Se è giusto rivendicare una posizione cruciale in Europa, è altrettanto necessario dimostrare di avere competenza ed autorevolezza per poter assumere un ruolo così importante e delicato specie per un Paese come l’Italia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La comunità internazionale vive uno dei suoi momenti più delicati. Le diffuse crisi che si susseguono a ritmo incessante in tutte le latitudini del pianeta fanno riemergere con dirompenza le solite discussioni sulla necessità di una politica comune europea.

Peccato, che una politica estera comunitaria presupporrebbe la necessaria costruzione di un’Europa politica, ossia di una strategia comunitaria di largo respiro e dagli interessi collettivi. In sostanza, serve l’individuazione di un interesse supremo, un interesse europeo, da promuovere e difendere sul piano internazionale che sia rappresentativo di tutte le istanze degli stati membri.

Allo stato, così non è. Anzi. La crisi ucraina, in tal senso, ne è un blando esempio. Dietro la scontro tra Bruxelles e la Russia, vi è sullo sfondo lo sbarramento della Commissione europea sul progetto del nuovo gasdotto South Stream.

Non è per niente difficile comprendere la strategicità di quest’opera per l’Italia ed i motivi della contrarietà di chi, come la Germania, ha nel Nord Stream il suo canale strategico di approvvigionamento energetico.

Ciò che non è tollerabile è la copertura di posizioni particolari da parte di Bruxelles che con un’applicazione di fatto retroattiva delle norme del cosiddetto “Terzo Pacchetto Energia”, blocca la realizzazione di un’opera ad alto impatto che andrebbe riconosciuta, al pari del Nord Stream, come progetto prioritario nel quadro delle reti Trans-Europee dell’Energia.

Contrariamente al parere di molti, giudico quindi positiva in un siffatto contesto la scelta del Governo Italiano di puntare sulla casella di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione essendo questa materia, al pari delle postazioni economiche, di alta valenza strategica.

La vacuità della posizione italiana sul campo internazionale è però assai preoccupante. Dal caso ucraino, alle questioni del Medio Oriente, passando per la difficile transizione che interessa i Paesi della sponda nord del Mediterraneo, la voce italiana è flebile se non inesistente.

Se è quindi giusto rivendicare una posizione cruciale, è altrettanto necessario dimostrare di avere competenza ed autorevolezza per poter assumere un ruolo così importante e delicato specie per un Paese come l’Italia, che si trova ad affrontare per la prima volta dal dopoguerra scelte epocali sul terreno internazionale con una divergenza sempre più netta tra i propri interlocutori storici e gli interessi nazionali.

E’ una partita da far tremare i polsi dove non sono ammessi errori, superficialità, leggerezze. Serve una (giusta) visione, coraggio ed amor di patria.

Condividi tramite