La decisione di Descalzi, i fattori greggio e South Stream, l'opinione del ricercatore Matteo Verda, i commenti del Sole 24 Ore e di Repubblica, e l'ipotesi di un aumento di capitale...

Lo stop di Putin al gasdotto South Stream e il calo del prezzo del petrolio hanno indotto i vertici di Eni a congelare la vendita del 43% di Saipem.

IL COMUNICATO DI ENI

Ecco come il colosso energetico capitanato dall’ad, Claudio Descalzi, ha annunciato ieri la decisione: “Lo scorso mese di luglio Eni aveva annunciato l’adozione di una nuova struttura organizzativa ancor più focalizzata sul business oil & gas. In questo contesto la partecipazione in Saipem era stata definita non più funzionale al perseguimento degli obiettivi strategici di gruppo. A valle di questa decisione, era stata avviata, con il contributo di un advisor finanziario, la valutazione di una serie di opzioni. Recentemente le condizioni di mercato sono divenute instabili e pertanto, pur confermando tale strategia, la valutazione delle opzioni è sospesa”.

IL GREGGIO IN PICCHIATA

Il calo del prezzo del petrolio (meno 40% negli ultimi sei mesi) che-  secondo gli osservatori – non si arresterà, anzi, dopo la recente decisione dell’Opec di non tagliare la produzione del greggio, è stato uno dei motivi che hanno indotto il Cane a sei zampe a rivedere la procedura di dismissione.

L’ANNUNCIO DI PUTIN

A incidere nella nuova strategia dell’Eni è stato anche l’annuncio della Russia di sospendere la costruzione del gasdotto South Stream, su cui Saipem è impegnata con 2,5 miliardi di euro circa di contratti.

L’OPINIONE DI MATTEO VERDA

“La retromarcia di Eni sulla vendita di Saipem era inevitabile – dice a Formiche.net Matteo Verda, ricercatore dell’Università di Pavia e dell’Ispi, e autore del libro “Una politica a tutto gas” –  La congiuntura del mercato petrolifero è difficile e ha già innescato un’importante operazione di consolidamento tra le aziende di servizi, Halliburton ha comprato Baker Hughes. Spesso in queste circostanze conviene più a chi compra che a chi vende”. Nel caso di Saipem poi – aggiunge Verda – “la vicenda South Stream ha fatto perdere all’azienda il 10% del portafoglio ordini. In attesa di capire come sarà regolata la questione con Gazprom, per Eni vendere ora vorrebbe dire fare un bello sconto. Anche nell’ipotesi trovando un compratore interessante. Insomma, non vendendo ora Saipem, il management di Eni ha reso un buon servizio ai propri azionisti. A cominciare dal governo”.

L’ANALISI DEL SOLE

Ai prezzi attuali, ha scritto oggi il Sole 24 Ore, “il rischio di una svendita per la società e la controllante era molto alto”. “La vendita della controllata, comunque, non è in discussione – secondo il quotidiano di Confindustria – così come non cambia l’obiettivo della controllante, più volte ribadito dal ceo Claudio Descalzi, cioè quello di massimizzare il valore per gli azionisti di entrambe”.

IL COMMENTO DI REPUBBLICA

La decisione dell’Eni di congelare la vendita di Saipem prospettata a luglio è – ha scritto Andrea Greco di Repubblica – una “scelta logica e sensata: non si vende una casa con il tetto rotto”. Era “autolesionismo – secondo Repubblica  – procedere con la vendita di un’azienda che a metà 2012 quotava 40 euro ad azione, a luglio 2014 era sui 20 e ieri ha chiuso a 8,68 euro”. Comunque, ha concluso Greco, “va risolto il nodo del debito, 5 miliardi prestati da Eni che con il suo rating fa risparmiare a Saipem almeno 50 milioni l’anno. Meno debiti, più capitale è la strada: e un aumento non lo esclude neanche l’ad Vergine, ormai”.

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