L'analisi di Giulia Rosolen, ricercatrice Adapt

Il tempo delle promesse è scaduto. Sono passati 4 mesi dall’avvio ufficiale della Garanzia Giovani nel nostro Paese, eppure la capacità di rispettare, anche solo formalmente, gli impegni presi, nei tempi indicati dall’Europa, continua a mancare.

Nella settimana dal primo all’otto maggio 2014 si erano iscritti alla Garanzia Giovani circa 30.000 ragazzi. Oggi, che sono trascorsi 4 mesi da quella data, di quanti di questi abbiano ricevuto un’opportunità formativa o occupazionale non abbiamo notizie, perché non esistono meccanismi nazionali per la valutazione dei risultati. I dati contenuti nei report di monitoraggio pubblicati settimanalmente dal Ministero del Lavoro si limitano, infatti, a fotografare gli input senza dare un’idea precisa degli output: ci dicono quanti ragazzi si sono iscritti, come sono distribuite le registrazioni tra i diversi territori, ma non danno conto dei risultati raggiunti, delle opportunità garantite.

Un’analisi integrata di diverse variabili determinanti il successo e il grado di effettività del Piano, evidenziano come questo faccia acqua da tutte le parti.

1. #fiducia. I ragazzi stanno perdendo fiducia nel programma europeo. A testimoniarlo il calo delle iscrizioni al programma che segnano un andamento decrescente. Il rischio è dunque che il Piano, oltre a non essere un catalizzatore di opportunità si traduca in un’occasione di frustrazione per quei ragazzi che in esso avevano riposto aspettative.

2. #adesione. Se si confrontano i numeri evidenziati dai monitoraggi ministeriali, con il bacino potenziale di beneficiari dichiarato nel piano nazionale di attuazione e con le offerte di “garanzia” pubblicate sul portale e le caratteristiche delle stesse, ci si accorge immediatamente come il rischio di flop del Piano, sia dietro l’angolo.

3. #diffusione. La maggior parte dei ragazzi e degli imprenditori non conosce “Garanzia Giovani”, e, quelli che ne hanno sentito parlare e hanno cercato di inserirsi nel sistema si sono trovati difronte ad un castello di carta, ad un dedalo di insidie e le aspettative sugli effetti non sono buone.

Ad oggi il Ministero ha sottoscritto con tutte le maggiori organizzazioni di rappresentanza sindacale datoriale delle Convenzioni per la diffusione della Garanzia Giovani presso le aziende associate. Ben più della metà delle opportunità pubblicate sul portale nazionale sono state veicolate dalle agenzie per il lavoro e riguardano opportunità occupazionali a tempo determinato, ciò significa che il grado di adesione delle Associazioni di rappresentanza all’attuazione del piano non sta dando le risposte attese. La responsabilità è senz’altro in parte governativa. Continua allo stato a mancare la sottoscrizione di una convenzione tra l’INPS e il Ministero per l’utilizzabilità degli incentivi legati all’assunzione di ragazzi iscritti al programma.

4. #attuazione. Sebbene ad oggi tutte le Regioni, coinvolte nell’attuazione del Piano quali organismi intermedi, abbiano approvato un Piano per l’attuazione della Garanzia Giovani, quelle che hanno approvato e pubblicato i bandi per l’attuazione degli stessi rimangono una minoranza, con la conseguenza che in esse i servizi che i ragazzi avrebbero diritto di ricevere non sono operativi.

5. #risorse. Un’analisi della ripartizione delle risorse tra le diverse misure finanziabili nelle Regioni evidenzia quanto troppo poco si sia speso o meglio investito sull’apprendistato, soprattutto scolastico, che nelle intenzioni europee avrebbe dovuto costituire lo strumento principe per l’attuazione della garanzia giovani, in quanto strumento per realizzare un sistema efficiente ed efficace delle transizioni occupazionali dei giovani
Nonostante tutte le criticità, la Garanzia Giovani rimane un’opportunità da non perdere per investire sul capitale umano dei ragazzi, per restituire loro la fiducia e la forza necessaria per credere che un domani all’altezza dei loro sogni sia ancora possibile.

La Garanzia Giovani è un’ottima idea. Ma da sola non basta a cambiare le cose se manca il coraggio di portarla avanti. Non è troppo tardi, ma occorre fare presto, alla porta ci sono almeno 170.000 giovani che si meritano di non essere delusi. E’ una questione di sopravvivenza, perché un Paese per vecchi è per definizione un Paese senza futuro.

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