Siamo alla stretta finale per l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci 90 anni fa: ai liquidatori della Nie, la società editrice posta in liquidazione per le ingenti perdite, 25 milioni di euro, é pervenuta, a integrazione della iniziale lettera d’intenti, l’offerta d’acquisto di Editoriale Novanta srl dell’attuale socio di maggioranza con il 51% della Nie, Matteo Fago.

E’ un primo passo positivo: dai liquidatori aspettiamo con l’ufficialità dell’offerta e della valutazione di merito, l’avvio in tempi brevissimi di una trattativa, perché il tempo ci é nemico, e’ la primissima entusiastica reazione del Cdr che nei giorni scorsi ha opposto un nettissimo rifiuto alle avances di Daniela Santanché, corroborato dal suo direttore Luca Lando’: l’Unità non finirà mai nelle mani di un editore di destra: perché se ciò dovesse accadere finirebbe l’Unità.

Si puo’ dire che dai prossimi giorni puo’ prendere il via il lavoro, nel segno della continuità culturale, ideale e politica tracciata da Gramsci, di rinnovamento e rilancio della prestigiosa testata tra il Cdr e l’editore puro, qualità rarissima nel patinato mondo dell’informazione, Fago,  l’imprenditore intelligentemente serio che la redazione dell’Unità aspetta da anni, fortemente interessato alla rigenerazione di una testata che ha perso molto in appeal, pluralità di voci, capacità di analisi e approfondimento della realtà e di laicità.

Un’opportunità irripetibile per la storia dell’Unità che ora ha tutte le premesse per restare, nonostante i consigli strampalati di Enrico Mentana, in edicola e nel web. Perché non é affatto vero che non ci sono più i lettori, attratti dalla rete che resta comunque un potente veicolo, é che non ci sono i giornali che sanno interessare e incrociare le aspettative di conoscenza e sapere della gente, stanca delle solite pappe precotte di storielle, gossip, distorsioni della realtà, insulti gratuiti e violenti, titoloni non rispondenti al contenuto stesso dell’articolo.

E soprattutto dell’occultamento del vero, come è successo nella stessa vicenda Unità per cui anche autorevoli testate (Corriere della Sera, Fatto quotidiano, Stampa, Messaggero) hanno riportato che l’unica offerta d’acquisto sul tavolo dei liquidatori sarebbe stata quella della Santanchè, in realtà richiesta di visionare i bilanci, oscurando la tempestiva lettera d’intenti di Fago, tanto da costringere obtorto collo il Cdr a dire basta indiscrezioni e rumors poco credibili, tra pitonesse, gufi e sciacalli.

Ovviamente il Cdr é pronto a discutere e valutare qualora ci fossero anche altre offerte d’acquisto, come quella della Pessina Costruzioni, vicina al Pd di Matteo Renzi e guidata da Massimo Pessina, il cui nome compare sia nelle carte dell’inchiesta sugli appalti Expo sia nell’elenco degli italiani, i cosiddetti furbetti di San Marino che hanno portato i propri soldi nella banca del monte Titano, come la Smi Bank.

Insomma, il connubio Unità-Fago nel solco segnato da Gramsci pare perfetto per sintonia culturale e politica che per l’offerta d’acquisto più dettagliata di quella di Pessina e in grado, salvaguardando il patrimonio professionale, di rimettere in piedi il glorioso giornale cui Palmiro Togliatti tolse la dizione: fondato da Antonio Gramsci, in linea con la diffusione deformata che fece del pensiero e delle opere di Nino, dai Quaderni del carcere alle Lettere dal carcere!

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