Cairo si è dimostrato più venditore che imprenditore. Più attento ai ricavi, fondamentali, che agli asset, al capitale umano che possiede in azienda. A La7.
L’arrivo di Floris, che non pare, almeno nelle sue prime apparizioni, ottenere i risultati attesi in termini di share, ha messo Cairo di fronte alla necessità di trovare il modo di remunerare meglio l’investimento più oneroso della sua campagna acquisti estiva.
Da qui la necessità di sfruttare il vantaggio che in termini di notorietà che può venire a Floris dalla conduzione di “Otto e Mezzo”, programma che ha un brand e un posizionamento nel palinsesto consolidati, e che non potrà che favorire l’incremento di share di Dimartedì, la trasmissione con cui Cairo e Floris contano di portare su La 7 i telespettatori di Ballarò. Cairo ragiona sul breve. Più da venditore che da imprenditore.
Floris ha dimostrato di essere un mercenario. Con una morale più ideologica che contabile. Fossi stato in Cairo, a Floris avrei detto: – Portami gli ascolti e ti ricoprirò di denari, ma se fai un buco nell’acqua puoi tornartene da dove sei venuto -. E lo avrei lasciato a risolvere il problema dello share della sua trasmissione del martedì da solo. E per supplire all’indisposizione, vera o presunta di Lilli Gruber a Otto e Mezzo, avrei pensato subito ad Alessandra Sardoni. Valorizzando le risorse interne all’emittente. Tenendo fuori qualunque calcolo di natura politica. Tant’é.

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