C’era una volta una proposta dettagliata che avrebbe assicurato alla gloriosa testata fondata da Antonio Gramsci nel 1924, l’Unità, continuità produttiva e lavoro per tutti i suoi giornalisti e i poligrafici, una novantina, scongiurando la dannosa chiusura delle pubblicazioni.

E c’era una volta un editore puro, merce rarissima nell’editoria, Matteo Fago che attraverso EditorialeNovanta, voleva salvarla, a meno di un anno dalla provvidenziale ricapitalizzazione di settembre 2013, dal precipizio del fallimento dove l’aveva portata l’editrice Nie.

Oggi, a più di 70 giorni dalla sospensione delle pubblicazioni del primo agosto, effetto della votazione dell’assemblea dei soci della Nie del 29 luglio di non conferire il necessario 90% all’unica proposta dettagliata di salvataggio, sei mesi d’affitto più altri sei mesi poi l’acquisto, non risulta esserci sul tavolo dei liquidatori alcuna valida offerta d’acquisto, e men che mai al momento quella annunciata del banchiere Matteo Arpe.

Di tempo a disposizione non ne resta molto, appena una quindicina di giorni: se entro il 31 ottobre sul tavolo dei due liquidatori della Niie non arriverà il nome del principe azzurro diposto a toglierla la bella addormentata dal precipizio del fallimento, per la pur gloriosa, prestigiosa Unità sarà davvero la fine.

Di chi la colpa, a partire dalla gestione quanto meno non oculata della deficitaria Nie che dal 2001 ha accumulato circa 30 milioni di debiti? Chi non ha voluto ieri e non vuole oggi che la prestigiosa, storica testata fondata dall’icona del ‘900, Gramsci, torni più bella e viva che pria in edicola?

Nel suo ultimo comunicato il Cdr critica il Pd: nonostante le ripetute rassicurazioni da parte di autorevoli esponenti del Pd sull’impegno del partito a far rinascere il quotidiano al più presto e più forte di prima, dalla chiusura della festa dell’Unità di Bologna è seguito un silenzio assordante sulla testata. Se la prende con gli azionisti principali della Nie: da Renato Soru [1,56%] che ha abbandonato la nave senza un vero piano di rilancio, a Matteo Fago [51,06%] che ha lasciato i dipendenti senza stipendio per diverse mensilità prima della chiusura […] Per non dimenticare Maurizio Mian [18,18%] che ha innescato una crisi permanente devastante pretendendo il rientro di un prestito effettuato solo pochi mesi prima. Non va dimenticata l’azione irresponsabile del management della società, che ha preferito “galleggiare” fino all’ultimo senza adottare misure strutturali, scaricando poi tutti i costi sui lavoratori. E, sul futuro della prestigiosa testata, sta al Pd rispondere agli impegni assunti in diverse occasioni pubbliche. Sappiamo che esiste un piano solido dal punto di vista finanziario che potrebbe riportare l’Unità in edicola e i suoi giornalisti al lavoro in tempi brevi.

Una lista lunga di j’accuse, nella quale manca un nome eccellente, il migliorista togliattiano Emanuele Macaluso che qualche giorno prima dell’assemblea dei soci, in cui sono volati gli stracci, basta leggere i verbali, per le scorribande di un avvocato rappresentante Eventi Italia, società del Pd che ha lo 0,01% e della rappresentante di Partecipazioni Editoriali Integrate che ha il 14%, aveva ammonito: poveri redattori in che mani siete caduti! Ossia nelle mani dell’editore puro, Fago che in quel momento era il socio di maggioranza della Nie. Il perchè di questa virulenta imprecazione di Macaluso fu l’aver letto sull’allegato dell’Unità, il settimanale Left, un articolo particolare: quando leggo la predica (?) di quel (?) Fagioli, lo psicanalista (?) che sull’allegato Left scrive che l’Unità deve la sua fortuna alla genialità politica e culturale di Gramsci, mentre Togliatti rovinò tutto con il suo cattocomunismo, mi cadono le braccia per l’ignoranza e la presunzione […] E mi dico: proveri redattori, in che mani siete caduti!

Ecco, meglio chiudere i battenti, piuttosto che mettere l’Unità, come aveva proposto uno dei due liquidatori, Emanuele D’Innella, diversamente dall’altro scelto dal Pd, Franco Carlo Papa, nelle mani di Fago che, con il settimanale Left non c’entra nulla. E così dopo aver esaudito la virulenta predica del 90enne migliorista togliattiano, anche la altrettanto virulenta predica del tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi l’offerta d’acquisto di EditorialeNovanta è una farsa, è, di fatto, stata, dalla sciagurata assemblea dei soci della Nie, esaudita.

Quel che l’assemblea dei soci della Nie non ha, in ogni caso, potuto esaudire è stata la fine delle pubblicazioni di Left che anzi ha aumentato le pagine passando dalle 48 del formato allegato, alle attuali 78!

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