I fallimenti personali di alcuni protagonisti storici della sinistra italiana possono suonare come condanna per tanti all’inerzia mortale, la rassegnazione, al rifugio nella devastante alienazione religiosa, ultimo il caso di Fausto Bertinotti: per cui, anche quando tutto sembra perduto bisogna rimettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio.

E ricominciare dall’inizio è un obbligo, perchè noi siamo condannati alla ricerca continua […] coloro che hanno ragione stanno in minoranza: ma questa minoranza ha il privilegio di mettere in difficoltà le maggioranze mal costituite.

Sull’onda del pensiero di due straordinarie e diverse menti della sinistra, Antonio Gramsci e Riccardo Lombardi, che hanno inteso la storia non come accidente, casualità o peggio come astrazione, bensì come processo e prodotto dell’evoluzione del pensiero umano, il nuovo Left è libertà, propone il 25 e 26 ottobre alla ex-cartiera Latina di via Appia Antica a Roma, la sua originale Leopolda: quello che non ho è una camcia bianca.

Una Leopolda più ricca perchè diversamente ricca: più cultura, più approfondimenti, analisi e meno fatti e fattarelli, più ricerca di liaison tra il meglio non realizzato del passato e il vuoto persistente del presente, soprattutto recupero della laicità dimenticata, cui è dedicata una delle numerose sessioni, le altre spaziano dalla cultura all’economia ai diritti, di confronto diretto con il pubblico.

Si inizia sabato 25, dopo la manifestazione della Cgil, con Lavoro e libertà, tema centrale della riflessione del sindacato all’epoca della piena occupazione quando il lavoro era trattato e visto non solo come diritto inalienabile ma come fattore imprescindibile alla formazione d’identità della persona.

E proprio di recente sono tornati a far sentire forte la loro voce nell’ingannevole devastante corsa alla modernizzazione, patrocinata dal dogma neoliberista che tutto misura sull’avere e non sull’essere, sulla carriera, sul consumismo sfrenato, due tra i più preparati e brillanti dirigenti della Cgil, prestati alla politica: copj170.aspBruno Trentin e copj170.aspFausto Vigevani.

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Nessun progresso e nessuna modernizzazione è ormai sostenibile se non prendono in conto questo primato della libertà attraverso la conoscenza […] e che il benessere è la condizione preliminare per godere della libertà e saperla utilizzare. Anche per stare meglio, la libertà e la conoscenza vengono per prime, sosteneva il primo e giustificava le 150 ore di formazione continua con il diritto dell’operaio a saper suonare il violino.

Se uno non ha un lavoro è meno libero di qualcun altro, se ha un reddito insufficiente è meno libero di qualcun altro, se non ha la protezione della propria salute è meno libero di di qualcun altro, sosteneva il secondo nel declinare che si è di sinistra in quanto si ha come parametri della propria identità, della propria cultura, dei propri ideali e base della costruzione di programmi e progetti: la libertà e l’uguaglianza.

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