Renzi è in procinto di partire per il Sud. Il suo sarà un tour attraverso i siti industriali più in difficoltà: Gioia Tauro, Taranto, Gela e Termini Imerese. Cambia il Premier ma non cambia l’approccio. C’è sempre la cappa della questione meridionale sotto. Le tappe dell’itinerario sembrano le stazioni di una Via Crucis. Si pensa al Sud come se si avesse in mano un Tamagotchi. Si accende, si spegne la luce, si gioca un po’ con lui pur di farlo sopravvivere. Pacche sulle spalle, qualche selfie opportunamente filtrato con photoshop per evitare inestetismi. Ieri il presidente operaio, oggi il presidente con le scarpe antinfortunistiche. Si ripulisce dei bisogni, gli si da una sgridatina se non ubbidisce e si ritorna in fretta a Roma. Il messaggio che passa è che solo altrove ci siano realtà eccellenti che funzionano e che generano lavoro e ricchezza diffusa. Mentre al Sud solo siti industriali critici che drenano risorse. Quando poi per fare un esempio in Emilia Romagna che certo non è la Sicilia (per fortuna) tutto il distretto della ceramica vive di cassa integrazione in deroga. Il messaggio che passa però è che malgrado i terremoti con le loro uniche forze gli emiliani operosi si sono risollevati e hanno ricominciato. Il Sud ha bisogno, più del resto del paese, che la mano pubblica arretri. Solo allora le forze vive che ci sono potranno espandere la loro azione. Purché le sorti del Tamagotchi non siano in mano a pochi.

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