L’esito del Consiglio europeo di venerdì scorso con il (presunto) patto Renzi-Merkel. E l’iniziativa referendaria per abrogare il Fiscal Compact con l’appoggio della Cgil, di Sel e della minoranza Pd. Questo, e molto altro, in una conversazione con l’economista Gustavo Piga.

Prof, partiamo dal consiglio europeo di venerdì. Lei ha capito perché l’Italia dovrebbe essere soddisfatta? Si è davvero cambiato verso rispetto all’austerità o siamo solo alla fuffa semantica su crescita e flessibilità nell’applicazione delle regole del patto di stabilità e del Fiscal compact?

Penso che Renzi stia facendo lo sforzo più importante sulla questione da quando il Fiscal Compact è diventato una realtà per la politica economica italiana. Ben più di Monti, ovviamente, che il Fiscal Compact ha aiutato in segreto a costruire in Europa e poi ad importare in Italia con la legge 243 del 2012 aggiungendovi elementi di ulteriore ottusa austerità. Ma anche più di Letta che in fin dei conti ha deciso, nell’unico documento di Economia e Finanza a sua firma, di fare più austerità di quanta non ce ne chiedesse l’Europa, un’assurdità. Quindi diamo a Renzi quel che è di Renzi: il cambiamento di semantica ed il tentativo di battersi realmente per la crescita tramite la riduzione dell’austerità non sono cose da poco.

Tutto bene, quindi? Ma che cosa è cambiato davvero?

Mi faccia finire il ragionamento. Mi dispiace prendere atto di due miopie di Renzi, due pericolose illusioni, una economica e una tutta politica. Comincio dalla seconda: l’assenso a Juncker, un personaggio “vecchio” e “ottusamente austero” ci si rivolterà contro, sin dai prossimi mesi, quando vedremo una Commissione europea molto simile a quella degli ultimi anni, burocratica e distante dalla sofferenza dei Paesi in difficoltà. La miopia economica è più evidente: la recentissima posizione del Consiglio europeo sulle manovre austere che l’Italia dovrà effettuare è immutata rispetto al passato, nulla è veramente cambiato. Prova ne è che ci aspetta un autunno caldo in Italia, altro che in Europa, quando dovremo dibattere su dove trovare, un po’ a casaccio temo, 20 miliardi circa di maggiori tasse, di minori spese con tagli lineari, aumentando ulteriormente la disoccupazione e spingendo ancora di più verso l’alto il rapporto debito-PIL, alla faccia della stabilità.

Dal 3 luglio dunque parte la raccolta di firme sui 4 referendum anti austerità promossi da un comitato di 16 personalità di cui lei è il coordinatore-responsabile. Qual è il vero obiettivo dell’iniziativa?

Il vero obiettivo? Sa, tanti anni fa un economista come Jean Paul Fitoussi scrisse un bel libro sull’Europa dal titolo “Il dibattito proibito”. Faceva riferimento all’impossibilità degli Stati europei di confrontarsi democraticamente sulle vere scelte politiche a nostra disposizione, sottoposti come erano alla tirannia finanziaria. Oggi quel dibattito è diventato oltre che proibito, impossibile: lo dimostra il fatto che al “tavolo dei grandi”, nemmeno un primo ministro come Renzi, riesca a farlo, malgrado le sue buone intenzioni. Ecco, il referendum che i Viaggiatori in Movimento, l’Associazione a cui appartengo, hanno ideato – e che il Comitato Promotore, di cui ho l’onore e l’onere di essere responsabile, ha materializzato nei 4 quesiti depositati in Cassazione – ha questo obiettivo: aiutare il nostro Paese, e l’Europa tutta, a dibattere democraticamente delle più elementari decisioni pubbliche, ovvero di come e quando tassare e spendere, e dunque anche di come e quando riequilibrare il peso relativo tra inflazione e disoccupazione, decisioni altamente rilevanti per la vita di ognuno di noi. Nel fare questo, ne siamo certi, indipendentemente dal risultato finale, avremo contribuito a rafforzare il sentimento europeo, che si nutre esclusivamente di democrazia, e dunque anche a stabilizzare euro e spread, che si nutrono di ottimismo, causa prima di prospettive positive di crescita diffusa.

