La data del 20 febbraio, giorno in cui il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dovrebbe presentare il ddl sulla concorrenza, si avvicina. E già da qualche settimana circolano indiscrezioni sui contenuti della bozza che hanno scatenato i primi malumori di addetti ai lavori ed esponenti dei settori toccati dal disegno di legge. Sul piede di guerra c’è anche la categoria dei farmacisti. Ma secondo quanto ha scritto ieri il Sole 24 Ore la parte della bozza del ddl su farmaci e farmacie con tutta probabilità non rientrerà nella versione finale. Si vedrà. Ecco comunque dettagli della bozza, analisi e reazioni non solo degli addetti ai lavori.

COLLOQUIO APERTO TRA FEDERFARMA E IL GOVERNO

La Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani, Federfarma, avrebbe avviato un confronto con il governo. In una nota pubblicata una quindicina di giorni fa sul sito, si spiega che «Il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, nell’incontro con una delegazione di Federfarma costituita dalla presidente, Annarosa Racca, dal segretario nazionale, Alfonso Misasi, e dal presidente del Sunifar, Alfredo Orlandi sul ddl concorrenza terrà nel debito conto la voce e le considerazioni delle farmacie del territorio». Si legge ancora: «Nel corso del colloquio, i rappresentanti del sindacato hanno passato in rassegna i numeri del comparto e gli effetti delle liberalizzazioni già varate da Bersani prima e Monti dopo. Quindi si sono soffermati sulle proposte contenute nella Relazione dell’Antitrust del luglio scorso, esprimendo il sostegno di Federfarma a quelle su generici e remunerazione delle farmacie». Vengono riportate poi, le prime dichiarazioni sul tema della presidente Racca: «L’incontro è durato poco meno di un’ora e si è svolto in un clima cordiale. Siamo soddisfatti per l’impegno del Ministro a concertare con le parti le misure che troveranno posto nel ddl».

La stessa, qualche giorno prima l’incontro istituzionale, aveva definito «assurdo e palesemente strumentale insistere nella richiesta di deregolamentazione del settore farmaceutico dopo che sia la Corte di Giustizia Europea che la Corte Costituzionale Italiana hanno ribadito la piena legittimità e l’efficacia di norme che regolano l’attività delle farmacie, nell’ottica di garantire i cittadini e la salute collettiva».

LE NOVITÀ PRINCIPALI DELLA BOZZA

La bozza del disegno di legge prevede misure per incrementare la libertà di accesso dei privati all’esercizio di attività sanitarie non convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale, che rappresenta di fatto – come ha spiegato Il Giornale – una limitazione dei piani sanitari regionali. Mentre, per quanto riguarda la razionalizzazione delle procedure di accreditamento, ciascuna Regione deve verificare con cadenza biennale il conseguimento degli obiettivi fissati dal Piano sanitario regionale riguardanti il numero e la dislocazione delle strutture accreditate. Sulle misure per incrementare la concorrenza nella distribuzione farmaceutica il ddl annovera due opzioni: una, indicata dall’antitrust, in cui il numero massimo di farmacie viene trasformato nel numero minimo: si passa da «una farmacia» ad «almeno una». La seconda, riguarda l’abbassamento ulteriore della soglia di popolazione richiesta per l’apertura delle farmacie che da 3.300 cala a 1.500 abitanti.

IL CAPITOLO DOLENTE DEI FARMACI DI FASCIA “C”

Uno dei capitoli più delicati e controversi del ddl riguarda le parafarmacie. In materia di interventi urgenti nel campo della distribuzione di farmaci, il disegno di legge aggiunge che gli esercizi commerciali possono effettuare attività di vendita al pubblico di farmaci appartenenti alla cosiddetta fascia “c” e che quindi non siano «farmaci essenziali e per malattie croniche» o «di rilevante interesse terapeutico». Il ddl prevede inoltre, una opzione alternativa, secondo cui gli esercizi commerciali possono vendere farmaci di fascia “c”, limitatamente alle preparazioni equivalenti indicate dalle liste redatte dall’Agenzia  italiana del farmaco.

MOVIMENTO NAZIONALE LIBERI FARMACISTI: “LA STRADA GIUSTA PER CREARE LAVORO”

Secondo una nota diffusa dal Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), il ddl potrebbe essere lo strumento giusto per aprire il mercato alla concorrenza attraverso le liberalizzazioni. «Ma il cambio di rotta non è cosa facile quando ci sono di mezzo le corporazioni», si legge nella nota. Il riferimento è all’intervento del Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico Simona Vicari, che in questi giorni si è detta contraria a qualsiasi provvedimento che allarghi il numero delle farmacie o permetta la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Secondo la Vicari, infatti, il governo Monti nel 2012 ha già fatto riforme nel settore farmaceutico e quindi non ne servono altre.

