Si è conclusa la tre giorni voluta da Pippo Civati a Livorno, il Politicamp a cui hanno partecipato moltissimi ospiti politici e non. Significative sono state le presenze di Nichi Vendola, Gianni Cuperlo e Stefano Fassina. Un segnale molto positivo per tutta l’area a sinistra del PD ai tempi di Matteo Renzi.

I principali leader della “sinistra” si sono trovati insieme per discutere del futuro del Partito Democratico e dell’alleanza che si era costituita tempo fa, con la famosa foto di Vasto. Così dico: lasciamoci alle spalle Vasto e ripartiamo insieme da Livorno. Un ripartire innovativo, basato su idee e non su leaders, su progretti comuni e non su lampadine di archimede che piovono top-down durante mini-riunioni tra Palazzo Vecchio e Roma. Una Politica delle possibilità. Una Politica che dia valore alla condivisione delle idee, alla partecipazione attiva dei militanti e degli attivisti, soprattutto nell’elaborazione programmatica del partito. Un riportare al centro l’agire politico inteso come un agire insieme orientato alla collettività.

CHE COSA SIGNIFICA QUESTO? 

Siamo abituati ad una politica deprivata di autorevolezza. Lo stesso Matteo Renzi, devo constatare con rammarico e ripetendomi, acquisisce (e cerca di acquisire) sempre più autorità, perdendo sempre più autorevolezza. Si sta configurando un modello politico “a sinistra” che non ci appartiene, fatto di decisionismo e personalismo, di carisma individuale che soffoca la voglia di partecipare degli attivisti. Si va consolidando un modello di democrazia televisiva, come ho avuto modo di dire, che è il prodotto di un ventennio ormai noto con l’etichetta di “berlusconismo“. E non solo: si sta radicalizzando quella che ho definito “logica della delega” per cui, molti attivisti sentono quasi una sorta di liberazione nel fatto che Renzi decida a prescindere da loro. Ebbene, questo è un elemento di forte discrimine e personalmente anche di allarme: un attivista o militante, per definizione, non dovrebbe delegare niente, dovrebbe essere in gioco al 100%. Ma forse anche questa definizione è ormai desueta, ci ritorneremo.

COSA HA RAPPRESENTATO L’INCONTRO DI LIVORNO?

L’incontro di Livorno voluto da Pippo Civati è stato un evento importante perché ha posto l’accento sul senso della “partecipazione“, dell’incontro tra persone che condividono un universo simbolico, che utilizzano la parola “sinistra” con la consapevolezza della sua potenza culturale e sociale. Sinistra per distinguersi da ciò che è Destra. Sinistra per rifondare un movimento identitario e culturale che riporti al centro dell’agire politico valori di base, come ho avuto modo di scrivere e dire più volte in questi mesi, quali la solidarietà, l’equità, la giustizia sociale, l’uguaglianza, il rispetto, l’accoglienza e la libertà. Temi che ci contraddistinguono come “di sinistra“.
Nelle interviste che ho fatto in occasione delle elezioni europee a Ilaria Bonaccorsi, Paolo Sinigaglia ed Elly Schlein, è emersa questa rappresentazione valoriale della “nuova” sinistra. Oggi siamo nella famiglia del socialismo europeo e i valori che ho elencato sopra sono propri di questa famiglia politica, non è possibile quindi non sentirli nostri, se ci riconosciamo in essa. E il PD vi ha aderito, quindi deve per forza condividerne lo spirito e l’obiettivo, altrimenti ha sbagliato porta d’ingresso.

INNOVAZIONE POLITICA

Innovare è la parola giusta per questo evento. Sulla base dell’esistente, viene riproposto un qualche cosa. Innovare è rinnovare. Non cestiniamo l’idea della sinistra, la trasformiamo e adeguiamo al presente, tenendo fermi in modo imprescindibile, quei valori più volte citati. Ci sono situazioni inedite oggi, da affrontare in modo altrettanto nuovo. I flussi migratori dal Sud, le trasformazioni economiche e produttive basate sulla tecnologia, la crescente quota di disoccupazione giovanile e di NEET, di cui, purtroppo, in Politica si parla pochissimo, la sempre presente discriminazione tra uomo e donna nel mercato del lavoro così come nella vita privata, le potenti interdipendenze globali create dalla globalizzazione, in termini di sviluppo tecnologico, economico, sociale e soprattutto sulla questione della sicurezza. Temi urgentissimi che richiedono un nuovo paradigma, nuove strategie e politiche su cui, almeno io, in questi anni non ho sentito parlare se non in modo superficiale e temporaneo.

Sono emergenze che richiedono interventi “non d’urgenza” ma strutturali e di medio-lungo periodo. Sembra una contraddizione ma non lo è. Non si risolve definitivamente un problema se si applica sempre e solo la logica dell’emergenza. Del breve o brevissimo tempo. Possiamo ritoccare le statistiche con le rilevazioni mensili, ma nella sostanza delle cose niente cambia in positivo, tutto sembra peggiorare.
Una Politica innovativa è una Politica che tiene insieme tutte queste tensioni con una prospettiva di medio-lungo periodo, e può essere realizzata solo avendo chiari i valori che orientanto questo agire politico: la bussola deve essere funzionante e tutti i partecipanti capaci di leggerla. Solo così la Politica è in grado di trovare le risposte ai problemi moderni e sempre nuovi.

LO SPAZIO DELLA SPERIMENTAZIONE POLITICA

E sulla base di queste premesse, di queste discussioni e dell’evento, nasce l’associazione “è possibile” che non ha alcun simbolo di partito riconoscibile, e lo scopo è quindi chiaro: attirare quante più persone possibili per ampliare la partecipazione. Creare uno spazio di incontro e di produzione di idee per un nuovo progetto politico. Questo non significa né fondare un nuovo partito, né un nuovo movimento. Significa solo attivare la volontà di esserci e di partecipare degli attivisti/militanti e di chiunque voglia contribuire con il proprio pensiero.

Quello che mi auguro è che l’associazione non resti indefinita. Sono un sostenitore della necessità di avere una struttura definita, che non significa rigidità. Credo che l’organizzazione sia un elemento fondamentale per ogni attività complessa, e la Politica è l’attività più complessa che ci sia.  Civati ha detto che oggi inizia questa esperienza, non è finita con i tre giorni e quindi grande fiducia in questo progetto e sforzo. Eccoci qua, pronti a partecipare per una Politica alternativa e possibile.

E riproponiamo il motto delle primarie: le cose cambiano, cambiandole. Se ciascuno di noi fa la sua parte, possiamo ottenere grandi risultati. Questa è la politica della cooperazione, della possibilità e del vero e profondo cambiamento.

Condividi tramite