La Procura di Roma vada fino in fondo. O il fondo lo avevamo già toccato? Il corsivo dell'editorialista Federico Guiglia

Grazie all’autorizzazione dell’editore e dell’autore, pubblichiamo questo commento uscito sul quotidiano Bresciaoggi

A volte ritornano anche i titoli dei giornali. Quello, celebre, dell’Espresso suonava così: “Capitale corrotta=nazione infetta”. Era il 1956, ma sembra ieri, nel senso proprio di ieri, se si guarda all’inchiesta esplosiva che a Roma ha appena portato in carcere 37 persone, indagandone altre cento per una serie di reati gravissimi, a partire dall’associazione mafiosa. Un intreccio tra affari, politica e delinquenza che sembra evocare anche un altro e più recente titolo di film e di puntate televisive tratte dal libro “Romanzo criminale”.

Ma stavolta la realtà supera ogni fantasia e fra gli indagati finisce pure l’ex sindaco Gianni Alemanno, del quale hanno perquisito la casa. L’operazione degli inquirenti, non ancora conclusa, apre intanto le porte del carcere a Massimo Carminati, ex Nar ed ex Banda della Magliana, accusato d’essere l’anima nera, in tutti i sensi, del sistema corruttivo ed estorsivo nel mirino degli investigatori. Sott’accusa è il groviglio di appalti e di faccendieri, di personaggi politici di destra e di ogni parte (anche rappresentanti locali del Pd e del Pdl risultano indagati), di dirigenti pubblici e criminali. Un insieme di quell’oscuro, ma non troppo “mondo di mezzo” che finiva per costituire, secondo l’accusa, una rete trasversale e autonoma che l’inchiesta non per caso ha voluto denominare “mafia capitale”.

Naturalmente, solo gli accertamenti in corso e i prevedibili processi diranno quanto fosse ramificato e come operasse quest’organizzazione. Così come sapranno distinguere con la serenità e la severità che la legge impone anche gli innocenti dai colpevoli con sentenza definitiva. Tutti i politici si tirano fuori, a cominciare da Alemanno, che si dichiara estraneo agli addebiti e sicuro d’uscire “a testa alta” dalle pesantissime accuse mosse e ribadite dal procuratore capo a Roma, Giuseppe Pignatone, secondo il quale “alcuni uomini vicini all’ex sindaco sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione”.

Ma in attesa, come si dice, che la giustizia faccia il suo corso, lo scenario descritto dalla magistratura dopo tre anni di indagine è sconvolgente. Non solo per l’estensione della zona grigia a cavallo fra illecito e criminalità, ma anche per quanti ambienti e ambiti diversi essa attraversasse. Gli affari non avevano confini né politici né morali: tutto bolliva nella stessa pentola di illegalità dilagante. Che la Procura di Roma vada fino in fondo, visto che il fondo già l’abbiamo toccato.

f.guiglia@tiscali.it 

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