Il commento di un giornalista di lungo corso come Pierluigi Magnaschi, già direttore dell'Ansa, oggi direttore di Italia Oggi e Mf/Milano Finanza, sulla chiusura del quotidiano fondato da Antonio Gramsci

È inutile dire (ma in Italia lo si deve fare) che ogni giornale che muore impoverisce il panorama delle informazioni disponibili. Soprattutto se il giornale che muore (in questo caso l’Unità) non è un giornale fotocopia. Riccardo Barenghi, già direttore de il Manifesto, in uno dei suoi fulminanti aforismi che pubblica su la Stampa sotto lo pseudonimo di Jena, ha scritto solo queste poche parole: «Volete sapere chi ha ucciso l’Unità? Mettetevi comodi».

La risposta più facile è che sia stato Matteo Renzi. Il premier invece, al massimo e a cose fatte, si è messo d’accordo con le pompe funebri per il funerale. I principali responsabili della fine de l’Unità sono invece i superstiti dirigenti ex Pci che oggi fingono di piangere come le prefiche d’un tempo. Furono loro infatti a destabilizzare l’Unità. Lo fecero in modo semplice ma anche risolutivo: quando c’era da dare un’intervista importante o da girare un’informazione strategica, essi la concedevano o la giravano a Repubblica (per loro, la beniamina), o a Il Corriere (giusto per tenere, di tanto in tanto, a stecchetto Repubblica), o alla Stampa (per tenersi buono l’Avvocato che, a quel giornale di famiglia, teneva tanto). L’Unità, se voleva, poteva rilanciarle, la poveretta, figlia editoriale non più riconosciuta, come nei truci romanzi d’appendice dell’Ottocento.

Il secondo killer (diciamo pure involontario) de l’Unità, è stato la Repubblica. Non per astio, ma per bravura. Perché, un militante del Pci (e successive evoluzioni) avrebbe dovuto continuare a leggere l’Unità quando, con lo stesso prezzo, poteva acquistare un giornale, non solo fatto enormemente meglio ma che ripeteva (e rispettava) anche i suoi convincimenti politici? Con direttori some Scalfari e Mauro, per di più liberi come dei corsari e senza tante riverenze di appartenenza, non c’era gara. Infatti Repubblica ha sifonato brutalmente i lettori dell’Unità, fino a ridurli al lumicino.

Il terzo killer è sociologico. Fin che c’era il partito Molock e il resto della stampa era anticomunista, c’era la necessità di un giornale come l’Unità che facesse passare, come si diceva, la «parola d’ordine», la «linea». Ma adesso che nessuno cerca la parola d’ordine (e chi dovrebbe darla non sa balbettare nulla), la ragione prima de l’Unità è venuta meno. L’Unità quindi scompare per ragione di marketing. Gramsci, il fondatore, ha sbagliato tutto.

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