Altro che buttanissima, la Sicilia è tappinara. A fotterla, dunque, non è l’etica ma l’etimo. Roba di tappine, giustappunto. Quest’anno in Sicilia, infatti, è di moda fottere le tappine, le ciabatte, quelle da mare che mentre si fa il bagno finiscono incustodite sul bagnasciuga o a bordo piscina se, pur avendo il mare, preferite i parchi acquatici d’invenzione romagnola, il peggio divertimento mai inventato con l’acqua. Peggio ancora di un conturbante clistere.
E così se vi capita di andare a Etnaland, in mezzo a un’orda di famiglie piene di bambini che strepitano e urlano, in un tripudio infernale di bottigliette di plastica e di gelati confezionati, con le pance di questi bimbi, che sembrano capodogli, tutti vibranti di ciccia, che si ruzzolano da kamikaze e fiumi lenti, all’ingresso del parco trovate scritto: “Non lasciate incustodite le ciabatte”.
Ovvio che uno a un cartello così o non ci fa caso, oppure non ci può credere. Fottersi le ciabatte da mare? Le infradito che in genere non durano che una stagione?
E’ poi sempre l’autoctono che torna per le ferie, quello che è sempre il più critico della compagnia rispetto alla sua buttanissima terra che ci rimette. A lui la sorte in genere regala il suo singhiozzo perfetto. Quella terra altro che buttanissima, si fa tappinara e al suo ritorno dal bagno dove ha sfidato l’altezza e l’acqua scopre che dovrà sfidare la bassezza e l’asfalto. Già quello della strada da fare scalzo. Tant’é.

Condividi tramite