Per andare incontro alle esigenze del suo pubblico "digital", il Guardian sta riorganizzando la sua struttura redazionale, ottimizzando le divisioni di Visual journalism, Data journalism e Audience development. In Italia, intanto, ancora ci si domanda come stia cambiando l'informazione. Il futuro è già qui e, come al solito, non ce ne siamo ancora accorti.

Notizia di questi giorni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha lanciato l'”Osservatorio sul giornalismo”, un’iniziativa con cui intende coinvolgere direttamente tutti i professionisti dell’informazione invitandoli a compilare un breve questionario online, per contribuire ad analizzare le prospettive del giornalismo e il futuro del sistema dei media.

Iniziativa lodevole, non c’è che dire. In un momento come quello che sta vivendo il mondo dell’informazione e dell’editoria in Italia, cercare un confronto con chi operativamente vive ed esercita la professione è azione quantomai indicata, se non dovuta.

Ma mentre il nostro Paese è ancora impegnato ad arrovellarsi su quello che sta accadendo nel settore (tra infausti presagi sul futuro dell’editoria e il rigetto di tutto ciò che può mettere in discussione la vecchia guardia), Oltremanica si è fatto “qualche” passo in avanti.

Per andare incontro alle esigenze del suo pubblico “digital” il Guardian sta letteralmente riorganizzando la sua struttura redazionale, prevedendo una ristrutturazione delle divisioni di Visual journalism, Data journalism e Audience development. Per trarre ispirazioni da modelli preesistenti il nuovo responsabile dell’area digitale, Aron Pilhofer, ha passato l’intera estate in missione esplorativa per capire come se la cavano altri media che puntano tutto sul digital.

Ed ecco il risultato.

VISUAL JOURNALISM – Per quanto riguarda la sezione Visual il Guardian, sulla spinta del modello della National Public Radio (NPR), riunirà il desk grafico, quello relativo alle immagini, l’interactive team e parte di quello multimediale e di digital design che saranno supervisionati da un direttore responsabile dei contenuti che assemblerà i gruppi di lavoro in base agli eventi e alle necessità. L’obiettivo di Pilhofer è che il nuovo assetto cross-disciplinare così configurato, possa superare le barriere e gli impedimenti di alcuni progetti che ad oggi, la squadra non è in grado di affrontare. Per facilitare lo scambio di idee e stimolare un clima di collaborazione, la disposizione fisica dei tavoli da lavoro cambierà gradualmente: saranno pian piano tutti ravvicinati.

DATA JOURNALISM – Altra intenzione di Pilhofer è istituzionalizzare maggiormente il gruppo di esperti che lavora sui dati e farli dialogare in maniera virtuosa con il resto della redazione su storie e progetti poiché, a detta del responsabile digital, rappresentano un vero e proprio «moltiplicatore di forza per il team». Il progetto di data journalism, su ispirazione di quello statunitense, sarà seguito dal nuovo acquisto Helena Bengtsson, attualmente impiegata presso il broadcaster svedese SVT, e dal responsabile della sezione dati, l’orgoglio italiano Alberto Nardelli, che insegnerà alla redazione come utilizzare in modo ottimale i dati. «Negli Usa – spiega Pilhofer – la formazione in questo campo è stata incredibilmente efficace nella diffusione del data journalism, tanto che non c’è quasi nessuna redazione che non abbia uno specialista in questo settore».

AUDIENCE DEVELOPMENT – Sebbene il Guardian disponga di Orphan, un piattaforma di analisi dell’audience che ha aiutato in maniera considerevole giornalisti e redattori ad approcciare in maniera più confidenziale dati di ascolto e analisi, il responsabile digital ha deciso di potenziare l’area designando un un nuovo direttore responsabile del progetto che avrà il compito di migliorare queste funzioni, individuando quali dati dovranno essere analizzati e in che modo.

L’obiettivo di questa data-revolution? Costruire delle metriche affidabili. E per farlo Pilhofer guarda alle esperienze di Medium e Upworthy: «Vogliamo arrivare ad avere numeri e strategie efficaci». Elementi come il tempo di lettura totale e altre meta-metriche che indichino come il pubblico si sta comportando saranno esaminate da un team di analisti per aiutare le redazioni a capire in maniera mirata quali contenuti realizzare.

L’esperimento del Guardian rappresenta un esempio virtuoso nello scenario mediatico europeo, dove la maggior parte dei giornali e dei canali di informazione è ancora restio a investimenti e rivoluzioni in favore del digitale. Per non parlare del contesto italiano in cui, nel 2014, si fa ancora fatica a metabolizzare “l’avvento” delle versioni online dei quotidiani cartacei, considerati merce di serie B. Ma al di là della spinta al rinnovamento, al Guardian va riconosciuto un ulteriore merito: quello di avere una precisa visione d’insieme del progetto editoriale e di lavorare affinché ogni singola persona coinvolta ne determini il successo.

Ecco la ricetta di Pilhofer per creare terreno fertile affinché una redazione cresca e raggiunga livelli di eccellenza in fatto di innovazione: «Indicare e fornire un percorso» e far sentire l’intera squadra «parte di un progetto dove ciascuno ha la capacità di fare delle cose che prima potevate solo immaginare».

Della serie, se puoi sognarlo puoi farlo. E loro ci stanno riuscendo.

di Alma Pantaleo

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