I numeri, le tendenze, i confronti con le precedenti elezioni, il Pd rattrappito, la Lega che fagocita Forza Italia, il fallimento del progetto centristra, i grillini che perdono molte stelle e a sinistra... Ecco che cosa è successo alle regionali in Emilia Romagna dati alla mano.

Il flop storico dell’affluenza, la vittoria più che azzoppata di Stefano Bonaccini e del Pd che perde mezzo milione di voti rispetto alle europee, l’exploit della Lega Nord che sconquassa il centrodestra annullando Forza Italia, la resistenza residuale della sinistra radicale e il tramonto del progetto centrista.

I NUMERI

Sono le principali indicazioni che arrivano dall’Emilia-Romagna alla conclusione delle operazioni di scrutinio per una tornata elettorale che rimarrà nella storia per la sua bassissima affluenza: appena il 37,67%, lontanissima dal 68,07% delle regionali del 2010, senza parlare del 76,67% delle regionali 2005, ma anche del 69,99% delle ultime europee. Nella “rossa” Emilia-Romagna ha vinto l’astensionismo militante, e per la prima volta sono i calabresi a dare una lezione di partecipazione con il loro seppur basso 44,07% di affluenza.

LA VITTORIA AZZOPPATA DI BONACCINI

Meglio di lui è riuscita a fare anche Anna Maria Bernini cinque anni fa. La candidata, sconfitta, del Pdl alle regionali del 2010 aveva infatti raccolto 844.915 voti (pari al 36,73%). Stefano Bonaccini del Pd, vincitore di queste elezioni regionali, s’è invece fermato a 615.723 consensi (49,05%), quindi ben 229.192 in meno della Bernini. Rispetto a quanto fatto da Vasco Errani c’è un abisso: l’ex governatore cinque anni fa venne confermato per la terza volta con 1.197.789 voti personali. Senza parlare del Pd, passato da 1.212.392 voti di sei mesi fa alle europee, ai 532.132 di ieri (44,5%), poco più di quelli del Pdl nel 2005, quando i berlusconiani ne presero 518.108. In sostanza, i dem hanno perso 680.260 voti in pochi mesi. Si salva in extremis Sel con il 3,2%, che riesce così a restare a galla dentro al centrosinistra.

LA LEGA SBARAGLIA IL CENTRODESTRA

Annunciato in pompa magna, il sorpasso della Lega Nord su Forza Italia è arrivato. Molto meno scontato però il doppiaggio, che segna un fallimento storico nel partito berlusconiano. Il candidato di coalizione, il leghista Alan Fabbri, non supera la soglia del 30%, fermandosi al 29,85% con 374.736 consensi. Il Carroccio, trainato dall’instancabile campagna elettorale di Matteo Salvini, si attesta al 19,4% con 232.433 voti. Le europee di maggio sembrano un’altra epoca, quando la Lega in Emilia-Romagna aveva racimolato 116.394 voti (5,04%). Rispetto invece all’ottimo risultato delle regionali del 2010, quando i padani si attestarono sul 13,68%, voti sono calati, seppure di poco; complice l’affluenza, cinque anni fa il Carroccio ne prese 288.601, mentre ieri s’è fermato a 232.433. Scherzi della partecipazione.

FORZA ITALIA ECTOPLASMATICA

Chi poi aveva bollato in campagna elettorale Forza Italia come un ectoplasma ha trovato conferma nelle urne elettorali: un misero e imbarazzante 8,4% è il risultato dei berlusconiani, con appena 100.152 voti. Alle europee con l’11,78% i consensi erano stati quasi il triplo, 271.951. Ridotti di un quinto invece rispetto alle regionali del 2010 (518.108 per il Pdl, 24,56%). Il partito di Silvio Berlusconi è andato peggio di quanto fece Alleanza nazionale di Gianfranco Fini nel 2005, quando la formazione di destra prese 201.962 voti e una percentuale simile a quella di Fi ieri (8,85%). Qualche briciola infine per Fratelli d’Italia con 22.990 voti e l’1,9%.

IL FALLIMENTO DEL PROGETTO CENTRISTA

Lo strepitoso successo della Lega nel centrodestra e il crollo dell’affluenza hanno anche fagocitato il progetto centrista di Nuovo Centrodestra e Udc, che con la loro lista unica Emilia-Romagna Popolare non hanno raggiunto la soglia del 3%. Il candidato forlivese Alessandro Rondoni si deve accontentare del 2,7% con 33.437 voti, molti meno dei 59.544 presi alle europee di maggio quando pure – sempre per via della partecipazione – la percentuale era stata del 2,58%. Le urne parlano chiaro: non c’è uno spazio adeguato per un centrodestra moderato e autonomo da Lega e Fi, il Carroccio di Salvini ha catalizzato su di sé le preferenze degli elettori, e chi non ha riconosciuto nel leader leghista l’alternativa alla sinistra se n’è stato a casa e non è andato certo a votare per Rondoni. Meglio aveva fatto, in questo senso, Gianluca Galletti nel 2010, quando da candidato presidente solitario dell’Udc conquistò un seggio con il 3,76% (79.244 voti).

IL CROLLO DEI GRILLINI

Hanno già trovato giustificazioni di ogni tipo, a partire dal presunto oscuramento da parte dei mezzi di comunicazione, ma anche gli esponenti del Movimento 5 Stelle sono chiamati a un serio esame di coscienza. Nella regione dove sono nati, si sono fermati al 13,3% con la loro candidata Giulia Gibertoni, con 167.022 voti. Lontani i 443.936 consensi delle europee di maggio (19,23%), senza parlare dei 658.453 (24,67%) voti raccolti alla Camera alle politiche di febbraio 2013. In sostanza, la Gibertoni ha fatto quanto l’espulso eccellente Giovanni Favia, che nel 2010 con 161.056 consensi voti si fermò al 7%. Qualche elettore è finito per sostenere la lista civica Liberi Cittadini per l’Emilia-Romagna, che però con l’1,1% non ha certamente sfondato.

RITORNO A SINISTRA

Risorge, infine, una forza a sinistra del Pd, in grado di poter mettere piede nelle istituzioni senza alleanze di alcun tipo. L’Altra Emilia-Romagna raggiunge un buon 4% (50.211) con la candidata Maria Cristina Quintavalla, confermando la percentuale della lista per Tsipras alle europee di maggio (4,07%, 93.964).

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