Anche la Grecia è alle prese con l’elezione del prossimo presidente della Repubblica e tra i partiti politici non si trova l’accordo. Nella terza e ultima votazione di oggi l’ex commissario europeo, Stavros Dimas, ha raccolto soltanto 168 dei 180 necessari. Così, il Parlamento si vede costretto a sciogliersi e le elezioni previste per il 2016 devono essere anticipate al 25 gennaio.

IL FANTASMA DELLA CRISI

Oltre ai cittadini greci, le tensioni per il voto anticipato sconvolgono i mercati europei. La reazione è stata immediata. Il timore di una vittoria del partito di sinistra Tsipras, in testa negli ultimi sondaggi, fa temere gli investitori stranieri. Tra le proposte dell’organizzazione c’è la revisione del debito e il mancato pagamento di una parte di essa, azione che farebbe tornare la crisi dell’euro. Inoltre, con un nuovo governo resterà in aria il terzo salvataggio della Grecia e il pagamento dei debiti.

LE DEBOLEZZE DELLA BORSA

Tra i mercati più colpiti quello di Atene, che ha ceduto dell’11% dopo la notizia della terza fumata nera. Alla chiusura, lascia un terzo del valore mantenuto nel 2014. Invece l’euro è arrivato al minimo degli ultimi due anni con 1,21 dollari. A metà della sessione la Borsa di Milano è caduta del 2,3%, quella di Parigi del 0,6% e Francoforte del 0,8%. L’unica a salire è stata la Borsa di Londra. I titoli greci hanno toccato il livello più alto da luglio con l’11,5%.

LA FORZA DI TSIPRAS

Alcuni analisti sostengono che lo scetticismo dei mercati verso la decisione di anticipare le elezioni è motivato per la percezione del partito Syriza. Gli esponenti del movimento capeggiato da Tsipras hanno annunciato che, nel caso di arrivare al governo, stracceranno gli accordi precedenti con la Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale). Il ministro delle Finanze greco, Gikas Jardúvelis, ha detto che con i problemi di liquidità sarà difficile arrivare a marzo. A metà gennaio è previsto l’arrivo dei rappresentanti della Troika in Grecia per dare continuità alla quinta valutazione del programma di riforme, dopo il rinvio di due mesi della parte del riscatto. Ma ora lo scenario è tutto da rivedere.

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