Siccome va di moda giocare con le parole Eataly, Little Eataly, Eat Alì, eccone un altro – Alì talia – a fare il verso della denominazione della compagnia aerea che fu di bandiera. La nostra, un tempo, Alitalia.
E’ una sofferenza, per chi è nato e cresciuto seguendo la riga nera che indicava dove poggiare il fuoco dell’occhio allupato sui polpacci duri e impettiti delle hostess, vedere quel trionfo di stile e di sticchio ridotto in questo modo. Gli arredi e gli allestimenti sono più fitusi di quelli delle compagnie aeree low cost. E il personale di bordo, steward e hostess sembrano dipendenti delle poste travestiti con le divise tutte bottoni, aquile e binari. Ieri sera, per dire, mentre mostrava le dotazioni di sicurezza, uno steward, quello che avevo davanti, era così sciavarato, con l’ultimo bottone della camicia sbottonato, che la camicia senza l’ordine dato dal bottone veniva fuori a mo’ di labbra slabbrate che mettevano in mostra tutta la peluria sotto l’ombelico che, sempre per dirla tutta, non aveva del cilindro la forma ma quella del tronco di cono essendo svasato dalla circonferenza del girovita. Quando poi lo steward mi ha dato le spalle, dal momento che la camicia poggiava sulla carne viva senza il filtro e la creanza di una maglia intima, un tatuaggio, che gli prendeva tutta la scapola, apparì ben visibile quando l’angolo con cui la luce lo guardava fu quello giusto. Chissà cosa avrebbe detto Alberto Denzler, direttore Comunicazione Alitalia, che vent’anni fa la piazzò al 3° posto su 113 al premio “New York Sophisticated Traveller”. A me ha ricordato la sciatteria di certe bancarelle di paese quelle con gli occhiali “Alì talia”.
E dopo Alì, mi sono ricordato pure di Matteo Colaninno, figlio del capocordata di quella che fu l’operazione Alitalia affidata ai privati per il suo ennesimo tentativo di rilancio. E cosa scopro? Che nonostante tutta la ventata di rottamazione che c’è stata, venduta come un tifone, lui è ancora onorevole. Al suo posto. Come mai Giovanni Floris che fino a qualche anno fa lo invitava un martedì si e il seguente pure a Ballarò, ora non lo invita più?

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