E’ secco, uno schiocco di frusta, l’articolo di Ferruccio de Bortoli sul Correre della Sera di oggi.

Primo numero della nuova (eccellente) versione grafica del primo quotidiano d’Italia. Chi pensava che l’uscita dalla direzione, annunciata con nove mesi di anticipo, avrebbe portato a una giornale cloroformizzato con un direttore anatra-zoppa, si sbagliava.

L’editoriale di oggi dimostra che de Bortoli ha un suo percorso ben chiaro in mente e ha la volontà di perseguirlo, senza guardare in faccia nessuno, in nessun palazzo: quello della politica come quello degli zombi dei poteri forti.

L’attacco a Matteo Renzi è cortese nei modi, perché le buone maniera sono nel dna di FdB, ma spietato nella sostanza. Sembra la diagnosi di un analista che finalmente, esasperato, si decide a dire quello che pensa, tutta la verità a un suo paziente fastidioso.

Di Renzi dice che è sostanzialmente un venditore di aria fritta malato di ipertrofia dell’ego; che si circonda di yesmen e yeswomen. Peggio: che sceglie apposta queste mezze tacche perché non gli diano ombra e non siano di ostacolo a tutto quanto gli viene in mente.

Fra le righe, ma neanche tanto, fa un’affermazione gravissima: spesso i ministri non conoscono i dossier. Il che, tradotto in chiaro, significa che alcume delle leggi varate o in gestazione sono campate per aria. E l’accusa del direttore del Corriere appare fondata se si richiama alla mente il progetto di riforma del Senato così come uscì da Palazzo Chigi: si voleva dare lo stesso numero di rappresentanti a Valle d’Aosta e Lombardia, a Molise e Sicilia. Soltanto soggetti vicini all’etilismo (o peggio) hanno potuto pensare una simile ridicolaggine.

Ma ancora: il caveat sul tema della massoneria; l’ironia sulla toscanità del circolo magico, che richiama i tempi dei vari De Mita. Insomma: Renzi e il suo modo di fare politica sono stati demoliti. FdB con questo editoriale ha tagliato i ponti con il palazzo che oggi conta. Dunque le voci che puntasse, dopo l’uscita da via Solferino nell’aprile prossimo, a una presidenza Rai, alla luce di quanto ha scritto, si dimostrano infondate. Il capo della Rai lo decide il signore di Palazzo Chigi. Che, verosimilmente, al momento delle nomine ricorderà l’editoriale del 24 settembre.

De Bortoli non si prende nemmeno il disturbo di accennare nel suo tacitiano articolo al centro di potere che ruota attorno ai suoi editori. No, è chiaro: gioca una sua partita di direttore di quotidiano libero da ogni vincolo e la gioca senza dar retta ad allenatori e suggeritori.

Ma che cosa ha in mente per il futuro? Un futuro che si immagina ancora lungo e intenso, dato che Fdb ha solo 60 anni, e in 40 di brillante carriera ha dimostrato di essere un eccellente professionista e di amare molto il  lavoro. Difficile leggere nella mente e nel cuore degli altri.

Certo chi ha seguito de Bortoli negli anni scorsi, ricorda che si parlò di lui per la sostituzione di Gabriele Albertini come sindaco di Milano. Non se ne fece nulla e lui continuò a fare il giornalista e a dirigere quotidiani. Però quella mezza idea di tanti anni fa potrebbe essere ripescata dal cassetto. E magari non solo a livello locale. La politica italiana di oggi è un immenso nulla nel quale rimbombano i bla-bla-bla di Renzi. In questo vuoto una personalità come de Bortoli sarebbe un gigante.

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