A OttoeMezzo, un giornalista, un politico e un giudice discutono di giustizia. Si passavano la palla dei loro punti di vista con la forza e la precisione di bambini di cinque anni quando, d’un tratto, un piccolo angelo biondo fece il suo ingresso nello studio. Vestito di uno scudo azzurro e di una cintura cui erano appesi una grande spada e un piccolo stiletto. Ai piedi portava dei calzari fatti del drappo, strappato, della Vergine. La bellezza dei calzari dalla punta buffamente arrotondata attirò lo sguardo dei presenti. Essi tacquero. L’angelo saltellò nello studio costringendo la regia a ricorrere a ogni diavoleria per inseguirlo con lo sguardo televisivo. Lui, l’angelo, fece quindi un balzò e si mise sopra al tavolo rotondo, ritto in piedi di fronte ai tre. Bello e angelico eccetto che per lo sguardo, sinistro, giocava con il manico dello stiletto. A ciascuno dei tre, tre volte ripeté: – Sei un giusto? –.
Senza attendere risposta, continuando a giocare col manico dello stiletto, prendendosi tutta la telecamera, rivolto al pubblico disse : – Giustizia è tutto. Giustizia è la prima cosa. Giustizia è l’ultima – . – Chi non lo comprende, morrà – . E scomparve.

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