Il giorno che Artur Mas è stato candidato come presidente della Generalitat della Catalogna per la terza volta consecutiva, ha citato San Benito. Aveva in mano un suo libro sottolineato. Nel libro La mascara del re Arturo di Pilar Rahola la religiosità del politico catalano è presentata come una delle sue principali caratteristiche.

Ma chi è Artur Mas, padre del referendum di oggi sull’indipendenza della Catalogna? Nonostante non abbia alcuna validità legale per il governo di Madrid, Mas ha voluto andare avanti nella consultazione e i catalani lo sostengono: dalle nove del mattino le file per votare sono state numerose.

PER UNA REGIONE INDIPENDENTE

Nato nel 1956 a Barcellona, Mas è laureato in Economia ed è presidente della federazione Convergència i Unió e Convergència Democràtica de Catalunya. Tra il 2001 e il 2003 è stato primo consigliere della Catalogna e dal 2010 è presidente della regione.

Nel suo primo anno di gestione il Tribunale costituzione spagnolo tolse lo status di “nazione” che dava autonomia alla Catalogna dal 2006. Nessuno aveva immaginato che quel particolare “formale” avrebbe spinto Mas nella battaglia per l’indipendenza della regione.

NUOVO STATO IN EUROPA

Maestro delle metafore e di oratoria, preferisce utilizzare espressioni come “transizione nazionale” o “un nuovo Stato in Europa”. Pronuncia poche volte la parole “indipendenza”, ma l’obiettivo di staccarsi dalla Spagna è evidente da dicembre del 2013.

Per il referendum di oggi – senza validità per il governo di Madrid – ha fatto una particolare alleanza con i democristiani e la sinistra radicale. È accusato di populismo, ma in realtà è un politico profondamente liberale.

TESTA FREDDA E CUORE CALDO

Mas è sposato con Helena Rakosnik e ha tre figli. Non sembrava un uomo destinato alla politica: a differenza di molti catalani, non ha lottato contro la dittatura di Francisco Franco né faceva parte del partito politico CiU fino al 1987.

Secondo la sua biografa Rahola, Artur Mas rappresenta perfettamente la dualità del seny (buon senso) e rauxa (impeto), due parole in catalano che vengono utilizzate per descrivere il carattere della regione e i suoi abitanti”. Amante del mare, Mas ha nel suo ufficio un timone di navigazione regalato da suo padre con la scritta: “Testa fredda, cuore caldo, polso fermo e piedi per terra”. 

LA CATALOGNA: PIÙ RICCA MA PIÙ POVERA

A settembre del 2012, il premier spagnolo Mariano Rajoy ha detto no alla riforma di autonomia fiscale della Catalogna, la regione più ricca del Paese e la più colpita dalla crisi. Da quel momento le manifestazioni a favore dell’indipendenza totale dalla Spagna non si sono fatti attendere.

Per alcuni analisti, una possibile separazione della Catalogna dall’unità nazionale sarebbe devastante per l’economia spagnola. La Catalogna è la più ricca delle autonomie, con un Pil di 200 miliardi di euro, quasi un quinto di quello della Spagna. Nonostante abbia una produzione equivalente a quella del Portogallo, la regione deve dare la maggiore parte delle risorse che produce allo Stato centrale perché non gode di una gestione finanziaria autonoma. A differenza dei Paesi Baschi e Navarra. E deve anche contenere il deficit entro l’1,5% del Pil e cavarsela con un debito di 44 miliardi di euro. Una situazione che i catalani non  vogliono più tollerare.

Nella campagna per il referendum Mas ha sempre ripetuto una frase del vescovo Pedro Casaldáliga Plá: “Siamo soldati sconfitti al servizio di una causa imbattibile”.

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