L’Italia è il banco di prova per la tenuta dell’Alleanza atlantica. Ma è anche il crocevia dove si gioca il destino dell’Unione europea. Perché il nostro Paese è “tornato ad essere terra di frontiera e si trova in mezzo alle tre grandi crisi dei nostri tempi: quella del debito nei Paesi dell’Eurozona, Grecia in primis, la crisi russo-ucraina e, soprattutto, quella libica”. Così Marta Dassù, direttore di Aspenia, la rivista di affari internazionali dell’Aspen Institute Italia, è intervenuta in occasione dell’incontro “L’Italia nel mondo: le nuove coordinate geopolitiche”, tenuto ieri a Milano nell’ambito della quinta edizione del corso di formazione “Crescere con la buona politica”.

CHE FINE HA FATTO l’OMBRELLO NATO?

“La mia generazione ha sempre potuto fare affidamento, dagli anni 50 in poi, sull’ombrello militare degli Stati Uniti e della Nato; e ha creduto che con il crollo del muro di Berlino si aprisse una fase di pace perpetua”, ha esordito Dassù, di fronte a una platea di giovani composta principalmente da studenti universitari. Ma oggi è evidente che non è andata così. “Gli Stati Uniti, infatti”, ha spiegato l’ex sottosegretario agli Esteri, “che vedono il mondo per quello che è, ci chiedono di fare di più per difendere la nostra sicurezza e di prenderci la nostra quota di responsabilità”. Anche se, ha aggiunto, nel Vecchio Continente, “l’idea di creare gli Stati Uniti d’Europa non decolla”; e non solo “nella politica estera, dove pure dovrebbe essere naturale”, ma in relazione alla “politica economica”. Con il risultato, sotto gli occhi di tutti, che l’Europa oggi è “a conduzione tedesca”.

L’ITALIA, UN PAESE STRATEGICO PER GLI USA

In un simile scenario di forte incertezza e mutamenti a livello internazionale, “gli Stati Uniti contano molto sull’Italia per un rafforzamento dell’Alleanza atlantica”, ha affermato, invece, Philip Reeker, console generale degli Stati Uniti d’America a Milano. Che ha ricordato, poi, citando il segretario di Stato John Kerry, come “le relazioni diplomatiche tra i due paesi non siano mai state così solide come in questo momento”. Reeker, in questo senso, ha sottolineato con enfasi l’importanza dell’accordo commerciale per la creazione di un’area di libero scambio (Ttip), in corso di negoziato tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, che allargherà le possibilità di investimento del suo Paese oltreoceano.

LA LIBIA È UN ENORME “BUCO NERO”

L’Italia, agli occhi del governo di Washington è un paese fondamentale per il mantenimento della stabilità del Mediterraneo e dell’Europa meridionale. E può contribuire, non appena avrà risolto i suoi problemi di debito pubblico, al buon esito dei tentativi europei per affrontare e trovare risposta alla crisi in Ucraina, dove, ha spiegato Dassù, “la Russia sta esprimendo una specie di Dottrina Monroe per mantenere alcuni paesi e territori nella sua sfera d’influenza”. Così come può contribuire anche alla gestione della crisi nel Nord Africa, dove, “più che di primavere arabe sarebbe meglio parlare di un lungo inverno che ha creato mostri”. Soprattutto la Libia, che “anche se conta solo 6 milioni di abitanti, è oggi un enorme buco nero dove transitano senza controllo terroristi, armi, droga e c’è persino una tratta di esseri umani”.

UNO SCENARIO COMPLESSO

Come il nostro Paese potrà dare un contributo alla soluzione di crisi di simile portata? Secondo Reeker, confermando la sua “fedeltà all’Alleanza atlantica”; secondo Dassù, “riscoprendo una visione della sua propria collocazione internazionale”, che non è affatto in contraddizione con le attese degli Stati Uniti nei confronti del nostro Paese. Pur sapendo, ha precisato Dassù, che con “la Russia abbiamo importanti relazioni economiche, come la Germania, del resto”. E che il nostro Paese, in questo momento, sta vivendo rischi molto forti: non solo la minaccia terroristica, ma anche il flusso migratorio sulle coste meridionali del Paese.

CONOSCERE LA GEOGRAFIA È FONDAMENTALE

Per tutti questi motivi è importante, anzi fondamentale, ha concluso il moderatore dell’incontro Paolo Messa, fondatore di Formiche, “che chi oggi si interessa di politica, soprattutto i più giovani, si interessino anche di politica internazionale”. Oltre che di geografia. Perché “senza la geografia non si capisce la politica internazionale”, hanno convenuto sia Dassù sia Reeker.

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