Bitcoin: ecco perché, tra rischi di bolle e hacker, il mondo di Internet ci crede

Bitcoin: ecco perché, tra rischi di bolle e hacker, il mondo di Internet ci crede
Sono 285 i bancomat Bitcoin nel mondo (due sono in Italia). I rischi della criptomoneta, tra cui la volatilità e gli attacchi informatici, sono concreti, ma il trend è qui per restare: lo dimostra l'interesse di colossi come Apple, Expedia e eBay

Ci sono 285 bancomat per Bitcoin nel mondo:  il sistema della valuta solo digitale, nata su Internet nel 2009, è in rapida ascesa. Sono diverse le aziende che investono per fornire bancomat dove ritirare o versare Bitcoin: tra queste, BitcoinATM360, Robocoin, Genesis, Lamassu.

ANCHE IN ITALIA

Anche in Italia ci sono macchine per ritirare o versare criptomoneta: uno è in Friuli, dell’azienda Lamassu, l’altro è stato installato a Roma alla Stazione Termini da Robocoin Italia. Con i bancomat Bitcoin è dunque immaginabile che le persone arrivino a trasferirsi regolarmente denaro tra loro, anche da un Paese all’altro, senza utilizzare servizi tradizionali come Western Union o Moneygram. Al momento si tratta di una nicchia: i trasferimenti sono veloci, ma i bancomat Bitcoin, per quanto in crescita, non sono diffusi capillarmente. Inoltre si pagano in media commissioni dal 3 al 5% a ogni capo della transazione. Ma secondo gli osservatori la proposta diventerà col tempo più interessante: con l’intensificarsi della concorrenza (più società che installano bancomat Bitcoin) le commissioni scenderanno molto al di sotto di quelle che i servizi di trasferimento di denaro si fanno pagare. Occorrerà vincere alcuni ostacoli, a partire da quelli di natura normativa e di sicurezza, ma il Bitcoin è un trend che i colossi del web seguono con molta attenzione.

CHE COSA SONO I BITCOIN

Bitcoin è un nuovo tipo di rete di pagamento globale. Come MasterCard o Paypal, permette il trasferimento per via elettronica del denaro, ma con due differenze fondamentali: la rete Bitcoin è completamente decentralizzata, non è gestita da una singola azienda; ci sono invece migliaia di computer nel mondo che elaborano le transazioni Bitcoin in modalità peer-to-peer. Inoltre, mentre i pagamenti MasterCard e PayPal sono basati su valute convenzionali come il dollaro o l’euro, la rete Bitcoin ha la sua propria unità di valore, il Bitcoin, appunto, il cui prezzo fluttua sulla base delle altre valute (ed è anche molto volatile). A ottobre 2014, un Bitcoin vale circa 400 dollari e tutti i Bitcoin esistenti sono valutati intorno ai 5 miliardi di dollari.

Il primo passo per entrare nel mondo Bitcoin è aprire un conto, installando un client (che include il portafoglio digitale) su computer o su smartphone oppure attivando un servizio web che ospiterà tutti i nostri dati (e soldi) in cloud. In ogni caso, l’utente riceve un indirizzo alfanumerico (analogo concettualmente all’Iban) con cui inviare e ricevere soldi. Per riempire il portafoglio, è possibile comprare Bitcoin su siti che fanno da mercato di scambio, come Bitstamp.net, Btc-e.com o TheRockTrading.com, gestito da italiani. La legge della domanda e dell’offerta su questi exchange fa la quotazione dei Bitcoin.

Un’alternativa è l’italiano Bitboat.net, che riempie il nostro portafogli in cambio di ricariche PostePay o SuperFlash. Il sistema si completa con i bancomat Bitcoin e i negozi, fisici o online, che accettano questa valuta: in Italia, secondo Coinmap.org, sono più di 200 gli esercenti che accettano Bitcoin.

 VOLATILITA’ E ANONIMATO

I rischi connessi con i Bitcoin sono molteplici. Il primo è l’alta volatilità della moneta: un sondaggio di Bloomberg a luglio indicava che esiste ancora un certo scetticismo intorno alla moneta virtuale, nonostante imprenditori hitech, venture capitalist e hedge fund siano pronti a investire per costruirvi intorno un sistema di pagamenti globale. I prezzi dei Bitcoin hanno oscillato tra un picco di 900 e un minimo di 340 dollari quest’anno: il 55% degli intervistati di Bloomberg considera i Bitcoin “insostenibili” e il 14% si aspetta lo scoppio di una bolla.

Intanto i governi si preoccupano che i Bitcoin possano essere terreno fertile per operazioni criminali o terroristiche e manca un quadro normativo di riferimento. Bankitalia a luglio ha aperto un’indagine sul Bitcoin, sospettandolo di essere un potenziale mezzo per il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento del terrorismo, visto che la criptomoneta permette scambi finanziari anonimi. Gli istituti finanziari “non dovrebbero acquistare, detenere o vendere” le monete virtuali tipo Bitcoin prima che entri in vigore un regime regolatorio, ha ribadito l’Autorità bancaria europea (Eba), proponendo un nuovo schema di regolamentazione che faccia da “scudo ai servizi finanziari regolamentati contro le valute virtuali e mitighi quei rischi che emergono dall’interazione tra monete virtuali e servizi finanziari regolamentati”.

