Dalla Banca Popolare di Vicenza al Caffè Molinari. Il premier Matteo Renzi arriva oggi a Pechino ma l’Italia è già presente sul territorio con più di 2000 imprese. L’elenco dei registri degli uffici a Shangai, Jiangsue, Zhejiang e Anhui dell’Istituto di Commercio Estero (Ice) è molto lungo e vario. Armani, Campari, Camozzi spa, Costa Crociere, Ferrari, Ferrero, Geox, Marcegaglia, Intesa San Paolo, Lavazza, Lamborghini e molto altri.

LA VISITA CINESE

Secondo un articolo dell’agenzia Agi, appena atterrato in Cina Renzi parlerà ai membri della business community della metropoli riuniti allo Shanghai Italian Center, il padiglione italiano dell’Expo di Shanghai del 2010. In rappresentanza dell’autorità cinese ci saranno membri del China Corporate United Pavillion, il terzo padiglione cinese che sarà presente a Expo Milano 2015.

LE IMPRESE

Un rapporto Sace indica che l’Italia è il 15° partner commerciale della Cina a livello mondiale e il quarto in Europa. Nel 2013 le importazioni italiane hanno continuato a diminuire (-7,5%), mentre l’export è in aumento (+9,5%). Dopo la meccanica strumentale, tra i settori di punta ci sono la moda, l’auto e la manifattura. Altre imprese italiane presenti in Cina sono Finmeccanica, Unicredit, H3G ed Enel.

Il tour di Renzi si inserisce nella cooperazione tra Italia e Cina nei “quattro pacchetti” firmati a gennaio scorso dall’ex ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato. Gli accordi si concentrano sui temi dell’urbanizzazione, dell’ambiente, della sanità e della sicurezza agro-alimentare.

TRA TECNOLOGIA E MODA

Secondo alcune indiscrezioni, Renzi potrebbe incontrare il vertice della compagnia Alibaba, il gigante anti-Amazon. L’idea sarebbe quella di convincerli a investire in Italia. Inoltre, il premier ha promesso di dedicare molta attenzione alla moda e al design. In Cina lo accompagneranno in Cina Toni Scervino, amministratore unico di Ermanno Scervino, e Roberto Snaidero, presidente di Federlegno-Arredo.

L’ERRORE DIPLOMATICO

Quando era sindaco di Firenze, nel 2009, Renzi ha sfiorato l’incidente diplomatico con la Cina. Non aveva invitato a Palazzo Vecchio l’ex presidente della Repubblica Popolare, Hu Jintao. Di mezzo c’era la difesa dei diritti umani. Oggi però Renzi è a caccia di investitori cinesi e stringerà le mani di tutti. L’obiettivo è portare a casa una missione economica più che politica – migliore se non uguale – a quella di Enrico Letta nel Golfo persico. 

INCONTRI ISTITUZIONALI

Mercoledì 11 giugno il premier italiano incontrerà le tre massime cariche della Repubblica Popolare Cinese nella Grande Sala del Popolo – il palazzo del Parlamento cinese, che sorge sul lato ovest di piazza Tienanmen -. Oltre all’incontro con il primo ministro Li Keqiang è previsto anche un incontro con il presidente e segretario generale del PCC, Xi Jinping, e con il presidente dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, Zhang Dejiang.

ACCORDI PRECEDENTI

Recentemente, il Consiglio di ministri ha approvato quattro disegni di legge per la ratifica e l’esecuzione di alcuni atti internazionali, su proposta del ministro degli Affari esteri, Federica Mogherini. Tra questi atti c’è l’accordo “tra l’Italia e la Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese, per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con protocollo, fatto a Hong Kong il 14 gennaio 2013”, secondo un comunicato di Palazzo Chigi.

DESTINAZIONE ITALIA

A gennaio, dopo la visita a Pechino dell’ex ministro Zanonato, sono stati firmati due memorandum d’intesa con il governo cinese per rilanciare i rapporti bilaterali e riequilibrare i rapporti commerciali tra Italia e Cina. Il progetto era al centro del piano per l’attrazione degli investimenti stranieri “Destinazione Italia”.

Il ministro delle Politiche Agricole – allora sottosegretario – Maurizio Martina si era impegno nell’intesa tra i due Paesi sul piano agro-alimentare e aveva incontrato il vertice della Food And Drugs Administration cinese e della Aqsiq, l’organo cinese di vigilanza sulla qualità dei prodotti.

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