Ecco adesso ha un nome riconosciuto. Si chiama Spino degli Iblei. L’Ente della Cinofilia Italiana ha finalmente riconosciuto questa razza canina. Quella del cane pastore, quello che fa da guardiano e da custode ai greggi di Modica, Ispica, Ragusa e Chiaramonte.
Quello che però l’Ente della Cinofilia Italiana non sa, è che il suo riconoscimento ha un doppio significato. Perché oltre che di riconoscimento canino trattasi di riconoscimento antropologico. Abbiamo finalmente un nome e cognome per il cosiddetto “cane di mannera”. Sotto tale denominazione da che tempo è tempo s’identificava, in particolare proprio tra le cave della babbissima provincia iblea, non solo l’animale quadrupede amico dell’uomo, ma anche quello bipede, meno amico dell’uomo, poco incline a emigrare lasciando i propri luoghi natii. Il “cane di mannera”, infatti, terminati gli studi, svolti normalmente con l’attenzione e la diligenza di chi non ne vuole “manco di calata”, era solito prendere ad usucapione un pezzo di marciapiede del Corso principale del paese d’origine e trascorrervi le più produttive ore della giornata in qualità di perditempo. L’anzianità in questo assai importante ruolo sociale all’interno della comunità, tipicamente, portava alla candidatura tra le fila dei vigili urbani, corpo scelto dell’amministrazione comunale, o in taluni casi, a quello di second’ordine – ma in tempi di crisi comunque ragguardevole- di ausiliare del traffico. Anche perché, dopo una vita a guardare chi ti passa davanti, il curriculum è bello che fatto tanta è la deformazione professionale.
Insomma dopo i fagioli e il caciocavallo anche il cane di mannera è DOC. W la Spino degli Iblei.

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