In attesa del voto, non ha espresso preferenze. Nonostante sia stata per tre anni, dal 2009 al 2012, deputata del Pasok, il partito socialista ellenico. E, quindi, non disdegni la politica. Tutt’altro. Ma, con o senza endorsement pubblico, secondo quanto risulta a Formiche.net, Elena Panaritis è una carta di prim’ordine nella manica di Alexis Tsipras, il leader di Syriza, la formazione di estrema sinistra data per favorita dai sondaggi alla vigilia del voto politico in Grecia.

Una spessa verniciatura accademica ed entrature privilegiate nella finanza e la politica internazionali, quelle di Panaritis, che potrebbero aprire anche porte ora sbarrate a un governo guidato o partecipato da Syriza. E, soprattutto, “validare” una proposta di rinegoziazione del debito pubblico greco con i creditori internazionali di Atene firmata dall’economista ellenica.

LA FORMAZIONE 

Panaritis, vicina ai cinquant’anni portati in maniera sbarazzina, si è laureata all’American College di Atene e ha conseguito master a Bologna, Washington, Harvard e Fontainebleau, in alcune delle più prestigiose business school al mondo. Questo vagabondaggio intellettuale oggi le permette di parlare fluentemente diverse lingue (greco, inglese, italiano, spagnolo, francese a, a livello di base, tedesco) e di avere stretti rapporti con economisti universitari e dirigenti, top manager ed executive di istituzioni finanziarie pubbliche e private.

DALLA BANCA MONDIALE AL PERÙ 

Panaritis ha lavorato per undici anni alla Banca Mondiale, specializzandosi nei diritti di proprietà. La riforma e la modernizzazione di questi diritti e degli strumenti in grado di farli valere, a cominciare dal catasto, sono una delle pietre angolari – emerge dagli studi di Panaritis – della modernizzazione economica: permettono, infatti, a “proprietà personali, basate su diritti di proprietà informali e insicuri, di essere convertite in diritti certi, suscettibili di valutazione e valorizzazione come capitale produttivo”. Questo modello ha contribuito in maniera consistente al “miracolo economico” del Perù, ama ricordare l’economista greca, che ha collaborato a lungo con il governo di Lima. Un Paese che, tra il 1989 e il 2013, ha visto diminuire i poveri dal 60 al 22% della popolazione, passare il Pil dal -12 al +6% annuo, calare l’inflazione dall’84mila al 2,6%. E potrebbe essere riproposto anche in Grecia, dove privatizzazioni e opere pubbliche sono spesso bloccate da incerti diritti di proprietà e il catasto funziona sono nelle aree ex-italiane.

RICCHEZZA IMMATERIALE 

Panaritis, dopo aver insegnato in alcune delle primarie università e scuole di master internazionali, è attualmente editorialista di importanti pubblicazioni (come il quotidiano britannico di sinistra “The Guardian”), ricercatrice e imprenditrice in proprio. Guida “Panel Group”, una società che offre consulenza a governi e investitori privati e valorizza proprietà sottovalutate, fornendo assistenza sulla trasformazione di beni immobiliari invendibili e infruttuosi in valori vendibili. In questo modo, tra l’altro, si liberano risorse in grado di incrementare il cosiddetto “capitale sociale”, una ricchezza immateriale – è l’opinione di Panaritis – tanto più disponibile quanto più un sistema politico si mostra capace di combattere, con successo, i condizionamenti sociali sulla maturazione individuale e professionale di persone potenzialmente di uguale competenza.

CAPITALE SOCIALE

Uno dei teorici della valorizzazione del “capitale sociale” è lo studioso americano di origini giapponesi Francis Fukuyama (l’autore della controversa “fine della storia” a seguito della caduta del Muro di Berlino) che è stato, come Panaritis, consulente del governo peruviano quando alla guida ne era il politico di famiglia nipponica Alberto Fujimori. La comunanza di studi e impegno pubblico tra Panaritis e Fukuyama spiega la presenza del politologo nell’advisory board dell’ultima creatura dell’economista greca: la fondazione “Thought for Action”. Che si propone di “individuare e rimuovere gli ostacoli che frenano il benessere nel mondo”.

LACCI E LACCIUOLI

Fukuyama, già guru del movimento conservatore americano, da cui si è allontanato dopo gli interventi militari in Afghanistan e Irak, nei suoi ultimi lavori si è schierato per una democrazia “no frills” e decisionista. Secondo il politologo, infatti, è necessario che agli eletti, negli Usa e altrove, venga permesso di evitare i “lacci e lacciuoli” che frenano, e spesso impantanano, la politica. A cominciare dai tribunali.

Con Fukuyama nell’advisory board di “Flight for Action” siedono Nobel per l’Economia, come Chrisopher Pissarides, esponenti del gotha bancario (da William Buiter di Citigroup a Cyrus Ardalan di Barclays Capital) e dei fondi (Carlos Manana di InterAmerican Investment Corporation). Amicizie che da lunedì potrebbero risultare utili allo “sdoganamento” di Syriza.

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