Le domande dell'economista Rinaldi, le risposte del professor Lars Feld e...

Grazie alla consolidata dinamicità dell’Ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca presso il Governo Italiano, S.E. Reinhard Schäfers, promotore di frequenti e interessantissimi incontri fra esponenti tedeschi e italiani del mondo istituzionale, imprenditoriale, economico, accademico, bancario e sociale, ieri sera 3 dicembre sono stato invitato presso la prestigiosa residenza romana di Villa Almone, a un dibattito con il prof. Dr. Lars Feld.

Il professore, molto conosciuto in Germania, oltre ad essere professore di Politica Economica presso la famosa Università di Freiburg, è membro del Consiglio tedesco di esperti per la valutazione dello sviluppo macroeconomico, meglio conosciuto come il “Consiglio dei cinque saggi dell’economia” ed è stato l’ideatore dell’ERF (Fondo di Redenzione Europeo) che gli ha consentito fra l’altro, di essere eletto nel 2013 dal quotidiano Allgemeine Zeitung, “l’economista più influente della Germania”. Il professore è anche il Direttore dell’Istituto ordoliberale Walter Eucken della stessa Università e pertanto l’occasione è stata più che unica per conoscere il suo pensiero sulla situazione economica europea e soprattutto per poter fare domande dirette e circostanziate sul Fondo di Redenzione Europeo. Per quanto il tempo a disposizione fosse limitato, sono riuscito comunque a formulare al professore le seguenti domande:

Prof. Lars Feld, in qualità di membro del “Consiglio dei cinque Saggi dell’economia” è stato promotore nel 2012 della proposta di costituire un Fondo di Redenzione per la gestione dei debiti pubblici dei paesi dell’eurozona. Lei questa sera ci fa sapere che se la BCE agisce con opportuni stimoli monetari non sarebbe più necessario attivare un Fondo di Redenzione del genere, ovvero come preferisce denominarlo lei, un Patto di Redenzione. Tuttavia la proposta da lei ideata è stata recepita e rilanciata anche da un recente studio commissionato dalla Presidenza della Commissione Europea, consegnato a fine marzo scorso, che sembra fatta apposta per il rispetto automatico dell’art. 4 del Fiscal Compact sulla riduzione ventennale dell’eccedenza del 60% del rapporto debito/PIL. Ebbene, l’accordo della Grosse Koalition del dicembre 2013 del III^ Governo Merkel, ha escluso qualsiasi forma di “mutualizzazioni” dei debiti e pertanto desidererei sapere la sua posizione attuale sul Fondo di Redenzione ed eventuali modifiche che tengano conto dell’orientamento del Governo tedesco e se sarebbe prevista la perdita di sovranità fiscale, e in quale forma, nel caso in cui un paese non fosse disponibile ad aderire al Fondo. Grazie“.

La risposta del prof. Lars Feld:

Il Patto/Fondo di Redenzione funziona e ha una sua validità solo con tassi d’interesse con spread alti fra i paesi dell’eurozona, ma fintanto rimangono bassi non se ne vede la necessità. Ribadisco che se la BCE agisce a livello monetario, non è necessario applicare l’ERF. La non disponibilità di mutualizzazione dei debiti inserita negli accordi della Grosse Koalition, è essenzialmente una scelta politica e non tecnica e abbiamo chiesto una verifica costituzionale per valutare il dubbio se tale Patto/Fondo violi l’autonomia di bilancio”.

Queste sono state le risposte alle mie domande specifiche sul futuro dell’ERF e francamente sono rimasto stupito come il suo stesso ideatore abbia in un certo senso preso le distanze sul Fondo di Redenzione, relegando la sua validità ad una sola questione di spread. Sappiamo che il vero motivo che invece ha indotto gli esperti incaricati dalla Presidenza scorsa della UE nel “riesumare” il progetto del Fondo di Redenzione del prof. Feld, risiede nella necessità di attivare un meccanismo automatico per il rispetto dei vincoli previsti dal Fiscal Compact, in particolare quello sul rientro ventennale dell’eccedenza del surplus rispetto al 60% di Maastricht, ribadito da Lisbona, e non per una questione di differenziale di tassi fra i paesi eurodotati.

Non una necessità di stabilizzazione dei tassi fra titoli pubblici di paesi euro con l’emissione di eurobond, quanto la volontà di attivare un meccanismo coercitivo per il rientro delle eccedenze di debito con garanzie collaterali patrimoniali che inducano i vari Governi a rispettare puntualmente gli impegni sottoscritti con il Fiscal Compact. Ulteriore curiosità ha suscitato la notizia che è stata attivata una verifica costituzionale per capire se questo Patto/Fondo di Redenzione violi o meno l’autonomia di bilancio tedesco, tanto per ribadire ancora per una volta come in Germania si è scelta la via giuridica-costituzionale e non economica come mezzo giustificativo o meno a qualsiasi vincolo esterno.

In ultimo è rimasta non esaudita la mia curiosità nel conoscere il pensiero del professore, tanto ascoltato dal Governo tedesco, in merito all’eventualità se il suo stesso progetto di costituzione di un Fondo di Redenzione fosse in futuro perorato direttamente dalla Commissione Europea con finalità diverse da quelle che hanno animato il suo originario concepimento (almeno dopo aver sentito dalla bocca del suo stesso ideatore le motivazioni per il quale è stato proposto!).

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