In questi che sono i giorni in cui si onorano coloro che non ci sono più, in ossequio all’adagio foscoliano «Ma perché pria del tempo», non c’è retorica migliore di tributare il benvenuto a un nuovo ospite del pianeta quaggiù. Benvenuto Matteo!
Lui, che giusto ieri è venuto fuori dal grembo della madre e che non ha nessuna voglia di ritornarci, per lo scorno del fratellino Andrea, avrà di che insegnarci. Sarà, per tutti coloro che avremo occasione di parlarci, occasione di insegnamento. Sarà lui a distoglierci dalle nostre prosaiche e poco immaginifiche faccende con i suoi buffi ed esigenti lamenti proprio come fece il Piccolo Principe con Antoine De Saint Exupéry alle prese con il suo apparecchio precipitato tra le dune sperdute della vita adulta.
Mentre Andrea, e noi con lui, impareremo, delle operazioni elementari, quella più difficile: la divisione, l’operazione che è tutta una questione di quoziente – e non è il caso di specificare quale -, Matteo ci insegnerà a guardare alle cose con un occhio diverso. Tutto sale e immaginazione. Ci insegnerà a vedere, nella forma di un cappello, il boa che ha appena finito di inghiottire un elefante.

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