Il commento di Paolo Mameli, senior economist della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, sul dato del Pil del terzo trimestre.

Il PIL è calato ancora nel 3° trimestre 2014, di -0,1% t/t, dopo il -0,2% t/t dei tre
mesi precedenti. Il dato è in linea con la media delle previsioni di consenso. In flessione la
variazione annua (corretta per i giorni lavorativi), a -0,4% da -0,3% precedente.

Sono ben 13 trimestri che l’economia italiana non cresce, e il livello del PIL tocca un
nuovo minimo da 14 anni e mezzo. Da notare anche che l’Italia è l’unica tra le principali
economie dell’eurozona ancora in recessione (nel trimestre, il PIL è cresciuto di 0,1% t/t
in Germania, di 0,3% t/t in Francia e di 0,5% t/t in Spagna). La distanza rispetto al picco
pre-crisi (toccato a inizio 2008) si amplia ancora, a -9,4%, ed è assai maggiore che in
Spagna (-6%) – mentre in Germania e Francia il PIL ha già superato il precedente massimo
storico.

Non è ancora noto il dettaglio delle componenti (sarà comunicato con la seconda release il
1° dicembre), ma la flessione congiunturale è il risultato di un andamento negativo del
valore aggiunto nell’industria (in senso lato, ovvero comprensiva di energia e costruzioni) e
nell’agricoltura, e positivo nei servizi (peraltro, sorprendente visto l’andamento degli indici
di fiducia nel settore). Ci aspettiamo un contributo negativo della domanda domestica
finale e in particolare dagli investimenti, mentre potrebbe essere proseguita la modesta
crescita dei consumi (+0,1% t/t in media nell’ultimo anno). Un contributo positivo viceversa
dovrebbe essere venuto dalle esportazioni nette e verosimilmente dalle scorte (che avevano
sottratto alla crescita ben tre decimi su base trimestrale in primavera).

La variazione “acquisita” del PIL per il 2014 (ovvero, supponendo una crescita-zero
nell’ultimo trimestre) è pari a -0,3%. Tuttavia, sospettiamo che la recessione possa
estendersi all’ultima parte dell’anno (per la quale vediamo un calo di uno/due decimi del
PIL, in linea con la media dell’ultimo anno e mezzo). Ciò fa sì che la crescita 2014 possa
attestarsi nel range -0,3/-0,4%.

Il punto è che gli indicatori anticipatori ancora non sono coerenti con un’uscita dalla
recessione, dunque sussistono dei rischi sulla previsione di consenso di un ritorno alla
crescita già a inizio 2015. Ciò non fa che confermare che il recupero congiunturale atteso
per il prossimo anno sarà di entità modesta: ci aspettiamo un rimbalzo speculare alla caduta
registrata nel 2014, ovvero di +0,3/0,4%. Per una “vera” ripresa occorrerà verosimilmente
attendere il 2016.

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