Se poi il numero di firme raccolte e l’esito del voto saranno come noi auspichiamo, non mi sorprenderei se – come spesso accade per i referendum –  esso si caricherà di significati ulteriori, utili anche al Governo Renzi per sfidare, credibilmente stavolta, l’ottusa austerità e salvare l’Unione Europea, quel progetto così visionario che noi per primi abbiamo aiutato a creare.

Ma come potranno essere superate le obiezioni di carattere costituzionale sul fatto che seppure indirettamente i quesiti intaccano i trattati internazionali, ossia una materia esclusa dalla Costituzione per i referendum abrogativi?

Sui Trattati, non sa quanto i nostri eccezionali giuristi presenti nel Comitato – in primis Paolo De Ioanna e Giulio Salerno – hanno lavorato per trovare il pertugio giusto, sapendo bene di muoversi all’interno di un terreno potenzialmente minato. Ma tutto torna: come sospettavamo il Governo Monti ha tradito la sua ansia di compiacere l’Europa inserendo nella legge 243 del 2012 clausole ancora più austere di quante non ne chiedesse l’Europa. Sono queste clausole quelle di cui chiediamo l’abrogazione, non di quelle imposte dal Fiscal Compact. La Corte Costituzionale italiana mostrerà, come è sempre stato, la sua indipendenza nel valutare con oggettività la loro validità senza farsi tirare per la giacca da questa o quella lobby politica.

Prof, in un corsivo Formiche.netche sta seguendo con interesse, dando ampio spazio, all’iniziativa referendariaha notato che i quesiti sono stati appoggiati esplicitamente da Sel, da una larga parte della minoranza Pd e di fatto anche dalla CGIL. Non temete etichette politico-partitiche? Perché non mantenere la trasversalità originaria? D’accordo, la macchina della CGIL e di Sel può essere utile per raccogliere le firme, però magari anche movimenti o politici che si riconoscono potrebbero appoggiare l’iniziativa. Li avete contattati? E che cosa vi hanno risposto?

Noi siamo felici della presenza e del sostegno di tutte le forze e le personalità politiche che credono nell’Europa dell’euro e che vogliono contribuire a salvarla. La presenza nel Comitato promotore di personalità di spicco di così diverse origini e credi è l’ovvia conseguenza della trasversalità della nostra iniziativa. E l’appoggio delle forze più vicine al mondo del lavoro, così attente alle sofferenze dei più deboli in questa recessione, ci onora e ci responsabilizza a dare il massimo per il successo finale nella raccolta delle firme, anche grazie al loro appoggio decisivo sul territorio.

Prof, non ha ancora risposto alla domanda…

Mi lasci aggiungere: spero che nel prossimo futuro ci sia un altrettanto convinto e deciso appoggio delle aree a cui io stesso personalmente mi sento politicamente più vicino: in particolare l’area liberale (non dica che ho detto liberista, mi raccomando, che sono due cose oggi quasi all’opposto l’una dell’altra). Dico sempre che non è mai stato così facile come in questo periodo giustificare un credo liberale: la recessione uccide la libertà degli individui e carica i più deboli di pesi insostenibili, e questo non è tollerabile. Piccole imprese e giovani spariscono mentre si rafforzano l’economia illegale e le ingiustizie.

Voglio poi sperare che anche i partiti non liberali ma dichiaratamente popolari o conservatori del centro destra sappiano capire questa iniziativa per quella che veramente è: un’azione per ridare speranza ai tanti che in Europa soffrono o perdono la speranza di vedere realizzate la loro aspirazioni per una vita dignitosa e decorosa.

I leader politici di questi partiti li abbiamo contattati, stanno leggendo in questi giorni i quesiti, attendo le loro chiamate e sono ottimista che qualcosa maturerà.

Ultima cosa, prof. Lei con un post sul suo blog rilanciato da Formiche.net e pubblicato anche da Italia Oggi, documenti ufficiali del governo alla mano, ha stimato in 20 miliardi di euro la manovra correttiva che in autunno il governo dovrà varare. Ieri Federico Fubini parla di 25 miliardi. Siete tutti dei gufi?

I gufi nell’antichità erano simbolo di saggezza. Grazie del complimento.

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