L'analisi di monsignor Lorenzo Leuzzi tratta dall'ultimo numero della rivista Formiche

Il discorso di papa Francesco al Parlamento europeo costituisce un dono inesauribile per la comunità europea e per ciascuno di noi. Si tratta di un testo di grande spessore antropologico, ma soprattutto teologico. Leggendolo il cuore e la mente corrono veloci verso la grotta di Betlemme, dove il mistero di Dio si è rivelato illuminando la “dignità trascendente dell’uomo”.

La vera novità del Natale da poco celebrato è nascosta nell’aggettivo trascendente con il quale papa Francesco ha voluto qualificare il concetto di dignità. Non basta, infatti, affermare la dignità dell’uomo; oggi è necessario che tale dignità abbia un fondamento trascendente.

L’Europa conosce bene il rapporto trascendente dell’uomo con Dio. Quest’ultimo, tuttavia, col tempo si è trasformato in un mero rapporto trascendentale, riducendosi sempre più a “pura possibilità”, portando l’uomo a perdere ogni contatto con se stesso e con la realtà che lo circonda, divenendo una vera “monade” chiusa in se stessa.

È la solitudine dell’uomo europeo. Ma è anche la solitudine di ciascuno di noi, illusi di poter essere un assoluto, liberi da ogni forma di relazione con gli altri e di poter assoggettare tutto e tutti. Quanta illusione c’è nel nostro cuore e nella nostra mente! Eppure, avvertiamo il grande desiderio di aprirci alla verità del nostro essere, al desiderio di essere qualcuno e non “oggetto di scambio e di smercio”. All’Europa un po’ invecchiata e compressa papa Francesco ha offerto la strada per uscire dalla solitudine: promuovere la dignità trascendente dell’uomo.

È un compito non facile, ma ineludibile per il futuro delle nuove generazioni. È necessario riprendere fiducia consapevoli del grande bagaglio culturale dell’Europa, dei pilastri antropologici già presenti nella vita dei popoli. Non si tratta, dunque, di ricominciare da capo, ma di lasciarci sollecitare dalla nuova realtà storica che apre prospettive nuove per l’uomo europeo. È la stagione di un nuovo protagonismo storico, che inserisce sempre più l’uomo nella costruzione della storia. Dunque, non si tratta di ribadire una dignità dell’uomo astratta e indefinita, vuota di contenuti e abbandonata in balia delle forze dinamiche della società, ma di una dignità trascendente dell’uomo che lo difenda e lo liberi da ogni tentativo di strumentalizzare la sua grandezza.
La dignità dell’uomo è trascendente perché precede ogni forma di riconoscimento storico. È l’uomo in quanto tale la vera sorgente di una società che non è la somma di tanti individui, ma il “noi-tutti”, dove ogni uomo è accolto per quello che è e non per quello che ha. È la cultura dell’incontro e non dello scarto!

Promuovere la dignità trascendente dell’uomo, pertanto, è molto più complesso che in passato. Infatti non è il ritorno alla sua dimensione religiosa, che sempre va promossa e difesa. Ma è la ricerca di un fondamento della socialità che coinvolge l’uomo nella sua integralità, corporea e spirituale, naturale e storica, temporale ed eterna.

L’uomo ha una dignità trascendente che non può più essere pensata come limitata alla sua esperienza religiosa. Essa, infatti, interessa la stessa convivenza umana, la quale può essere funzionale alla sua crescita oppure distruggerla.

Il papa venuto dalla fine del mondo non ricorda all’Europa con nostalgia le sue radici cristiane. Ma richiama all’Europa le sue potenzialità, quella unità tra immanenza e trascendenza che ha animato la sua storia. L’Europa può garantire la dignità trascendente dell’uomo perché ha nella sua storia le premesse dottrinali ed esistenziali per farlo. È questa la via per superare le difficoltà della crisi del 2008, come ha saputo superare lacrisi del 1989. L’Europa non è sola in questa impresa. La Chiesa, che fin dalle origini ha servito i popoli europei, proseguendo nella sua opera evangelizzatrice non impone una cultura o una religiosità. Annuncia che Dio è entrato nella storia per difendere la dignità trascendente dell’uomo, assumendo Lui stesso la causa dell’uomo e offrendo a tutti gli uomini la strada per camminare nell’unità e nella pace: la strada del dono.

Come Lui è un dono gratuito, così lo è ogni uomo che viene all’esistenza. Uscire dalla solitudine significa imparare ad accogliere il dono dell’esistenza altrui, frutto dell’amore e non della programmazione sociale. Quest’ultima, infatti, è la vera fonte della solitudine dell’uomo contemporaneo! L’uomo europeo lo sa e la sperimenta nella sua esistenza concreta. Ma non è l’ultima parola: l’uomo europeo può ripartire perché non è solo, ma perché c’è la comunità cristiana che gli può offrire la chiave interpretativa del suo essere nella storia: il Dio fattosi carne (cf. Gv 1,14).

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