C’è un detto a napoli ed io essendo napoletano doc ve lo posso assicurare che è realtà vissuta, “Ogne scarrafone è bello ‘a mamma soja” concetto base il quale, il proprio figlio storto o brutto, strano o genio che sia, resta sempre il più bello del mondo.
Adesso mettiamo in campo un altro concetto il quale da Papà mi sento sempre preso, se i miei figli desiderano qualcosa, io cerco sempre di soddisfarli, capisco che non è il massimo dell’educazione e della pedagogia, ma essendo nato e cresciuto in una famiglia povera e ultimo di 7 figli, cerco inevitabilmente di poter sempre donare un sorriso ai miei figli, sempre nel limite del possibile.

Fatte tutte queste promesse, vorrei mettere alla vostra attenzione il caso “Shiloh Pitt” detta così, vuole dire nulla, anche perché, chi non segue il jet-set holliwoodiano non sa chi sia Shiloh, ne conosce però sicuramente il cognome, “Pitt”.

Seven o sette anni in Tibet sono due grandi titoli di film, con un attore, biondo, bello, profondo, pronto a sfamare anche il pubblico più esigente del caso, grandi interpretazioni, quel papà si chiama Brad Pitt.

Shiloh Nouvel, nata a Swakopmund, in Namibia dal matrimonio tra Brad Pitt e Angelina Jolie, oggi ha 8 anni e qualche giorno fa ha fatto parlare di se, facendo il giro del mondo con la sola presenza su un cosiddetto redcarpet alla presentazione del nuovo film “Unbroken”.

Shiloh, si è presentata con capelli corti e taglio da maschiaccio ed un completo giacca e cravatta, detta così, sembra che il tutto fosse solo una trovata pubblicitaria per far parlare del film, purtroppo così non è.

Mamma Jolie in un intervista dice chiaramente che la figlia ama vestirsi da maschio e portare i capelli come i fratelli, e sopratutto non ama farsi chiamare Shiloh ma John, in poche parole è il prodotto di una battaglia ideologica portata avanti da una madre sostenitrice e sempre in prima linea sul fronte del rispetto e dell’impegno per la tutela delle persone omosessuali e di “non sentirsi turbata dall’indole della figlia, tanto da rispettare le sue scelte”.

Ricordiamoci che Shiloh ha sempre e solo 8 anni ed a quella età anche chi è estremamente accogliente alla teoria del gender, spiega che non è possibile per un infante decidere cosa essere ma tranquilli, tanto mamma Jolie ha tutto sottomano, dichiara durante infatti ad un intervista fatta a Vanity Fair “Mia figlia – si sente un ragazzo, per questo le abbiamo tagliato i capelli”. Leggendo queste parole cerco di immedesimarmi nel tutto e penso, chi non ha mai ammirato i propri fratelli o tentato almeno di percorrere le stesse orme ma qui mi sembra che ci sia un esagerazione voluta e spinta dai genitori, mi sa tanto di plagio bello e buono, tanto è vero che Brad aveva aggiunto: “Finora l’avevo sempre chiamata ‘Sh’”, ma lei continua a interrompermi e a chiedermi di chiamarla John”.

Adesso dico io, nonostante ho bene impresso i due concetti iniziali dello “scarafone e del poter donare sempre ai miei figli un sorriso” , avvallare scelte di una complessità così profonda e senza le dovute precauzioni solo per il puro gusto di far credito ad una battaglia ideologica, senza sopratutto aver bene in mente le conseguenze che questo può avere su Shiloh e i suoi fratelli, sembra ragionevole tutto questo?!

Per fortuna anche se con poco successo c’è una donna in tutta la storia, che tenta ed ha provato a dare una raddrizzata a questo susseguirsi di pazzie, questa coraggiosa si chiama Jane, Nonna di Shiloh e madre di Brad, si è ostinata per mesi a regalare vestiti da principessa alla piccola nel tentativo di farle cambiare idea, ma come si sa, nuore e suocere difficilmente vanno d’accordo e quindi il tutto è stato catalogato come irrispettoso da parte di Jolie che ha surclassato ogni tentativo della Nonna Jane.

Resta ormai da capire se questa farsa vada avanti nel tempo, anche se la preoccupazione di un altro caso “Bruce – Brenda – David – Raimer” il bambino che qualcuno volle bimba, c’è ed così vivo ancora da far tremare le gambe, c’è un libro che parla D tutto questo, mai tradotto in Italia ma che Brad è Angelina possono leggere tranquillamente As Nature Made Him: the Boy Who was Raised as a Girl (2000), entrato fra i best seller del New York Times e insignito di vari premi. Buona fortuna e buona lettura, un papà.

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