“Ad oggi non ci sono normative che obblighino gli exchange (mercati di scambio valuta) di Bitcoin a collaborare come avviene con i provider Internet o di posta elettronica: la prima cosa da fare per affrontare la questione è quindi regolamentare il Bitcoin”, secondo Massimiliano Sala, docente dell’università di Trento e tra i massimi esperti europei di criptomoneta. “La Banca centrale europea potrebbe fare una normativa che obblighi i cittadini a scambiare gli euro solo con exchange regolamentati, su cui le autorità nazionali hanno potere. In Europa il compito è facilitato perché l’exchange più usato è Bitmap, che ha sede in Slovenia e quindi nella Comunità europea”.

I RISCHI DI ATTACCHI INFORMATICI

Un altro rischio, molto concreto, è quello connesso con gli attacchi informatici che sottraggono i soldi dai portafogli. Di solito mirano direttamente ai server, non ai singoli computer, come accaduto a ottobre 2013, quando cyber-criminali hanno svuotato gli e-wallet australiani gestiti online da Inputs.io, portandosi via 4.100 bitcoin, ovvero più di quattro milioni di dollari al cambio dell’epoca. A novembre 2013 è stato il turno dei Danesi di BIPS: 1.295 bitcoin presi dai conti degli ignari utenti, ovvero più di un milione di dollari. Secondo l’indagine Financial Cyber Threaths in 2013, effettuata da Kaspersky Lab, nel 2013, il numero di attacchi informatici rivolti alla cripto-valuta Bitcoin è aumentato di 2,5 volte, per un totale di 8,3 milioni d attacchi tentati. Business Insider calcola che dal 2010 alla metà del 2014 sono stati rubati un totale di 818.485,77 Bitcoin nel mondo, valutati oltre 502 milioni di dollari. In pratica, su 12,4 milioni di Bitcoin in circolazione, il 6,6% sarebbero frutto di un furto.

L’ “incidente” di maggiori dimensioni finora registrato è quello della Mt. Gox, un Bitcoin exchange con sede in Giappone che per molte persone era il mercato di riferimento per vendere e comprare Bitcoin. L’azienda ha dichiarato bancarotta dopo aver perso 750.000 Bitcoin dei suoi clienti e 100.000 propri, dichiarando: “C’è la concreta possibilità che i Bitcoin siano stati rubati”. Il valore dei Bitcoin rubati è stato calcolato intorno ai 473 milioni di dollari.

Il consiglio degli esperti è di conservare i propri Bitcoin offline, in un portafoglio fisico per Bitcoin non connesso a Internet: una sorta di cassetta di sicurezza.

LE WEB COMPANIES HANNO GIA’ DETTO SI’

Ma nonostante i rischi i Bitcoin rappresentano un trend del mondo online che i colossi di Internet non possono permettersi di ignorare. eBay ha aperto la porta alla possibilità di pagare sul suo sito usando i Bitcoin annunciando che PayPal tra alcuni mesi inizierà ad accettare la moneta virtuale. A integrazione ultimata, eBay sarà la più grande compagnia di e-commerce ad accettare la valuta digitale, anche se non la prima: i Bitcoin sono già sbarcati su Overstock.com, un’azienda statunitense specializzata nella vendita online di prodotti. Anche Dell accetta i Bitcoin per i pagamenti di alcuni suoi prodotti, come i computer, da luglio. I Bitcoin si possono usare anche su Expedia e Dish Networks. In totale, circa 63.000 aziende vengono pagate in Bitcoin e gli utenti hanno aperto più di 5 milioni di wallet digitali per i Bitcoin, secondo CoinDesk.

“PayPal che integra i Bitcoin in Braintree è una novità enorme”, commenta Gil Luria, analista di Wedbush Securities. “Non solo alcune delle app più usate integreranno i Bitcoin, ma sarà possibile per PayPal integrare i Bitcoin nel suo wallet. In pratica, milioni di negozianti accetteranno automaticamente i Bitcoin”. Braintree è la società di eBay che fornisce strumenti di pagamento per siti e mobile app, tra cui Uber ed Airbnb. PayPal e Braintree lavoreranno insieme al provider di servizi di pagamento in Bitcoin Coinbase per abilitare i pagamenti nella moneta virtuale.

A luglio, inoltre, Apple ha riammesso sull’App Store l’applicazione Blockchain, che consente transazioni con i Bitcoin e che durante una prima fase di permanenza nel negozio virtuale, finita nel febbraio scorso, aveva registrato 25mila download settimanali sfiorando i 2 milioni di utenti. La rimozione a febbraio, mai motivata a livello ufficiale, era stata probabilmente dovuta all’incertezza dello status legale di Bitcoin e alla sua scarsa tracciabilità, che avrebbe potuto coinvolgere Apple in indagini giudiziarie per violazione delle leggi anti-riciclaggio. In seguito, nel mese di giugno, Cupertino aveva rilasciato le linee guida per applicazioni che usano la valuta criptata: sono consentite a patto che sia assicurato il rispetto delle leggi in materia in tutti i Paesi in cui le app sono rese disponibili.

ultima modifica: 2014-11-06T07:00:11+00:00 da Patrizia Licata

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