Sono stati i distretti a scoccare la scintilla che, forse, accenderà il motore della ripresa in Italia. Se, infatti, almeno per ora, secondo le prime previsioni, il 2015 non farà segnare altro che un rallentamento nella caduta del Pil e il 2016 una lieve crescita dell’1.2%, quello che è certo, invece, è che, già nel biennio 2013-2014, il fatturato dei distretti é cresciuto dell’1% in media l’anno. Meglio della manifattura, che ha accusato un lieve arretramento. A confermarlo è il settimo rapporto annuale sull’economia e la finanza dei distretti industriali 2014 di Intesa San Paolo presentato ieri a Milano.

PIÙ FORTI DELLA CRISI

Secondo il rapporto, i distretti sono stati premiati dalla loro “maggiore capacità di esportare ed effettuare investimenti all’estero”, “registrare brevetti e marchi”, innovare, nonché di fare “branding”, che si sono intensificate negli anni della crisi. E non è tutto. Nel biennio 2015-2016 è previsto un aumento di fatturato annuo addirittura maggiore, pari al 3,2% in media. Ciò significa, spiega il rapporto, che, a fine 2015, i distretti avranno “quasi interamente recuperato i livelli di fatturato” pre crisi.

UN BOCCONE AMBITO OLTRE CONFINE

A confermare la generale buona salute dei distretti italiani è il fatto che sta crescendo l’interesse dei capitali stranieri per le imprese distrettuali; fatto che, peraltro, ribalta, almeno in parte, una tendenza emersa nelle precedenti edizioni del rapporto: ovvero la bassa presenza di multinazionali estere, tradizionalmente confinata nel settore della farmaceutica, dove l’elevata specializzazione era ed è alimentata da una fitta rete di relazioni tra imprenditori e istituzioni e centri di ricerca.

LE DIMENSIONI OGGI CONTANO

A contribuire al recupero di appeal da parte dei distretti, oltre alla maggiore capacità di resistere alla crisi e alla spiccata capacità di fare ricerca e innovazione, è stata anche la leggera crescita dimensionale delle loro imprese: “L’analisi degli ultimi dati di Censimento sull’industria e i servizi evidenzia – assicura Intesa San Paolo – il peso crescente assunto dalle imprese di dimensioni medio-grandi e grandi, che nei distretti, in termini di addetti, è salito al 40,6% nel 2011, circa 4 punti percentuali in più rispetto alle aree non distrettuali”.

I MIGLIORI 15 DISTRETTI

I distretti più diffusi sono ancora i 6 della moda e i 5 dell’agroalimentare. Tra i primi 15 per importanza ci sono il distretto della gomma del Sebino Bergamasco, seguito dai vini del Chianti e dal caffè. A ruota il distretto delle confetterie e del cioccolato torinese e quello dell’occhiale di Belluno. Tra i migliori 15 anche il distretto della calzatura di San Mauro Pascoli, la concia delle pelli di Arzignano, la pelletteria e le calzature di Arezzo, le calzature napoletane. A completare i top 15 sono il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, i vini del Veronese, i dolci di Alba e Cuneo, la pelletteria e le calzature di Firenze, la food machinery di Parma, le macchine per l’imballaggio di Bologna e il marmo di Carrara.

RITORNA ANHCHE DI CHI È ANDATO ALL’ESTERO

Le imprese dei distretti, inoltre, hanno maggiore capacità di fare export (il 42% delle imprese sono esportatici, contro il 32% di quelle delle aree non distrettuali), di effettuare investimenti diretti esteri (31 partecipate estere su 100 contro 22), di registrare brevetti (61 su 100 contro 42) e marchi (39 ogni 100 contro 20). E si registra persino il rientro di produzioni delocalizzate in precedenza all’estero, dove fare impresa era meno costoso.

SI PUÒ FARE DI PIÙ

Tutto ciò ha fatto in modo che il patrimonio netto delle imprese distrettuali sia cresciuto del 10,8% anche negli anni della crisi; anni in cui la crescita non si è fermata, sebbene non sia andata oltre l’8,2%. Ma ora, sembra che ci siano tutte le premesse per poter tornare a fare ancora meglio.

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