È ufficiale: il 2014 è stato l’anno più caldo mai registrato, da quando nel 1880 si sono cominciati a raccogliere i dati sulla temperatura terrestre. Secondo le analisi effettuate dagli scienziati del Goddard Institute of Space Studies (GISS) della Nasa e del National Oceanic and Atmospheric Administration Usa (Noaa) pubblicate venerdì 16 gennaio, i dodici mesi appena conclusi hanno superato di 0,04 gradi centigradi il record registrato precedentemente nel 2010. I dati sono stati confermati anche dal Met Office britannico.

UN RECORD MAI REGISTRATO DAL 1880

La media annuale della temperatura del suolo terrestre e della superficie degli oceani è stata di 58,24 gradi Fahrenheit, 1,24 gradi superiore rispetto alla media registrata nel Ventesimo secolo, secondo il NOAA. Prese in analisi singolarmente, le temperature medie globali terrestri sono risultate 1,80 gradi Fahrenheit sopra la media, mentre le temperature oceaniche di superficie superiori di 1,03 Fahrenheit. Un dato, quest’ultimo dei mari, che ha contribuito in maniera decisiva ad assegnare il record di “hottest year” al 2014. La temperatura al suolo, infatti, è stata in proporzione meno alta, pur avendo raggiunto picchi mai visti in alcune aree geografiche. I mesi che hanno registrato le temperature più alte sono stati maggio, giugno, agosto, settembre, ottobre e dicembre. Il 2014 ha superato, così, tutti i picchi registrati in precedenza, compresi quelli del 1998, del 2005 e del 2010.

NASA e NOAA, che raccolgono separatamente i dati e le rilevazioni sulla temperatura, hanno notato che per quanto riguarda gli ultimi decenni le loro stime sono pressoché identiche. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che il 2014 sia stato l’anno più caldo incrociando i dati delle due agenzie e facendo diverse verifiche.

LE EMISSIONI DI BIOSSIDO DI CARBONIO E GAS SERRA

I ricercatori della NASA hanno inoltre segnalato che, fatta eccezione per il 1998, tutti i dieci anni più caldi mai registrati si sono verificati a partire dal 2000. Dal 1880, infatti, la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di circa 1,4 gradi Fahrenheit (pari a 0,8 gradi Celsius), una tendenza imputabile all’aumento delle emissioni di biossido di carbonio (che nel 2013 ha superato le 400 parti per milione per la prima volta in 800,000 anni) e gas simili nell’atmosfera, quali la concentrazione di CO2. La maggior parte del riscaldamento globale si è verificato, infatti, negli ultimi tre decenni. «Questo è l’ultimo di una serie di anni caldi, in una serie di decenni caldi – ha spiegato il direttore del GISS Gavin Schmidt -. Mentre le classifiche dei singoli anni possono essere influenzate da modelli meteorologici caotici, le tendenze a lungo termine sono collegate a fattori di cambiamento climatico causati dall’emissione massiccia di gas serra».

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L’AGENZIA METEO DEL GIAPPONE

Le conclusioni di NASA e NOAA confermano quelle dell’Agenzia meteorologica del Giappone, che era stata la prima delle quattro principali agenzie del pianeta a rilasciare l’elaborazione dei dati sul riscaldamento globale relativa allo scorso anno, e aveva definito il 2014 come l’anno più caldo sulla base dei suoi registri, che vanno indietro fino al 1891.

IL PRIMATO DEGLI STATI UNITI

Se si fa un confronto con i dati raccolti a livello globale, solo negli Stati Uniti il 2014 si attesta come il 34° anno più caldo mai registrato, il diciottesimo consecutivo. Secondo le analisi effettuate nel mese di dicembre dal Climate Central, diciassette grandi aree metropolitane degli Stati Uniti, che rappresentano il 9% della popolazione del Paese, hanno raggiunto questo record. Dieci di queste 17 si trovano in California, che si stima abbia avuto uno dei cinque anni più caldi previsti, proprio nel 2014. «I dati regionali sono forse più significativi di quelli macro» spiega all’Huffington Post americano Jonathan Overpeck, co-direttore della University of Arizona’s Institute of the Environmen. «In luoghi come la California, il sud-ovest degli Stati Uniti e più generalmente in Australia e in alcune zone del Brasile, il caldo record sta inasprendo la siccità e mettendo a rischio i nostri rifornimenti d’acqua e le foreste».

IL RUOLO DI FENOMENI COME EL NIÑO O LA NIÑA

Mentre nel 2014 la temperatura del pianeta conferma la tendenza costante al riscaldamento terrestre, gli scienziati sono curiosi di capire quali fluttuazioni della temperatura media globale si verifichino in corrispondenza di fenomeni quali El Niño o La Niña. Il riscaldamento e il raffreddamento caldo del Pacifico tropicale si pensa, infatti, che abbiano appiattito la tendenza al riscaldamento a lungo termine nel corso degli ultimi 15 anni. Questo tipo di monitoraggio sarà particolarmente interessante soprattutto alla luce del fatto che il caldo record registrato quest’anno è stato caratterizzato dall’assenza di fenomeni simili: «Anche se le temperature nel Pacifico erano in rialzo nel 2014, le condizioni atmosferiche non hanno permesso ad El Niño di formarsi», si legge sul sito Nature.

I METODI DI MISURAZIONE DI GISS E NOAA

L’analisi GISS incorpora misure di temperatura superficiale di 6.300 stazioni meteorologiche, osservazioni della superficie del mare e monitoraggio della temperatura da stazioni di ricerca in Antartide. Questi dati grezzi vengono analizzati utilizzando un algoritmo che tiene conto della variazione tra le stazioni in tutto il mondo e gli effetti distorsivi del riscaldamento urbano. Il risultato è una stima della differenza di temperatura media globale rispetto al periodo di riferimento che va dal 1951 al 1980. Gli scienziati della NOAA utilizzano in gran parte gli stessi dati grezzi, ma prendendo in considerazione un lasso temporale di riferimento diverso. Usano, inoltre, altri metodi per stimare le temperature globali.

LA REAZIONE DEI CLIMA-SCETTICI

Mentre per molti enti che si occupano di clima, come Greenpeace, questi dati smentirebbero ancora una volta il mito che il riscaldamento globale si sia fermato e c’è chi, come il New Yorker, definisce l’anno appena trascorso come «il più caldo nella nostra fredda indifferenza», a sottolineare come l’uomo non si curi di ciò che sta provocando all’ecosistema, non mancano voci fuori dal coro che invalidano i dati presentati. Earthland Institute fa notare, per esempio, come l’allarme lanciato sull’impennata di caldo del 2014 strida con i dati di dicembre che rilevano un aumento dell’8,2% dei ghiacci presenti sulla superficie terrestre, rispetto alla media del periodo 1981-2010. Fenomeno spiegabile con la diminuzione dello scioglimento dei ghiacci artici e l’aumento di quelli antartici.

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