L’Africa come teatro dello spionaggio internazionale del Ventunesimo secolo. Stando ai delicatissimi contenuti di alcuni spy cables pubblicati da Al Jazeera, sarebbe emersa una routinaria attività di scambio e cooperazione tra le agenzie di intelligence per frenare il dissenso politico in alcune zone.

IL RUOLO DELLA SOUTH AFRICA’S STATE SECURITY AGENCY

Nello specifico, la South Africa’s State Security Agency (SSA) avrebbe diffuso informazioni su alcune ONG “scomode”, su personalità politiche e gruppi esiliati dai servizi segreti, perché ritenuti “inappropriati” dall’establishment africano. Tra queste si annoverano:

– L’applicazione di una “specifica valutazione di sicurezza” per il direttore di Greenpeace International Kumi Naidoo, attivista per i diritti umani di provenienza sudafricana, perché considerato un pericolo per la security in vista di un importante vertice internazionale.

– Una richiesta avanzata dal Camerun di spiare un leader dell’opposizione poche settimane prima delle elezioni.

– Un tentativo da parte del Ruanda di individuare e schedare i “fuggitivi del genocidio” e i “negazionisti” come bersagli per la sorveglianza.

– Un accordo con lo Zimbabwe per spiare le “ONG canaglia” le cui attività erano considerate “volte a sovvertire l’ordine costituzionale”, tra cui think tank, media e social network.

– Le insistenti richieste da parte dello Sri Lanka di spiare i gruppi della diaspora Tamil, con Colombo che rivolgeva continue quanto non verificate accuse sul fatto che i separatisti avessero costruito campi di addestramento militare in Sudafrica sin dal 1998.

LA COREA DEL SUD E IL CASO GREENPEACE

In particolare, un documento segreto datato 2010 spiega come, nove mesi prima il G20 di Seoul, la Corea del Sud avesse chiesto “valutazioni di sicurezza specifiche” nei confronti di tre uomini. Due di questi sono stati etichettati come “persone pericolose” e quindi arrestati in Pakistan nel 2004. Il terzo è stato identificato nel direttore di Greenpeace, Kumi Naidoo. Al Jazeera ha informato l’attivista di tale richiesta, e lui  si è detto niente affatto sorpreso della cosa: «Siamo perfettamente consapevoli, soprattutto dopo il caso Snowden e le informazioni trapelate da Wikileaks, che siamo tutti sotto costante sorveglianza. Ma certo, è agghiacciante ottenerne la conferma» ha spiegato l’uomo all’emittente araba. Da quello che si legge nel cable, non si sa però se il Sud Africa abbia rispettato alla lettera la richiesta della Corea del Sud.

L’OPPOSIZIONE DEL CAMERUN A PIERRE MILA ASSOUTE

I documenti segreti rivelano anche che il Camerun chiese al Sudafrica di spiare per alcune settimane un leader di spicco dell’opposizione, in vista delle elezioni presidenziali, con l’intenzione di contestarle. Ecco i fatti. Pierre Mila Assoute si staccò dal partito di governo e cercò di sfidare il presidente del Camerun Paul Biya nelle elezioni presidenziali del 2004 e successivamente nel 2011. «Secondo fonti dei servizi segreti camerunesi, Assoute si pensa abbia viaggiato in Sudafrica» aveva scritto un agente SSA nel settembre 2011, più di un mese prima delle elezioni presidenziali in Camerun.

L’intelligence camerunese aveva chiesto alla SSA di confermare o smentire se il signor Assoute fosse effettivamente andato in Sudafrica e che scopi avesse. A questa richiesta il Sudafrica aveva risposto che «Pierre Mila Assoute non ha commesso alcun reato tale da legittimare la diffusione da parte del Sudafrica di informazioni». Il risultato? Così come nel 2004, anche nel 2011, la candidatura di Assoute fu respinta. Attualmente l’ex leader politico vive in Francia.

IL MONITORAGGIO DI ONG “SCOMODE”, THINK TANK, MEDIA E SOCIAL NETWORK

Un capitolo del caso che coinvolge il Sudafrica riguarda anche una serie di offerte di condivisione dell’intelligence, tra cui un “memorandum d’intesa” con lo Zimbabwe. Ovvero il monitoraggio di un elenco di organizzazioni, tra cui ONG e think tank, le cui attività vengono considerate “volte a sovvertire l’ordine costituzionale”. Il documento mostra anche un accordo tra le parti di tenere alta la sorveglianza su gruppi di media, tra cui anche i social network, e di condividerne dettagli e notizie.

IL RUANDA, I FUGGITIVI E I NEGAZIONISTI DEL GENOCIDIO

Non solo Corea, Camerun e Zimbabwe. Gli spy cables rivelano che è di fatto esistito un accordo con il Ruanda che ha cercato di convincere il Sudafrica a spiare i “fuggitivi del genocidio” e i “negazionisti”, nel quadro più ampio di un progetto atto a «identificare e condividere le informazioni» su attività come il contrabbando, riciclaggio di denaro e traffico di droga.

Il governo del presidente Paul Kagame aveva sancito a livello costituzionale il divieto di negare il genocidio del 1994. Ma i critici ritengono che questa formulazione sia troppo vaga e che venga usata contro coloro che ritengono che entrambe le etnie Hutu e Tutsi abbiano sofferto in egual modo durante il genocidio, contraddicendo così la versione ufficiale dei fatti. Dai documenti emerge che il direttore generale dello State Security Agency’s Central and East Africa Unit ha respinto la proposta del Ruanda, scrivendo che non era né accettabile né «adeguata operativamente, date le circostanze attuali».

LA VICENDA CHE COINVOLGE LE TIGRI TAMIL

Da un altro cablogramma segreto emerge che l’intelligence dello Sri Lanka avesse suggerito che le Tigri Tamil o più correttamente le Tigri per la liberazione della patria Tamil avevano organizzato nel 2010 un campo di addestramento militare in Sud Africa, sostenendo che individui provenienti da Australia, Canada e Gran Bretagna avrebbero potuto parteciparvi. I servizi sudafricani hanno respinto queste affermazioni a titolo definitivo e hanno comunicato di «non poter confermare» le accuse, sottolineando che il governo dello Sri Lanka rivolge accuse sempre uguali dal 1998.

I leader della comunità Tamil in Sudafrica negano di aver alcun tipo di legame con il LTTE. «Siamo un libro aperto», dice Karthi Moothsamy della Federazione sudafricana Tamil. «Non avete bisogno di metterci sotto sorveglianza», hanno spiegato ai microfoni di Al Jazeera.

IL SUDAFRICA: L’“ELDORADO DELLO SPIONAGGIO” INTERNAZIONALE

Da questi episodi emerge con forza la frequenza e intensità con cui i servizi segreti e le agenzie di intelligence dialogano tra loro con l’intento da un lato di indebolire il dissenso interno e dall’altro di favorire determinati disegni politici. Nel caso specifico, sembra che il Sudafrica abbia respinto molte richieste provenienti da questi veri e propri gruppi di influenza, ma ciò non toglie che manovre del genere (che di fatto indirizzano la società civile e i media) dimostrano la necessità di un controllo dei servizi segreti. L’esempio tangibile di ciò è dato dal fatto che in tutto questo tempo nessuno si è reso conto che il Sudafrica era – citando il Guardian – l’ “El Dorado dello spionaggio” internazionale.

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