Capita persino al prof. Monti di finire vittima dell’eterogenesi dei fini. Di certo, quando scriveva l’art. 21 del DL 83/12 tutto voleva tranne che un fedele di partito finisse nella strategica casella del direttore dell’Agenzia Digitale, che avrebbe dovuto essere stato scelto grazie a una “selezione ad evidenza pubblica, tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione”.
Per la verità, la Ministra Madia il bando l’ha pur fatto bene, chiedendo tanto di curricula e persino di linee progettuali .

Ma come sia avvenuta la “selezione” fra 154 candidati, molti dei quali veri e propri “guru” del mondo digitale ovvero quali valutazioni dei progetti per un orizzonte strategico del Paese sia stata svolta, rimane un mistero renziano, se in vetta è arrivata la (ai più sconosciuta) direttrice della piccola società municipale di informatica del più che chiacchierato Comune di Venezia. Sul punto, il web dà indizi non propriamente “tecnici”, riproponendo pezzi de L’Unità del 2007 in cui la prescelta, Alessandra Poggiani, riemerge come accesa candidata del PD, che indossava la più che eloquente scritta “primarie per Letta” o ricordandola come “tecnica” in società e centri studi dalemiani, per arrivare a fotografarla come quel superteste che costò la testa a Storace, poi del tutto assolto (vedere il profilo twitter dell’ex presidente del Lazioper credere).

Non stupisce, dunque, il gossip di Palazzo Chigi, secondo cui la nomina sarebbe maturata tutta nel PD, sotto l’altro patronato dello stesso Dalema. D’altronde, il premier, nell’incipit del suo discorso di fronte ai big dell’economia digitale dell’8 luglio al Digital Venice, ha lasciato da parte forme di rito per ringraziare semplicemente “Alessandra”, proprio come si fa fra vecchi amici. Poco ci mancava che la salutasse col soprannome con cui si fa trovare dagli amici in twitter, @la.pippi …

Dunque, bando ai tecnici e spazio ai sempre validi insegnamenti gramsciani: mai mollare i gangli delle informazioni, come sarà l’Agenzia Digitale, nuovo crocevia tecnologico di ben cinque ministeri, degli enti locali e delle regioni.
Ai veri tecnici, allora, rimane, al massimo, qualche contentino. E anche un po’ ingombrante, per la verità. Alla Presidenza del Comitato di Indirizzo dell’Agenzia Digitale hanno infatti promesso di collocare, Stefano Quintarelli, autorità indiscussa del mondo informatico, mandato come tecnico da Monti a Montecitorio, fin all’ultimo accreditato (da chi non pensava agi insegnamenti gramsciani) delle migliori chanches per diventarne direttore. La presidenza é gratuita, ma devono avergli spiegato che, potendo rimanere parlamentare, non può lamentarsi. Peccato che, sempre ai tempi del governo del professore della Bocconi venne licenziato il severissimo Decreto legislativo 08/04/2013 n. 39, che introduce una severissima distinzione fra ruoli politici, parlamentari inclusi, e altri incarichi. Si legge, ad esempio, all’art. 11 di tale normativa che “gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale sono incompatibili con la carica di … parlamentare”.

Come la mettiamo? Ora ascolteremo gli equilibrismi di chi spiegherà che quella Presidenza non é così “gestionale”, anche se, ad esempio, lo Statuto dell’Agenzia Digitale assegna al Comitato di indirizzo il compito più importante, quello cioé di deliberare il “Modello strategico di evoluzione del Sistema Informativo della Pubblica Amministrazione”, ovvero la strategia “progettuale e normativa che, nello scenario attuale ed a medio-lungo termine, identifica banche dati ed infrastrutture materiali ed immateriali di interesse nazionale oltre che, con riferimento alle istituzioni competenti, i progetti in corso per garantirne l’attuazione ed il loro stato di avanzamento” (cfr art. 3 Statuto).

Se non é decisionale stabilire questo …
Bel problema, posto che il Decreto n. 39/2012 stabilisce per gli incarichi assunti da soggetti incompatibili addirittura la nullità, con la conseguente illegittimità degli atti posti in essere.
Peraltro, anche volendo tacer del diritto, come si potranno fisicamente svolgere i ruoli di Presidente di una Agenzia così strategica, che deve inventare un nuovo linguaggio digitale per tutto il Paese, e quello di parlamentare? Per non dire che non si sobbalza certo di gioia pensando che un ruolo così tecnico verrà pagato da un incarico politico, trattandosi di un parlamentare inviato alla Camera da Monti come tecnico. Altro che eterogenesi dei fini …

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