In Danimarca non si fanno figli. O meglio se ne fanno pochi rispetto al reddito pro capite che è tra i più alti al mondo. A fare peggio della Danimarca, volendo correlare il tasso di natalità al reddito pro capite, è solo la Norvegia.
Noi italiani non possiamo parlare. Perché, pur avendo un reddito più basso, non essendo poi così alla fame, siamo comunque ancora più avari nel procreare dei perfettissimi, pulitissimi, ecologicissimi e libertissimi danesi. E le statistiche vanno proprio a pallino se si pensa poi che la Danimarca è numero uno quanto al welfare.
Dato che per fare i figli, al di là delle dovute eccezioni – made by Ikea -, ci vuole pur sempre un talamo sul quale far andare su e giù le molle del materasso, quei quindici minuti almeno, una spiegazione della così scarsa procreatività di una popolazione di siffatta proattività va certamente ricercata tra le mura domestiche.
Chi è stato in Danimarca lo sa, le case si caratterizzano per essere tutte, o quasi, senza balconi, per avere tutte, o quasi, il parquet. Delle belle finestre da cui, da fuori, si può guardare dentro. Le pareti sono dominate dal bianco. La Danimarca, intesa come casa di tutti i danesi, è una terra piattissima. Senza colline, né alture. Perfino Piero Chiara in un suo racconto ne faceva un ritratto impietoso, destinando il protagonista della sua novella a una disperazione suicida in uno Jutland dove Cristo manco le scarpe si sarebbe dimenticato.
E’ tutto così omogeneo, nei colori e nelle forme, perfino le auto e le biciclette, che sebbene sia un’organizzazione perfetta, l’acquario in cui vivono i danesi li fa dei pesci rossi privi di voglia di aggiungere altri ospiti alla comunità che vive in così alta qualità della vita.
Se la sera, in hotel a Copenhagen decidi di guardare un film porno scopri che attori e attrici sono tutti bianchissimi e depilatissimi. S’incastrano come il tubo di scarico nel sifone sfinendo il sesso a esercizio puramente idraulico e al tempo stesso pulitissimo, igienizzato.
Tutto è termodinamicamente inerte. L’Entropia a Copenhagen, le ho parlato giusto l’altra sera mentre andavo verso l’aeroporto, mi ha detto di sentirsi fuori posto. E secondo lei, secondo la D.ssa Entropia appunto, altro che PIL ma lei in persona dovrebbe fare da indicatore. Perché se lei non cresce allora sì che c’è veramente qualcosa che non va. Altro che global warming.
La domanda è dunque come mai possibile che noi italiani, cresciuti a pane amore e fantasia con De Sica e Mastroianni da una parte, e la Loren e la Lollobrigida dall’altra siamo diventati così poso inclini a darci da fare sotto le coperte. E da fare finalizzato. Noi che viviamo nel paese dove abbiamo inventato il caos prima ancora che se ne scoprisse la correlazione con l’entropia. Dove i film porno avevano una trama e dove, a differenza dei depilatissimi danesi, addirittura li chiamiamo “film di pelo”.

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