Podemos, idee e bizzarrie degli alleati spagnoli di Tsipras

Podemos, idee e bizzarrie degli alleati spagnoli di Tsipras

Dopo la vittoria elettorale di Syriza in Grecia, e gli ultimi sondaggi in Francia a favore del Front National, analisti e investitori internazionali iniziano a guardare con più attenzione Podemos in Spagna. A undici mesi dalle elezioni generali, la direzione del partito ha cominciato sabato scorso la campagna elettorale con una manifestazione nella piazza Puerta del Sol Madrid, simbolo del movimento degli Indignados del 2011.

Lo stile e il messaggio di rinnovamento e “rottura con la vecchia politica” di Podemos sono molto più simili a quelli del Movimento 5 Stelle in Italia, rispetto a Syriza in Grecia, Front National in Francia e Ukip in Gran Bretagna. Alcune stime hanno calcolato una partecipazione di circa 300mila persone presenti in piazza con le bandiere di Podemos all’ultima manifestazione.

I LEADER DI PODEMOS

Il partito, fondato a gennaio del 2014 e da maggio con cinque eurodeputati nel Parlamento europeo, insiste nel dire che la filosofia dell’organizzazione è basata sui cittadini che sono motori di ogni progetto. Ma come tutti i partiti politici moderni, Podemos ha una leadership molto personalistica, basata su pochissimi elementi. Chi sono? Pablo Iglesias (qui il ritratto di Formiche.net), Íñigo Errejón (qui il ritratto di Formiche.net), Carolina Bescansa, Juan Carlos Monedero, Irene Montero e Luis Alegre.

DIVISIONI INTERNE

In alcuni passaggi del suo discorso di sabato, Errejón ha invitato all’unità del partito, un riferimento che conferma le indiscrezioni della stampa spagnola sulle fratture all’interno dell’organizzazione. Invece Iglesias ha rivendicato il diritto di sognare una vittoria elettorale contro il Partito Popolare del presidente spagnolo Mariano Rajoy, invitando i propri sostenitori ad aggrapparsi all’esempio della vittoria di Alexis Tsipras in Grecia.

IDEE ECONOMICHE

Il programma elettorale di Podemos è “collaborativo”, cioè, redatto in base alle proposte inviate dai cittadini. Un po’ come le consultazioni in rete del Movimento 5 Stelle. Secondo molti analisti, il programma economico del partito si scontrerebbe con la costituzione spagnola e aumenterebbe la spesa pubblica. Inoltre, potrebbe spaventare gli investitori stranieri e aumentare l’evasione fiscale. Con il suo piano, Podemos vuole un maggiore intervento dello Stato in politiche economiche orientate al sociale.

SUSSIDIO FISSO PER I CITTADINI

Una delle proposte di Podemos è la creazione di un “sussidio di base universale”: uno stipendio percepito dai cittadini (650 euro) per il semplice fatto di vivere in Spagna. Dai calcoli dello stesso partito, questo assegno mensile costerebbe allo Stato circa 145 miliardi di euro l’anno.

PAROLA D’ORDINE: NAZIONALIZZARE

E cosa pensa Podemos di settori come telecomunicazioni, infrastrutture, energia, sanità, alimentazione? Da quando si è presentato alle elezioni europee, il partito ha messo in chiaro che l’atteggiamento sarà quello di intervenire e nazionalizzare le imprese private nei settori strategici dell’economia spagnola.

AUDITING DEL DEBITO PUBBLICO

La verifica del debito pubblico è una delle bandiere di Podemos. L’idea non è originale e si ispira alle revisioni dei conti effettuate davanti all’opinione pubblica, pensate da alcuni governi di sinistra in America latina (realizzate con successo in Ecuador dal presidente Rafael Correa) e annunciata anche da Tsipras durante la campagna elettorale di Syriza in Grecia. Sul blog di Beppe Grillo, un sostenitore ha lanciato la proposta in Italia: “Dato che ormai sappiamo tutti che parte di quello che chiamano debito ‘pubblico’, non è poi così pubblico, sarebbe l’ora di fare come in Ecuador, ovvero una bella revisione sul debito per poi non pagare quella parte che non è servita al popolo ma bensì agli interessi di pochi”.

ALTRI PROGETTI

Inoltre, nel manifesto di Podemos è contemplata la depenalizzazione delle occupazioni abusive di immobili con il programma “Guadagnare il diritto alla casa”. Altri progetti riguardano la riforma dell’istruzione, il raggiungimento dell’età pensionabile a 60 anni, nuove tasse sui grandi patrimoni, l’aumento dello stipendio minimo e la creazione di una normativa per fissare un tetto di stipendio massimo in Spagna.

L’ATTENZIONE DELLA CITY

Già da prima del trionfo elettorale di Syriza in Grecia, il Financial Times aveva cominciato ad analizzare le proposte economiche di Podemos come “le uniche soluzioni ragionevoli per risolvere la crisi in Spagna”. L’articolo non rappresenta necessariamente la posizione editoriale del quotidiano britannico, ma è a firma di uno dei suoi editorialisti più noti, Wolfgang Münchau.

SE MATTEO RENZI NON CI RIESCE…

Münchau, che considera Podemos nella stessa orbita del partito tedesco Die Linke e del greco Syriza, ha analizzato la proposta di rinegoziazione del debito pubblico. “Podemos è uno pochi partiti della sinistra europea che attualmente difende una misura sensata”, ha scritto. E, come ricorda anche Gad Lerner nel suo blog, Münchau descrive in questo articolo le differenze con l’Italia, dove la situazione è diversa rispetto alla Grecia e alla Spagna, ma non meno seria. “Se Matteo Renzi non riuscirà a generare una ripresa economica nel resto del suo mandato, l’opposizione del Movimento 5 Stelle sarà la favorita per la formazione del prossimo governo. A differenza di Podemos, i M5S sono un partito davvero radicale, che sostiene con fermezza la necessità di uscire dall’euro, come il Front National in Francia o i no euro tedeschi di Alternativa per la Germania”, ha scritto Münchau.

L’APPROVAZIONE DELLA LSE

L’ultima attestazione di rispetto verso le idee economiche di Podemos è arrivata dalla London School of Economics. In uno dei blog di analisi delle politiche pubbliche, Odette Lienau, professoressa dell’Università di Cornell, condivide una delle teorie del partito spagnolo: “È arrivata l’ora di riconsiderare il principio che tutti gli Stati debbano pagare il loro debito sovrano”.

LE CRITICHE DELL’ECONOMIST

Tuttavia, dall’estero non arrivano solo elogi. L’Economist ha criticato le proposte economiche del partito guidato da Pablo Iglesias, perché sarebbero “notoriamente deboli”, nonostante tra i loro ispiratori ci siano economisti come Joseph Stiglitz e Kenneth Rogoff.

Ma la prova finale per il partito di sinistra anti-euro spagnolo arriverà a dicembre con le elezioni generali. Riusciranno a mantenere inalterato il consenso attuale per tutto il 2015? Loro, per adesso, rispondono con uno slogan da campagna elettorale: “Claro que Podemos” (Certo che Possiamo).

ultima modifica: 2015-02-03T17:41:29+00:00 da Rossana Miranda

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