La sinistra italiana è a rischio estinzione da troppo tempo, ma i progetti di rilancio tentati fino ad ora non hanno sortito gli effetti desiderati. La sinistra arcobaleno era uno schieramento tenuto assieme più dall’antiberlusconismo che da una visione politica univoca, Rivoluzione Civile è malamente naufragata tra accuse reciproche e tentativi gattopardeschi di cambiamento e la Repubblica Romana di Sandro Medici è evaporata pochi minuti dopo lo spoglio delle schede. I partecipanti più attenti a queste iniziative, forse i più cinici e pessimisti ad oggi, ricorderanno sicuramente lo stridore amaro tra l’euforia dell’inizio e la desolazione della fine di ciascuna parabola.

Questa volta è diverso? Crediamo proprio di sì.

In primo luogo perché il mito dell’austerità espansiva sta tramontando anche all’interno dei circuiti che l’hanno sempre ritenuta necessaria e in secondo luogo perché gli ultimi epigoni della tradizione del Pci ancora capaci di attirare gli elettori comunisti sono stati definitivamente esautorati di ogni responsabilità politica all’interno del Partito Democratico. L’ascesa di Renzi e le vicende giudiziarie di Berlusconi hanno inoltre cancellato definitivamente la parvenza bipolare della politica italiana dando luogo a quella che in molti chiamano una nuova “balena bianca”, capace di catalizzare i voti di centrodestra e centrosinistra e persino di rendere subalterno l’eclettico e rampante Movimento 5 Stelle. Ma l’unipolarismo, se da un lato accentra il potere e lima le differenza, lascia spazi significativi alla sua destra e alla sua sinistra. L’assemblea all’Angelo Mai mira a riempire quest’ultimo vuoto.

L’esperienza controversa de “L’Altra Europa con Tsipras” ha indicato il percorso da seguire e, nonostante la strada sia ancora decisamente impervia e tutta da costruire, ha dimostrato la fattibilità di un progetto che miri a ridare forza e autorevolezza politica ad una sinistra radicale ed inserita in un contesto europeo. Come ama ripetere Alexis Tsipras non è infatti più concepibile che le sinistre nazionali si arrocchino all’interno dei loro confini senza portare avanti una lotta su scala europea. Ma se nel resto d’Europa esiste una sinistra capace di superare agevolmente gli sbarramenti elettorali, qui in Italia siamo stati inchiodati per troppo tempo all’anno zero. Tuttavia dietro le decisioni poco salde di Barbara Spinelli e all’oscuro dei riflettori delle Tv, il coordinamento nazionale de L’Altra Europa, assieme con la moltitudine di movimenti che le ruotano attorno, ha continuato a cercare il dialogo con tutte le frange della sinistra italiana e la tappa di domani a Roma si pone all’interno di questo alveo.

Presso l’Angelo Mai, luogo altamente simbolico nel circuito alternativo della Capitale, si svolgeranno prima un’assemblea plenaria e poi tre convegni tematici separati su “democrazia, partecipazione, codecisione”, “la sinistra nei territori” e “la sinistra e il conflitto”. L’obiettivo non è né quello di rottamare qualcosa, né di creare ulteriori scissioni e smottamenti in un ecosistema già molto problematico. Occorre piuttosto “ribaltare la piramide”, come recita uno degli slogan dell’incontro, e far convogliare in un unico collettore le diverse rivendicazioni troppo spesso disorganiche e separate. Dai No Tav e i No Muos ai movimenti per l’acqua pubblica, dagli insegnanti degli asili chiusi dal comune di Roma ai movimenti per la casa, dall’ala sinistra di Sel a Rifondazione fino ai semplici cittadini.

A molti non piace l’idea di una Syriza italiana, ma solo riconducendo i diversi problemi sociali ai disastri del neoliberismo si può ridare organicità alle micro-rivedicazioni territoriali. Solo costruendo una forte unità di intenti si può quindi tentare di ridefinire forma e sostanza di un’Europa priva di ogni connotato sociale e totalmente dedita alle questioni commerciali. Cambiamento radicale o implosione del sistema, tertium non datur.

Condividi tramite