Le avvertenze del Sole 24 Ore, l'approfondimento di Milano Finanza, l'opinione dell'economista Masciandaro e il report degli analisti del Ceps. Ecco come capire bene che cosa potrebbe succedere domani e non farsi travolgere dall'isteria...

Gli stress test creano stress, almeno ai mercati. Eppure, basterebbe offrire la giusta chiave di letture per essere più sereni e meno spaventati. Intanto, come scrive Marco Ferrando sul Sole 24 Ore, “le pagelle che la Bce pubblicherà domenica a mezzogiorno non forniranno la fotografia definitiva dello stato di salute (attuale e prospettico) dei più grandi istituti di credito italiani. Per averla, sarà meglio aspettare qualche minuto in più e studiare i dati che diffonderà la Banca d’Italia, in contemporanea con le autorità nazionali degli altri Paesi coinvolti nell’esame”. La Banca d’Italia, infatti,0 ricomprenderà nei conti non solo gli aumenti di capitale ma tutto ciò che ha un impatto sui ratio: “Dagli add-on… fino alle tante dismissioni – da portafogli di Npi a singoli asset – operate dalle diverse banche, fino al riconoscimento dei modelli interni”.

IL QUADRO E LA CORNICE
Il quadro, considerando anche questi particolare, potrebbe cambiare del tutto, soprattutto per le italiane. Il rischio è che considerando solo le pagelle dell’Eurotower le nostre appaiano peggio di quanto non siano in realtà. Perché? Proviamo a capirne di più. Le pagelle di domenica hanno tre sezioni: la prima con i dati del 2013, la seconda che misura l’impatto dell’esame e le eventuali carenze di capitale, la terza con le ricapitalizzazioni di quest’anno. Questa sintesi è il primo dato da guardare, spiega Francesco Ninfole su Milano Finanza: nella sezione A, il valore più importante “è nella casella A6: si tratta dell’indice common equity tier 1 (Cet1)… il dato utilizzato dalla Bce come punto di partenza per Aqr e stress test”.

GIUDIZIO FERMO AL 2013

La sezione B inizia proprio da questo numero e “in seguito sono indicati gli indici di capitale come modificati dall’Asset quality review (casella B3), dalle ipotesi dello scenario base dello stress test (B5) e dalle ipotesi dello scenario avverso dello stress test (B7). La casella più importante è però la B11: indica il fabbisogno di capitale al termine della valutazione sui bilanci a fine 2013”. Tutte le banche che hanno un B11 che segnali carenza sono quelle che hanno fallito l’esame e che entro due settimane devono strutturare un progetto di nuovo aumento di capitale. Fin qui lo status quo a fine 2013: solo nella sezione C viene tenuto conto di quanto fatto nel corso di quest’anno, “a cominciare dagli aumenti di capitale – continua Ninfole – una voce molto importante per le banche italiane, che hanno raccolto quest’anno circa 11 miliardi, un terzo del totale europeo. Quindi per l’Italia è concreto il rischio di banche bocciate a fine 2013 (casella B11) ma che in realtà hanno già provveduto a rafforzarsi nel 2014”.

STRESS TEST O CRASH TEST?

“Gli stress test? Meglio i crash test, e non è una battuta”. Così ha detto oggi al quotidiano la Repubblica l’economista della Bocconi, Donato Masciandaro, esperto di banche centrali ed editorialista del Sole 24 Ore. Masciandaro è critico: “Il vantaggio degli stress test, auspicato dalla Vigilanza, è di dare più informazioni, in modo che i mercati le utilizzino insieme a tante altre, per formulare un giudizio sull’affidabilità di una banca; il mio timore è che quel singolo pezzo di informazione, parziale e limitata, venga confusa con l’affidabilità complessiva di un istituto”. Insomma, secondo Masciandaro “è una fotografia, magari datata, che può essere confusa con un film. Un po’ come accade con i voti delle agenzie di rating”. Per l’economista bocconiano, alla fine ci potrebbero essere più svantaggi che benefici da tutta l’operazione: “Sul mercato c’è tanta liquidità e quindi tanta voglia di speculazione. Inoltre, così si tende a deresponsabilizzare le autorità di vigilanza: se io dico al mercato che ha le mie stesse informazioni, se fallisce la banca la colpa sarà di tutti, quindi le colpe non saranno di nessuno”.

AQR E STRESS TEST, CHE CONFUSIONE
E anche un report del Centre for European Policy Studies, pubblicato il 23 ottobre a firma di Willem Pieter de Groen e Karel Lannoo mette in guardia sul giusto modo di leggere i dati. Domenica, avvertono gli autori del report, saranno presentati da un lato i risultati degli Aqr condotti dalla Bce su 120 banche dell’Eurozona. Dall’altro l’Eba pubblicherà I risultato dei suoi stress test, che coprono 122 banche in 22 paesi europei, anche extra euro.
La Bce ha lo scopo di fissare gli standard dei suoi futuri obiettivi, in vista anche del regolamento che sarà varato il 4 novembre, mentre l’Eba cerca di recuperare la fiducia persa con gli stress test del 2011 e gli esercizi sul capitale del 2012.

CAMPIONE DIFFERENTE, STESSO METRO DI GIUDIZIO
“L’Aqr non è uno stress test – scrivono gli analisti del Ceps – ma piuttosto un test di correttezza e trasparenza dei bilanci bancari. E può portare a una serie di azioni conseguenti, che includano richieste di maggior capitale e accantonamenti per determinate banche”. Gli stress test dell’Eba coprono un campione differente, le cosiddette banche sistemiche e basandosi sullo stesso parametro chiave della Bce, ovvero un Common Equity Tier 1 al minimo dell’8%, “attestano la resistenza delle banche europee in base a scenari ipotetici di base e avversi, usando una metodologia comune sviluppata dall’Eba”. La pubblicazione nello stesso giorno di questi due esami diversi, su campioni distinti può in effetti creare confusione, avvertono gli autori. Ovviamente i campioni sono in parte sovrapponibili, con la “maggior parte delle banche (103) soggette a entrambi gli esami… delle rimanenti, 20 sono fuori dall’area euro e soggette solo al test dell’Eba e sette, per lo più piccole, vengono esaminate solo dagli Aqr della Bce”.

… E STESSO PUNTO DEBOLE
de Groen e Lannoo individuano anche un punto debole importante che riguarda entrambi i test. Entrambi cioè useranno un unico criterio di analisi, ovvero il Common equity Tier 1 all’8%, “che si basa su un rischio ponderato e dà adito a flessibilità”, cioè alla possibilità di nascondere di fatto il reale peso degli asset rischiosi. Inoltre alcune delle ponderazioni usate per prassi non valutano correttamente il rischio sottostante, ad esempio assegnando valore zero ai bond governativi. “Le banche europee del nostro campione – continuano de Groen e Lannoo – hanno aumentato sostanzialmente il loro Tier 1 negli ultimi anni, dall’8% del 2006 al 13% nel 2013, mentre a livello di common equity l’aumento è stato moderato, dal 4 al 4,7% nello stesso periodo, che è il riflesso di un declino degli asset ponderati per il rischio rispetto agli asset totali. La questione riguarda sia o Bce che Eba, quale rappresentazione daranno del sistema bancario europeo e come reagirà il mercato. La sfida per i mercati sarà non confondere numeri, obiettivi e organizzazioni coinvolte”.

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