Ancora una volta il Knesset, il Parlamento israeliano, è stato sciolto. Dal 1948, quando è stato fondato lo Stato di Israele, nessun governo è riuscito a finire il mandato. Questa volta il Paese andrà a elezioni anticipate il 17 marzo. Secondo il quotidiano Haaretz, l’informazione è stata confermata dal presidente del Parlamento, Yuli Edelstein, dopo una riunione con i capi gruppo parlamentari. “Con questo cerchiamo di mettere fine ad uno stato di ingovernabilità”, ha detto.

SCIOGLIMENTO DEL KNESSET

La decisione è stata presa dopo che il premier Benjamin Netanyahu ha chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia, Tzipi Livni, e il ministro delle Finanze, Yair Lapid, soci della coalizione che governa Israele da aprile del 2013. “Nelle ultime settimane Lapid e Livni hanno attaccato duramente il governo che guido. Livni è l’ultima che può accusarmi di irresponsabilità e Lapid ha fallito nella direzione dell’economia. Non posso più tollerare l’opposizione all’interno del mio governo. I cittadini meritano un governo nuovo, stabile e ampio”, ha spiegato Netanyahu. I due ministri uscenti hanno accusato il premier di compiere “un golpe di Stato” e di “trascinare il Paese verso elezioni inutili”.

IN TESTA NEI SONDAGGI

Gli ultimi sondaggi indicano che Netanyahu è sulla strada giusta per vincere ancora una volta le elezioni. Secondo la Bbc, il premier israeliano cerca una nuova amministrazione nella quale siano inclusi partiti religiosi che rappresentano i gruppi più conservatori tra gli ebrei ortodossi, i suoi alleati. Netanyahu ha chiamato le forze ultra-ortodosse dell’opposizione per stringere alleanze. Ha-Bayit, il partito nazionalista guidato dal ministro dell’Economia, Naftali Bennett, è la formazione politica che potrebbe conquistare più voti.

COALIZIONE FRATTURATA

Tra i motivi della crisi ci sono le divisioni interne nella coalizione di governo israeliano. A marzo del 2013 sono arrivati ad un accordo di cooperazione il Likud (il partito di Netanyahu), l’ultranazionalista Israel Beitenu (alle elezioni come Likud-Beitenu), il partito di estrema destra Habait Hayehudí, e i centristi Yesh Atid e Hatnua.

Il presidente Simon Peres riconosceva lo sforzo: “Conformare un governo è un compito complesso che richiede sforzo e risorse. Ci sono alcuni problemi, ma anche molte opportunità nell’ambito della sicurezza e la pace. Il Paese ne ha bisogno. È arrivata l’ora”. Dopo 22 mesi di legislatura l’alleanza non ha retto. Dopo molte divergenze, il progetto di legge sullo Stato ebraico è stata la goccia che ha fatto traboccare il bicchiere.

CRISI ECONOMICA

Anche i conti in rosso di Israele sarebbero alla base della crisi. Ma la scelta di andare ad elezioni anticipate potrebbe costare un peggioramento della situazione. “Netanyahu ha scelto di convocare elezioni in un momento particolarmente difficile. La crisi con gli Stati Uniti e la condizione in cui si trova la classe media sta deteriorando l’economia”, ha detto Yacoov Peri, ministro e compagno di Lapid nel partito Yesh Atid. Peri credi che la decisione di Netanyahu è irresponsabile per i costi delle elezioni.

L’economia israeliana, che era cresciuta del 3%, ha sofferto una contrazione dello 0,4% nel terzo trimestre del 2014. In più, secondo Fitch Ratings, l’operazione militare a Gaza è costata lo 0,6% del Pil di Israele.

QUESTIONE DI SICUREZZA

Il tema della sicurezza nazionale è un altro problema del governo israeliano e causa di scontro tra le diverse forze politiche. Ci sono stati l’attentato alla sinagoga di Har Nof a Gerusalemme e le accuse al leader palestinese Mahmoud Abbas di incitare alle aggressioni.

Il deputato del Likud, Yariv Levin, aveva presentato un piano di otto misure per “combattere il terrorismo”, tra cui la demolizione delle case dei palestinesi coinvolti in attacchi contro Israele, ma le parti più moderate della coalizione hanno condannato la proposta.

Nonostante il 17 marzo gli israeliani avranno l’opportunità di scegliere un altro governo (il numero 33 in 67 anni di esistenza come Stato), le problematiche che hanno portato a questa rottura restano.

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