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Perché non mi eccito per il 730 precompilato a casa

Pubblichiamo grazie all’autorizzazione del gruppo Class e dell’autore, il commento di Edoardo Narduzzi uscito sul quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi

Sarà una nuova occasione per polemiche in stile cartelle pazze fiscali oppure una novità degna dell’euro per la qualità del rapporto tra fisco e contribuente?

La prossima dichiarazione dei redditi arriverà precompilata a circa 18 milioni di italiani che, perdendo una manciata di minuti, dovrebbero solo controllarla e fare le integrazioni richieste, tipo le spese mediche, per rispedirla all’Agenzia delle entrate chiudendo cosi la pratica annua.

Ovviamente, il successo dipenderà dalla bontà dei dati usati dall’amministrazione e dalla percentuale di «contestazioni» fatte dai contribuenti sui moduli precompilati ricevuti a domicilio.

In pratica tutto o quasi è nelle mani di Sogei, la società che gestisce le banche dati fiscali e la stessa anagrafe tributaria. E qui, se fossi nei panni del premier Matteo Renzi, inizierei a preoccuparmi. Solo qualche mese fa, ai tempi del governo Letta, la Sogei lasciò gli uffici del fisco senza collegamenti informatici per un’intera giornata perché, anche se l’allora ministro Saccomanni non diede alcuna spiegazione analitica dei fatti, il sistema di disaster recovery non andò in funzione. In pratica i motori del sistema di emergenza ubicati a L’Aquila non si accesero (pare perché senza il gasolio indispensabile per farli lavorare) e il fisco italiano rimase spento e impossibilitato a operare.

Sogei è la più grande e la più costosa società informatica di proprietà di un ministero dell’economia di tutta l’Eurozona. Forse la società pubblica più grande al mondo nel suo genere. Tedeschi e francesi fanno tutto facendo comprare il software che serve agli uffici dell’amministrazione finanziaria. Gli angloamericani sono ancora più orientati al mercato: l’amministrazione ha dipartimenti tecnologici leggeri, il giusto che serve per dare le specifiche e controllare i fornitori. Nell’Italia delle spending review sempre annunciate e mai realizzate, Sogei ha circa 2 mila dipendenti e costa ai contribuenti quasi 400 mln all’anno.

L’ultimo ministro che se ne è occupato gestionalmente è stato Giulio Tremonti che l’aveva appaltata al suo factotum Marco Milanese, un ex deputato del Pdl ora indagato anche per il Mose dopo le inchieste Enav e SelexElsag. Per Milanese la Sogei non era una delicata società pubblica nel settore tecnologico, così la usava soprattutto per gli appalti e le questioni immobiliari e di lavori edili. Poi scoppiò l’inevitabile scandalo e la Sogei by Milanese venne decapitata.

Morale: o Renzi rottama rapidamente il management di Sogei oppure rimette nelle mani del Signore il successo del 730 precompilato a domicilio.

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