“Possiamo concludere l’iter per la riforma della pubblica amministrazione entro l’estate”, ha assicurato oggi il ministro per la Semplificazione amministrativa e la pubblica amministrazione Marianna Madia in un convegno all’Università Bocconi a Milano.

COME SI SCEGLIERANNO I DIRIGENTI

L’aspetto più atteso di questa riforma – ha assicurato Madia – è senza dubbio quello delle modalità di selezione e valutazione dei dirigenti. Rispetto alle quali, il ministro ha indicato alcune direttrici che seguirà l’esecutivo: la prima è quella di scindere il percorso dell’abilitazione da quello dell’effettivo ingresso in ruolo, perché “la pubblica amministrazione deve muoversi come un corpo unico” e occorre evitare quei casi in cui “un dirigente presta servizio nel medesimo ufficio, magari un ministero, dall’inizio della sua carriera e fino alla pensione”. È bene, infatti, che un dirigente “svolga il proprio servizio laddove c’è maggiore bisogno delle sue capacità, per il tempo che è necessario”.

COME CAMBIA LA VALUTAZIONE

Quanto alla valutazione dei dirigenti, ha spiegato Madia, non è che “finora non abbia funzionato, è che non è mai stata fatta”, anche a causa di una “normativa molto complicata e burocratica”. “Lavoriamo”, ha aggiunto, “a un regolamento per semplificare i procedimenti”. Il dirigente, inoltre, non sarà più valutato solo come “singola persona, ma come lavora il suo ufficio rispetto agli obiettivi e come lui ha gestito quell’ufficio”.

Così facendo, “la valutazione entrerà nel percorso di carriera del dirigente” e sarà possibile “premiare i migliori con incarichi di maggiore responsabilità”.

L’UFFICIO TERRITORIALE DI STATO

L’obiettivo del governo Renzi, ha proseguito Madia, è poi quello di creare un unico “ufficio territoriale dello Stato”; un punto sul territorio che sia in grado di raggruppare in sé “tutti” gli sportelli della pubblica amministrazione. Si tratterebbe, in pratica, di creare un’unica “interfaccia semplificata tra lo stato e il cittadino, che così non dovrà  più girare tra uffici diversi che non comunicano tra di loro”. Maggiori dettagli del progetto, però, non sono stati offerti alla platea.

UN PIN PER DIALOGARE CON LA P.A.

“L’auspicio di questo governo”, tuttavia, ha aggiunto Madia, è anche che “nell’ufficio territoriale dello Stato il cittadino ci debba andare molto poco”. Per questo motivo il governo “ha lanciato il progetto Italia Login, come unico punto d’accesso digitale per ogni cittadino con tutta la pubblica amministrazione”. Semplicemente “digitando un pin sul suo smartphone”, infatti, ha assicurato Madia, si potrà sapere “tutto, dall’analisi medica a cosa mangia il figlio alla mensa della scuola; quando e come pagare un tassa locale piuttosto che una multa”.

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

L’impegno del governo per riformare la p.a. non può prescindere, ha proseguito Madia, aspetti “collaterali senza dei quali la riforma della p.a. non potrà avere buon esito”. In questo senso la prima cosa da fare riguarda “la riforma della giustizia, in particolare quella amministrativa”, dove l’intenzione del governo è quella di fare in modo che “un appalto non possa più rimanere fermo, perché se si bloccano gli appalti è un danno economico e sociale per collettività”. Il modello di trasparenza che il governo vuole replicare per gli appalti è quello della piattaforma online Openexpo.

NUOVE MODALITÀ PER I CONCORSI

“Occorre reimpostare”, secondo Madia, “i concorsi”, a lungo, per anni, viziati da “modalità di accesso malsane”. Il primo passo, in questo senso, è stata la decisione del governo di impedire il “trattenimento in servizio per chiunque abbia raggiunto l’età pensionabile”. Così come pure “l’abolizione della doppia autorizzazione nei concorsi”. Scelte fondamentali, secondo Madia, soprattutto per attrarre i giovani e garantire l’adeguato ricambio generazionale senza che le competenze vadano perse.

IL TETTO ALLE RETRIBUZIONI

Il ministro Madia, infine, dopo aver espresso l’auspicio che in futuro i dirigenti della pubblica amministrazione possano provenire tutti dalla Sna, ovvero la Scuola nazionale dell’amministrazione, ha difeso la scelta di porre un tetto agli stipendi pari a 240 mila euro per chi lavora nella p.a. Il motivo, ha spiegato, è quello di “creare un senso di vocazione a lavorare nel pubblico, dove il prestigio non deve essere monetizzato; non si tratta di una norma punitiva né di concorrenza sleale verso il privato”.

MOBILITÀ PER TUTTI

Parlando, infine, dell’importanza di garantire un’adeguata mobilità negli uffici pubblici, Madia, ha assicurato che si passerà dal principio della “pianta organica”, che peraltro “non viene mai aggiornata”, a quello del “reale fabbisogno” dell’ente. Precisando che “il banco di prova della mobilità obbligatoria sarà il superamento delle province causato dalla legge Delrio”, che prevede il passaggio di un migliaio di dipendenti pubblici dalle province ai tribunali.

Condividi tramite