Finalmente il Parlamento Europeo ha sancito qualche cosa di importante dal punto di vista della comunicazione politica. Niente di nuovo rispetto ad una verità antropologica: anche i gay sono persone!

E quindi stupisce che uno si stupisca, scusate il giro di parole. Gli esseri umani che vivono in comunità creando sistemi di credenze, di regole, di usi e costumi danno forma a ciò che noi sociologi chiamiamo società. Ciò che è società è prodotto dell’uomo, del suo intelletto, delle sue scelte siano essere positivi o negative (pensiamo alle guerre, alle guerre come produttrici di nuovi ordini).

Quindi che c’è di strano nel leggere che i diritti degli omosessuali sono diritti umani? Sarebbe sconcertante leggere l’opposto, giacché significherebbe negare la loro umanità. Ma a meno di non voler tornare ai tempi, nemmeno troppo remoti, del nazismo e del fascismo, anche se certi venti oscuri aleggiano sull’Europa da un bel po’, definire questi diritti degli omosessuali umani è pleonastico, o semplicemente un atto dovuto.

Ora i singoli Stati devono impegnarsi seriamente per poter rendere le legislazioni, che non crescono sugli alberi come pere e mele, uniformi e vicine a questo principio sacrosanto. Il matrimonio, che è tutto fuorché qualche cosa di naturale, poiché è un istituto giuridico, è un diritto acquisito dalle persone, e dunque deve esserlo anche per gli omosessuali: senza se, senza ma.

Non sia che forse, dico forse, diventeremo società più progredite e ricche di benessere come quei paesi che hanno approvato queste norme già da decine di anni: Danimarca, Svezia, Norvegia, Olanda, Finlandia…

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