“Il matrimonio non è una fiction”. E’ con queste parole che Papa Francesco si è rivolto qualche giorno fa alle venti coppie di fidanzati, alcune delle quali già conviventi, che Bergoglio stesso ha voluto sposare nella Basilica di San Pietro. Un gesto che avviene alla vigilia del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Un evento, quest’ultimo, che come dimostrano le recenti polemiche scaturite da un libro contenente gli scritti di cinque cardinali, definiti da più parti come “dissidenti”, contrari alla comunione per i divorziati risposati, si appresta ad essere uno degli eventi più importanti di questo inizio di pontificato. Ed è proprio in vista di questo Sinodo, e della polemica sui divorziati risposati, che Papa Francesco ha voluto giocare la sua mossa: l’istituzione di una Commissione per velocizzare e semplificare l’annullamento dei matrimoni.

PIU’ ANNULLAMENTI E MENO DIVORZI
Si potrebbe riassumere così, anche se forse con toni un po’ troppo semplicistici, la soluzione ideata da Papa Francesco per risolvere una volta per tutte l’annosa questione della comunione ai divorziati risposati, che sta creando tensioni crescenti all’interno del mondo ecclesiastico. E’ in questa ottica quindi che Papa Francesco il 27 agosto, quando ancora la polemica tra cardinali non era scoppiata, ha costituito la Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico. A presiederla sarà monsignor Pio Vito Pinto, decano del Tribunale della Rota Romana, che potrà avvalersi della collaborazione, tra gli altri, del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e grande esperto di diritto canonico. E non è quindi certo un caso che la costituzione di questa Commissione, che risale a circa un mese fa, sia stata ufficializzata solamente in questi giorni di grande tensione e discussione.

IL PROGETTO DELL’ARCIVESCOVO BRUNO FORTE
La Commissione ha iniziato da poco i lavori e quindi non è facile intravedere quali potranno essere le soluzioni per cercare di ridimensionare il problema dei divorziati risposati, tanto caro, tra l’altro, sia a Benedetto XVI che al mondo tradizionalista. Significative, perciò, sono state le parole dell’arcivescovo Bruno Forte che, come riportato dall’Osservatore Romano, ha affermato che “per accertare in maniera efficace e snella l’eventuale nullità del vincolo si fa strada da varie parti l’ipotesi di eliminare l’obbligatorietà della doppia sentenza conforme, procedendo al secondo grado solo se c’è appello da una o entrambe le parti entro un tempo definito”. E come evidenziato da Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera, una simile soluzione “significherebbe risparmiare anni: tutto si risolverebbe prima, in diocesi. E a Roma arriverebbero solo i casi, rari, di ricorso in cui la seconda sentenza fosse diversa dalla prima”.

IL NO DI SCOLA ALLA COMUNIONE AI RISPOSATI 
Nel dibattito in corso si è inserito anche il cardinale di Milano Angelo Scola con un saggio pubblicato dalla rivista bolognese “Il Regno”, nel quale il successore di Tettamanzi alla guida della diocesi lombarda individua quattro proposte che potrebbero riassumersi nello slogan “No alla comunione ai risposati, ma procedure più snelle per annullare i matrimoni”. Dopo avere infatti confermato la bontà del rifiuto della Chiesa nel concedere la comunione ai divorziati risposati, per i quali la comunità ecclesiale è chiamata “a implementare tutti i programmi appropriati per l’effettiva partecipazione di questi alla vita della Chiesa”, Scola propone una nuova procedura per l’annullamento dei matrimoni. Secondo il cardinale di Milano, infatti, l’accertamento della validità o meno di un matrimonio non deve essere opera solo dei tribunali diocesani o della Rota, ma deve essere prevista una procedura più snella, di carattere non giudiziale, di competenza del vescovo del luogo. Una proposta che, secondo il vaticanista de L’Espresso Sandro Magister, “troverà largo ascolto nel Sinodo”.

IL CARDINALE PELL SMORZA I TONI 
E’ il cardinale australiano George Pell, uomo di fiducia di Papa Francesco che lo ha messo a capo della Segreteria dell’Economia, nonché uno dei membri del Consiglio dei Cardinali incaricato di coadiuvare il Papa nel governo della Chiesa, a provare a smorzare un po’ i toni del dibattito in corso. Curioso che ciò avvenga, nuovamente, con un testo, ed in particolare la prefazione di un libro di due studiosi che già nel sottotitolo si pone “oltre la proposta del cardinale Kasper”. Chiaro il pensiero del cardinale australiano: “La questione dei divorziati risposati è del tutto secondaria, dal momento che il numero dei cattolici coinvolti, purtroppo, è molto ridotto”. Inoltre, secondo Pell, “le comunità sane non investono gran parte delle loro energie in questioni secondarie”. Ma perché allora tutto questo dibattito? Per Pell la risposta è semplice: “la questione oramai è divenuta un simbolo, una posta in palio fra ciò che resta del cristianesimo in Europa e un neopaganesimo aggressivo”.

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