Fatti, numeri, diatribe. E qualche foto di archivio di Pizzi su Italo festeggiato da Montezemolo, Bersani e Gianni Letta...

Una società privata, fiera di essere concorrente con il gruppo statale dominante, si appella al governo e chiede di fatto il ripristino di agevolazioni statali che l’esecutivo “amico” ha cassato. Si potrebbe ridurre così la querelle fra Ntv (Nuovo Trasporto viaggiatori) e il governo Renzi. Si potrebbe, e di sicuro si sarebbe maliziosi e un po’ dietrologi, eppure qualche elemento di verosimiglianza c’è.

LA POLEMICA E LE PROTESTE

Infatti a scatenare le proposte della società nata nel 2006 per rompere il monopolio di Ferrovie dello Stato nei treni ad alta velocità è stato un provvedimento del governo, e in particolare del ministero dello Sviluppo economico retto da Federica Guidi (in verità mai troppo in sintonia con Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Ntv, anche in Confindustria), che ha cassato agevolazioni elettriche valide anche per Trenitalia. Su questo si sono di fatto appuntate le critiche giunte dalla società guidata da Antonello Perricone che non a caso protesta per il cambiamento improvviso delle regole del gioco anche con pagine di pubblicità sui principali quotidiani italiani. A ciò si aggiunga una liberalizzazione del settore ancora incompleta secondo la stesa società privata che vede tra i soci fondatori anche Luca Cordero di Montezemolo che è stato fino poco meno di 2 anni fa presidente di Ntv, Diego Della Valle e Alberto Bombassei: tanto che solo da poco è stata istituita l’Autorità indipendente sui Trasporti.

PROBLEMI E NUMERI ALTERNI

Eppure lo stesso Perricone – già capo azienda di Rcs con alterne fortune visto il caso Recoletos – ha sottolineato che Ntv non va male dal punto di vista operativo. Tanto che “quest’anno supereremo i 6,5 milioni di viaggiatori. Siamo soddisfatti di come stia andando la domanda del mercato verso di noi”, ha detto oggi. E nel maggio del 2013 il predecessore di Perricone, Giuseppe Sciarrone, vantava numeri positivi e ottimistici: “Dicemmo che puntavamo al 20 per cento del mercato, siamo intorno il 25 per cento. Ci eravamo posti l’obiettivo di sei milioni di passeggeri l’anno, quest’anno arriveremo a circa sette milioni. Nel 2012 il mercato dell’alta velocità è cresciuto del 16 per cento”.

TAGLI E PROSPETTIVE 

Ma fin dai mesi scorsi Nuovo trasporto viaggiatori ha messo in atto alcune azioni di risparmio, tagliando i compensi ai manager, avviando i contratti di solidarietà per i dipendenti e ingaggiato la banca d’affari Lazard con l’obiettivo di ristrutturare i debiti, come ha svelato nei giorni scorsi Carlotta Scozzari sul Fatto Quotidiano. Arrivati a questo punto, appare a un passo la messa in mobilità di 300 lavoratori sui mille totali, anche se questa misura drastica potrebbe risultare non sufficiente per raddrizzare la situazione di bilancio.

(QUANDO BERSANI E GIANNI LETTA FESTEGGIAVANO ITALO. LE FOTO DI UMBERTO PIZZI)

Scrive Repubblica: “Ntv, insieme al suo treno Italo prodotto dai francesi della Alstom, rischia quindi di non sopravvivere, con perdite che sono arrivate a 156 milioni in due anni, un debito complessivo a quota 781 milioni di euro e con un capitale che solo nel primo trimestre di quest’anno si è ridotto di un terzo. Nonostante un sensibile costante aumento del fatturato nel biennio di attività, con i passeggeri passati da due milioni a 6,2 milioni“.

PREZZI E PEDAGGIO DELLA RETE

Di sicuro in casa Ntv ci si lamenta della guerra dei prezzi scatenata da Trenitalia già in epoca Mauro Moretti (ora amministratore delegato di Finmeccanica per volere del governo Renzi e che sta già mandando stilettate indirette ai suoi predecessori) oltre che della questione pedaggi. Un’analisi dell’ufficio studi di Ntv aveva fatto un confronto a livello europeo, concludendo che in Italia c’erano tariffe molto al di sopra della media: “La tariffa italiana, sempre sulla rete Alta velocità, è ai livelli più alti in Europa: 13,4 euro per treno-km, superiore a quella tedesca (11 euro) e spagnola (10,8 euro), allineata in apparenza soltanto a quella francese (13,7 euro). In apparenza, perché se si considerano le tariffe a parità di potere d’acquisto, il pedaggio italiano supera anche quello della Francia, collocandosi al primo posto in classifica”.

Sulla questione – ha notato però Rocchi della Fit-Cgil – un decreto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti del settembre 2013 “aveva operato una riduzione dei costi di pedaggio sull’alta velocità. Per Ntv questo aveva significato una riduzione dei costi di 15-20 milioni di euro; mentre Trenitalia aveva visto uno sconto triplo. Rfi (dello stesso gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) aveva perso circa 80 miioni di euro sui pedaggi”.

IL DOSSIER CHE HA FATTO IMBUFALIRE NTV

Ma, come accennato, la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei malumori contro il governo (e che forse hanno indotto anche Della Valle a modificare il suo stato d’animo nei confronti di Renzi, e non solo dunque per come è stato riformato il Senato) è l’aumento dei costi per l’energia elettrica. Ecco come ha spiegato la diatriba al sito Linkiesta Fabio Torta, uno dei direttori della società di consulenza nel settore dei trasporti Trt: “Lo sconto, venuto meno con il decreto Competitivà dello scorso giugno, era nato nel 1963. All’epoca furono nazionalizzate diverse compagnie elettriche, confluite in Enel. Tra queste c’erano delle società idroelettriche delle Ferrovie dello Stato. Per loro l’indennizzo fu uno sconto in perpetuo sul costo dell’energia elettrica, che dopo 50 anni è sparito» per le attività di trasporto passeggeri non rientranti nel servizio universale, e per il cargo. Anche in questo caso i nuovi costi colpirebbero allo stesso modo Ntv e Trenitalia. Ad avvantaggiarsene sarebbero altre modalità di trasporto concorrenti, dagli aerei alla gomma (ai camion, nel caso delle merci)”.

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