio dalle ceneri del 4% in cui era piombato l’anno scorso, travolto dagli scandali giudiziari. La forte connotazione no-euro è stato il messaggio giusto su cui puntare, dicono le urne.

CHI PAREGGIA
Sorride la lista Tsipras. Quasi ignorata dai media, a parte “l’incidente” Bacchiddu, senza marchi storici da portare in dote, con poche risorse economiche, il movimento eterogeneo a sostegno del leader greco di Syriza supera il quorum. La sinistra italiana riparte da questo 4%.

“Lo tsunami non ci ha travolto”. Così commenta Angelino Alfano il 4,4% che permette alla lista Ncd-Udc di entrare nell’europarlamento. Un debutto al di sotto delle aspettative per il nuovo partito nato dalla scissione con Forza Italia con l’ambizioso obiettivo di ricostruire il Centrodestra in Italia. C’è ancora molto da lavorare e non sarà semplice stando nella maggioranza di un governo in cui il Pd vale dieci volte Ncd.

CHI PERDE
Lo sconfitto numero uno oggi si chiama Beppe Grillo. Ed è lui stesso a firmare la sua sconfitta. Il leader del M5S ha posto l’asticella troppo in alto. Il 21,1% non è un pessimo risultato, come fa notare con lucidità oggi sul suo blog: il movimento è il secondo partito in Italia, la prima forza di opposizione. E potrà continuare a farla, forte dei suoi 5.804.810 voti ricevuti. Ma certo, il ritornello ossessivo “vinciamonoi” è stato un boomerang che fa apparire oggi il movimento perdente, anche se di fatto non lo è.

C’è amarezza in Forza Italia. La rimonta, tante volte riuscita grazie al carisma di Silvio Berlusconi, in questa tornata elettorale non c’è stata. C’è da dire che l’ex Cavaliere non è stato libero di giocare come avrebbe voluto. La pena per la condanna Mediaset ha limitato parecchio i suoi spostamenti, le sue apparizioni, le sue parole; e non era candidabile. Ma il 16,8% delle preferenze inchioda il partito a una improrogabile riflessione su dov’è e dove vuole andare. E soprattutto con chi. Il nodo della successione a Berlusconi ora va affrontato.

Spazzata via dalle elezioni Scelta Europea. Scelta civica, Fare per fermare il declino e Centro democratico hanno raggiunto insieme lo 0.7%. Ci sono delle attenuanti a questo schiaffo, il vento anti-europeista ha soffiato forte su queste elezioni e il riformismo renziano ha fatto il resto nel disperdere i (pochi) voti tentati da questa realtà. Eppure il risultato è così netto da non lasciare spazio ad alcuna consolazione.

Finisce tra gli sconfitti anche Fratelli d’Italia. Fermo al 3,7%, Fdi non entrerà nell’Europarlamento. Neppure l’eredità storica di Alleanza nazionale nel simbolo è riuscita a trascinare il partito di Giorgia Meloni oltre il quorum. L’ex ministro si consola, facendo notare come in un anno siano raddoppiati i consensi. La destra italiana però è ancora tutta da ricostruire.

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