Il primo ottobre si è svolto a Roma, presso l’Auditorium del GSE, il convegno “Efficienza energetica: come ripartire dopo il recepimento delle Direttive” promosso dal Coordinamento FREE.

Hanno partecipato Gianni Silvestrini, Presidente del FREE, Livio de Santoli, Presidente dell’AiCARR e Responsabile Efficienza del FREE, Francesco Sperandini (GSE), Sara Romano (MISE), Massimo Beccarello (Confindustria), Paolo Buzzetti (Ance), Fernando Pettorossi (Assoclima), Davide Valenzano (GSE), Gaetano Fasano (ENEA), Vincenzo Albonico (Assistal-Agesi), Luca Piterà (AiCARR), Thomas Miorin (Green Building Council Italia).

L’incontro ha analizzato il decreto attuativo delle nuove direttive europee in tema di efficienza energetica, individuando quali opportunità e criticità possano emergere dall’attuazione di questi provvedimenti. Infatti, questo decreto contiene il quadro normativo di riferimento per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica, cioè la riduzione di 20 Mtep di consumi di energia primaria entro il 2020, nell’ambito della “strategia 20-20-20”. In questo senso, introduce numerose novità volte a dare agli interventi nel settore criteri e strumenti di intervento unitari che permettano finalmente di trasformare l’efficienza energetica in un volano per investimenti su larga scala.

Una prima tattica enunciata dal decreto vede in prima linea nella promozione dell’efficienza energetica il comparto delle amministrazioni pubbliche, le quali nei rispettivi immobili dovranno avviare una serie di interventi volti alla riduzione dei consumi di energia.

Ma ciò su cui il Coordinamento FREE pone di più l’accento, per le positive ricadute che avrebbero sull’economia, sono le norme che riguardano il settore privato, che se correttamente progettate ed applicate potrebbero innescare un circolo virtuoso sia in termini di volume degli interventi fattibili e finanziabili, sia in termini di innalzamento generalizzato delle competenze degli operatori del settore.

Si pensi, per esempio, all’introduzione dell’obbligo di diagnosi energetica per le grandi imprese, che successivamente dovranno intraprendere le azioni per il contenimento dei consumi che l’esperto incaricato della diagnosi (società o privato) prescriverà. Una norma del genere per essere applicata comporta la necessità di competenze specifiche e risorse finanziarie in egual misura: in concreto, senza una tecnica di misura dei consumi ex ante che sia in grado di identificare le criticità da risolvere (tramite tecnologie informatiche, smart metering e via dicendo), non è possibile individuare i termini essenziali alla stesura di un business plan che dia una stima plausibile del ritorno economico degli interventi sull’efficienza energetica: in altri termini, questi interventi non sono finanziabili neanche nella situazione attuale in cui abbondano i fondi che non sanno dove investire le proprie risorse, per via di carenze tecniche comuni anche alle migliori società (ESCO) operanti nel settore. D’altro canto è evidente che, pure in presenza delle più avanzate tecniche di misurazione, un ulteriore ostacolo è dato dall’insufficiente patrimonio delle ESCO che, si è sostenuto nel corso del convegno, dovrebbero essere incoraggiate a fondersi per superare questo problema.

È indubbio poi, si prosegue, che per incoraggiare lo sviluppo del settore è necessario un cambio di mentalità: sia nelle imprese industriali, ma soprattutto nel residenziale, che – ricordiamo – inquina il doppio dell’industria pesando per il 40% sul totale delle emissioni di gas serra. È allora necessario che tutta una serie di attività tradizionali vengano ripensate nell’ottica dell’efficienza energetica, per esempio nei settori delle caldaie, climatizzatori, infissi ed edilizia in generale, elevando anche qui le competenze ed inserendo standard di certificazione che facciano apprezzare al consumatore l’importanza di scegliere l’intervento più efficiente per la propria abitazione. Non è da escludere l’introduzione di incentivi sul modello di quelli stanziati per le fonti rinnovabili per superare l’ostacolo che spesso è rappresentato dal costo di questi interventi.

Un caso particolare è il settore dell’edilizia, che da anni lamenta una situazione di crisi dovuta però anche ad un modello di impresa rivolto solo alla costruzione di nuovi edifici. Qui la promozione dell’efficienza energetica potrebbe dare nuovo slancio se pensata in termini di ristrutturazione del parco edilizio esistente, posto che si trovino gli strumenti adatti. Per dirla con il comunicato stampa ufficiale del convegno,

“Sul tema dell’efficientamento energetico degli edifici abbiamo bisogno un salto di qualità: ad oggi le detrazioni hanno funzionato per lo più su singoli appartamenti, dobbiamo puntare ad interventi che riguardino interi edifici ed interi quartieri”.

“Perché questo salto di qualità si compia abbiamo bisogno di tre cose – spiega Gianni Silvestrini: strumenti di finanza innovativa (ed il Dlg 102/14 è un buon punto di partenza); che l’industria si organizzi in filiera, così da essere in grado di raccogliere la sfida di interi quartieri ad alta efficienza energetica; ed infine – conclude il Presidente del Coordinamento Free – che il Governo fissi obiettivi ambiziosi: la roadmap di riqualificazione del parco edilizio doveva essere delineata entro il 30 marzo, non solo non l’abbiamo vista ma le associazioni non sono state coinvolte nella sua definizione. Chiediamo al Governo un atto di coraggio, porti l’obiettivo dal 1% annuo del parco edilizio di edifici efficientati al 2% ed appoggi l’obiettivo del 40% di efficienza energetica in Europa al 2030”.

Non è l’unico richiamo che la FREE alle istituzioni perché l’efficienza energetica abbia più importanza nell’agenda di governo: si evidenzia infatti come questo tema sia totalmente estraneo ad una bozza di decreto-legge di riordino generale della legislazione urbanistica nazionale, e come sia scomparso dal decreto “Sblocca Italia” che fra l’altro doveva creare un regolamento edilizio uniforme per ogni Comune e che invece ha demandato il tutto a provvedimenti futuri non ancora identificati. Al riguardo la posizione della FREE è ancora più avanzata, propendendo per un testo unico in materia di edilizia che ovviamente ricomprenda l’efficienza energetica.

“E’ un obiettivo alla nostra portata e dobbiamo imporlo – conclude de Santoli – mentre a livello nazionale dobbiamo dotarci di un testo unico sull’efficienza energetica in edilizia”.

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