Il massacro parigino induce ad alcune riflessioni il politologo ebreo americano di origine rumena esperto di studi strategici, Edward Luttwak

Grazie all’autorizzazione del gruppo Class Editori, pubblichiamo l’intervista di Goffredo Pistelli a Edward Luttwak uscita oggi sul quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi

A Edward Luttwak il politically correct non fa velo. Questo ebreo americano d’origine rumena, politologo e esperto di studi strategici, quando viene chiamato a parlare di terrorismo islamico, non infiocchetta distinguo ma dice quello che pensa. E il suo pensiero è spesso durissimo. È il caso di questa conversazione che ci ha concesso a poche ore dalla strage del Charlie Hebdo a Parigi.

Mr. Luttwak questo attentato, nel cuore dell’Europa, è per gli Europei un brutto risveglio, non trova?

Il punto non è solo di svegliarsi ma di agire.

Vale a dire?

Quello che c’è da fare è chiaro: dovete delegittimare questo trionfalismo musulmano.

Ma come, c’è un attacco terroristico e lei mi parla del trionfalismo? Che c’entra?

Centra, perché il trionfalismo è quello che crea un’atmosfera per cui qualcuno si sente in diritto di uccidere la gente.

Ma a quale trionfalismo si riferisce?

Quello praticato da persone, ragazze magari, che vanno con il hijab indosso per dimostrare la loro partecipazione a questa forma estrema di islamismo. Magari parlano perfettamente l’italiano, sono carine e gentili, dicono «non siamo affatto sottomesse», ma poi difendono Hamas, con la sua costituzione genocida.

Quella musulmana non è una religione come tutte le altre?

No, perché appunto vuole tutte le altre sottomesse. E in questa sottomissione prevede che le persone e gli Stati chinino il capo. Il disegno è che lo faccia Roma, Parigi, Washington.

Non c’è possibilità di discussione, quindi?

È inutile perdersi in chiacchiere con gente come Tariq Ramadani (scrittore e imam ginevrino di origine egiziana, che piace molto al mondo francofono, ndr), dovete sfrondare, dovete smettere di legittimarli o vi ritroverete quattro pazzoidi col kalashinikov in pugno, come questi di Parigi, che magari fino a ieri avevano fatto il ragioniere, l’architetto, il medico.

Sfrondare come?

Smettendo per esempio di parlare per acronimi: basta dire Isis. Cominciate a chiamarlo Stato islamico. E a cessare di trattare la religione musulmano come le altre. Capisco, che sia troppo spinoso, ma dovete ammettere che l’unico scopo di quel credo è sottomettere gli altri.

Nessuno la fa, secondo lei?

Ci sono già editori e giornalisti che, in Europa, hanno deciso di non occuparsi di questi cose e stare alla larga da queste vicende. La sottomissione comincia così.

E con gli islamici europei nessun dialogo è possibile allora?

L’unico dialogo è questo: «Riformatevi e diventate un altro tipo di religione». Non possono venire a dirci che non stanno con Isis perché sono brutti e cattivi, in quanto tagliatori di teste, e schierarsi con Hamas che, all’articolo 7 della propria Costituzione, prevede l’uccisione di tutti gli ebrei. Il giornalista, l’intellettuale e chiunque altro appoggi Hamas non merita di stare nella società civile, in quanto sostiene un’intenzione genocida proclamata.

Ma l’Europa della politica che cosa dovrebbe fare?

Essere meno ipocrita. Francois Hollande lo è quando avalla l’idea di un Islam moderato. È una falsa moderazione: l’imam che non perde un congresso sul dialogo interreligioso, lo trovi poi su YouTube con le prediche in arabo con cui chiama tutti alla jihad, alla guerra santa. I politici europei smettano di essere ipocriti perché, così facendo, indeboliscono milioni di post-islamici del Vecchio Continente.

Di chi parliamo?

Di quegli immigrati, oggi spesso cittadini francesi, tedeschi, belgi, olandesi, che hanno voltato le spalle alla religione musulmana perché hanno capito che è irreformabile. Sono quelli che lasciano andare le loro moglie vestite all’occidentale, che non menano le loro figlie perché si scoprono le braccia. Vivono in Europa e oggi sono in imbarazzo a causa dell’ipocrisia di tanti vostri primi ministri.

Che cosa c’è nelle menti di chi ha organizzato l’attentato di Parigi? Le bombe ai treni in Spagna, nel 2004, spodestarono José Maria Aznar, impedendone la rielezione. Le raffiche parigine vogliono favorire l’avvento delle destre in Europa? Vogliono alzare il livello di scontro?

Alzare il livello dello scontro sarebbe sbagliato. Però siete di fronte a una scelta: o delegittimate l’Islam o delegittimate la democrazia.

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