«Peccato che ad oggi, ovvero dopo circa tre anni da quel provvedimento, nemmeno una delle 5.000 nuove farmacie paventate abbia aperto i battenti e se mai si riuscirà a terminare l’iter concorsuale sarà un vero e proprio “miracolo” se potranno aprire un numero di farmacie che corrisponderà ad un aumento degli esercizi di appena il 5%», si legge nella nota di Mnlf, che sottolinea come il settore abbia sofferto meno degli altri la crisi. «La priorità per il Paese è la creazione di nuovi posti di lavoro e quando non si hanno fondi sufficienti per fare investimenti è necessario stimolare la crescita rimuovendo gli ostacoli posti a difesa di pochi e limitati interessi», conclude.

LA POLEMICA SOLLEVATA DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE PARAFARMACIE ITALIANE

Usa toni duri il presidente della Federazione Nazionale parafarmacie italiane, Davide Gullotta, che risponde all’intervista rilasciata a Farmacista33 da Simona Vicari, nella quale le parafarmacie vengono chiamate in causa perché non avrebbero raccolto le possibilità offerte dalle liberalizzazioni del Governo Monti: «Che l’onorevole Vicari anticipi i contenuti del pacchetto liberalizzazioni facendo un formidabile assist alle lobby era alquanto prevedibile essendo queste l’elettorato di riferimento del Nuovo centrodestra. Quello che invece sfugge è – continua Gullotta – sapere la reale posizione in proposito di questo Governo: del premier Matteo Renzi in primis, e del titolare del dicastero, il ministro Federica Guidi che, fino a prova contraria, ha nelle sue mani il coordinamento dell’intero disegno di legge sulla concorrenza».

Gullotta spiega che quelle presentate sarebbero «pseudoliberalizzazioni grazie alle quali, le parafarmacie avrebbero avuto concrete possibilità di competere e svilupparsi: le preparazioni galeniche e la vendita di farmaci veterinari nel contesto nazionale non arrivano al 7% di tutto il mercato farmaceutico italiano». E domanda provocatoriamente alla Vicari: «Questa sarebbe stata, secondo lei, la grande occasione da sfruttare, gentile onorevole?».

LA FEDERAZIONE DEGLI ORDINI DEI FARMACISTI SULL’APERTURA DI NUOVE FARMACIE

Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti (Fofi), in una nota diffusa dall’organizzazione dopo i «recenti commenti sul concorso straordinario per l’assegnazione di nuove sedi farmaceutiche» ha spiegato che in un mercato in contrazione «non è l’aumento degli operatori dovuto all’apertura di nuove sedi farmaceutiche, che darà una risposta sul piano dell’occupazione, quanto, invece, riportare in primo piano la figura del professionista che opera nella farmacia di comunità e le sue prestazioni professionali, da riconoscere e remunerare». Fofi precisa come le procedure concorsuali siano state espletate in tutte le regioni e come «gli Ordini provinciali abbiano dato la massima collaborazione perché si giungesse nel minore tempo possibile all’espletamento delle procedure, mettendo a disposizione i propri database e la propria documentazione».

LA BOCCIATURA DI ALCUNI ECONOMISTI

Sul sito di Federfarma, intanto, vengono pubblicate opinioni di economisti contrari alle liberalizzazioni. Tra cui Fabrizio Gianfrate, docente di Economia sanitaria all’Università degli studi di Ferrara, che vede «nell’ipotetica liberalizzazione di Pianta organica e fascia C più problemi che vantaggi». «Come la dottrina economica insegna» spiega Gianfrate «l’aumento dei punti vendita e della concorrenza dovrebbero avere effetti benefici sul livello qualitativo del servizio e sui prezzi». Ma per l’economista non nel caso del farmaco. Questo perché la domanda di medicinali è anelastica, quindi se si aumentasse il numero dei punti vendita, il mercato non farebbe altro che ridistribuirsi su un numero maggiore di operatori, da cui minori incassi unitari medi, «già ridotti dall’andamento del mercato stesso, deflativo nei ricavi ma inflativo nei costi».

Gianfrate esprime dubbi anche sugli effetti benefici che un’eccessiva concorrenza avrebbe sui prezzi e fa l’esempio dell’esperienza degli Otc: le lenzuolate di Bersani hanno ridotto mediamente i listini del 12%-15%, poi però il trend si è arrestato. Questo perché esiste un limite sotto al quale non si può scendere «dettato dal livello dei prezzi ex factory dei produttori e dall’assenza di soggetti intermedi economicamente forti come i gruppi d’acquisto del largo consumo, capaci di negoziare grandi volumi e quindi prezzi fortemente ribassati».

Per Gianfrate molte farmacie, già da diversi anni in sofferenza, con queste liberalizzazioni sarebbero infatti obbligate «a rivedere ancora al ribasso il proprio conto economico». Mentre le farmacie più deboli «sarebbero costrette a chiudere, col rischio di penalizzare anche l’erogazione dei farmaci del Ssn, in antitesi al principio su cui si fonda la Pianta organica, sorta a garanzia del profilo economico della farmacia affinché assicuri la propria funzione “sanitaria” nel modo adeguato».

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