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Perché la sicurezza ambientale aiuterà lo sviluppo delle imprese

Sviluppo infrastrutturale e sicurezza dell’ambiente: un binomio inscindibile e virtuoso. Nasce da questo assunto il convegno organizzato da Terna martedì 17 marzo a Roma. Un incontro che ha avuto come finalità quella di dimostrare che tanto più le aziende sapranno essere ambientalmente sostenibili, tanto maggiore sarà la crescita anche economica delle imprese, con importanti e positive ricadute per la società.

LE PERSONALITÀ PRESENTI ALL’EVENTO

L’evento, durante il quale sono state presentate “Le nuove regole per la sicurezza dell’ambiente” messe a punto da Terna, ha visto la partecipazione dei vertici del colosso energetico: dalla Presidente, Catia Bastioli, all’Amministratore Delegato, Matteo Del Fante, passando per il Capo Divisione Corporate Affairs, Giuseppe Lasco. Ma anche di personalità di caratura istituzionale come il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, il Presidente ANCI, Piero Fassino, Il Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, Simona Bonafè, membro della Commissione UE Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare, l’Amministratore Delegato dell’Istituto Piepoli, Nicola Piepoli.

LE FOTO

(Foto di Giovanni Pulice)

L’INDAGINE DELL’ISTITUTO PIEPOLI SULLA SICUREZZA AMBIENTALE

Uno stimolo al confronto è venuto dai risultati di un’indagine dell’Istituto Piepoli effettuato sui vari aspetti della sicurezza ambientale, tema su cui gli italiani, sia l’opinione pubblica (92%) sia il mondo delle aziende (96%), sono particolarmente attenti, secondo quanto rilevato dalle interviste effettuate. Dall’indagine sono emersi, quali dati salienti, che ben il 61% delle aziende intervistate giudica positivo per il proprio sviluppo un innalzamento degli standard ambientali da perseguire; dall’altro, che il 76% delle imprese valuta come una grande opportunità per lo sviluppo mettere l’ambiente al centro dell’economia.

IMPRESE E AMBIENTE: LE SFIDE FUTURE

Il dibattito si è poi concentrato sulla sfida che le aziende dovranno affrontare nei prossimi anni: trovare un nuovo punto di equilibro tra crescita economica e salvaguardia dell’ambiente. Una sfida che per Terna è possibile vincere con una strategia in grado di integrare, in una visione d’insieme, attività spesso considerate a “compartimenti stagni”, e che invece devono camminare insieme. È il modello, che Terna è stata tra le prime ad adottare in Italia, di “sicurezza integrata” in cui i vari ambiti (informatico, ambientale, del lavoro, del sistema elettrico) sono in completa sinergia.

LE “7 REGOLE” DI TERNA

Più in dettaglio, sono 7 le nuove regole, illustrate nel corso del suo intervento da Giuseppe Lasco, che il colosso energetico ha inteso proporre e condividere con le Istituzioni e le imprese. Eccole:

–          L’ambiente come risorsa dell’azienda: è necessario ribaltare la prospettiva che vedeva competitività e ambiente come fattori antitetici, e considerare invece l’ambiente come una risorsa dell’azienda, da tutelare al pari delle risorse umane e degli asset, in grado di favorire e non ostacolare la competitività.

–          Ambiente e competitività: occorre saper guardare a lungo termine, ovvero investire oggi nella tutela dell’ambiente per essere competitivi domani, come dimostra l’esperienza di Terna grazie ad una scelta fatta anni fa a favore dell’ambiente.

–          Governance ambientali: ovvero la necessità di dotarsi di una governance ambientale, che indichi chiaramente all’interno dell’organizzazione figure e ruoli, meglio ancora se integrata con quella della sicurezza del lavoro.

–          Sensibilizzazione e formazione del personale: investire nella formazione del personale in materia ambientale e considerarla come un’opportunità per l’azienda che può garantire non solo ritorni economici ma anche, e soprattutto, sociali e di reputazione. Fronte su cui Terna ha investito molto, dotandosi di centri di formazione propri.

–          Risk management ambientale: è opportuno, poi, che le imprese si dotino di uno strumento strutturato ed adeguato di risk management ambientale, completamente integrato con gli altri sistemi di risk management, che sia in grado di tenere sotto controllo i potenziali rischi ambientali con un approccio preventivo.

–          Sicurezza integrata nei cantieri: rientra in tale contesto il “progetto sicurezza integrata dei cantieri”, con l’obiettivo di controllare a 360° durante tutte le sue fasi (progettazione, affidamento lavori, esecuzione), la sicurezza nei 230 cantieri che Terna ha attivi in tutta Italia, per complessivi 2,8 miliardi di euro.

–          Qualificazione ambientale: ovvero la certificazione ambientale dei fornitori qualificati. È importante che ogni azienda si doti di un sistema di qualificazione, di tipo integrato, mediante il quale selezionare le imprese più virtuose e rispettose dell’ambiente.

DEL FANTE: «OCCORRE UNO SFORZO CORALE»

Secondo l’amministratore delegato di Terna, Matteo Del Fante, «la responsabilità verso l’ambiente sarà sempre più un fattore di crescita delle imprese». E sarebbe proprio l’esempio incarnato da Terna a dimostrarlo. Per questo occorre «uno sforzo corale, un nuovo patto che coinvolga tutti gli attori, affinché sviluppo infrastrutturale e tutela dell’ambiente vengano percepiti non più come antagonisti ma come le due gambe sui cui far camminare la crescita industriale del Paese».

IL PARERE DEI RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI

Sulla stessa lunghezza d’onda tutti i rappresentanti istituzionali intervenuti al convegno. Per il ministro Galletti «le politiche ambientali di un’impresa stanno diventando un elemento di valore anche economico, un requisito di competitività, un segnale di modernità e aggiornamento – spiega -. Io credo che tutto questo spinga la classe imprenditoriale a metabolizzare e acquisire l’idea che essere sostenibili non solo è un dovere ma anche un’opportunità di sviluppo». Sul fronte europeo, Simona Bonafè dice: «L’azione dell´Unione Europea può e deve coniugare lo sviluppo del potenziale di un Mercato Unico dell´Energia con gli imprescindibili sforzi per la transizione a un modello energetico sostenibile».

Si sofferma sull’importanza del dialogo tra amministrazioni e cittadini sul tema Piero Fassino, che spiega: «È cruciale la capacità delle amministrazioni locali nel ricostruire un clima di fiducia da parte della popolazione: siamo impegnati a coinvolgere i cittadini, non solo nella fase di definizione delle scelte, ma anche a valle delle azioni di studio e valutazione». Mentre la “voce” di Legambiente, Cogliati Dezza afferma: «Oggi occorre soprattutto informare in maniera puntuale e corretta i cittadini, renderli partecipi delle decisioni, saper distinguere tra derive dell’effetto Nimby e legittime opposizioni a opere o sbagliate o mal progettate o inutili. Questo, a mio modo di vedere – spiega – è un tema che coinvolge anche le aziende che operano sul territorio, e che possono creare un qualche tipo di impatto, se si vogliono veramente affrontare le questioni per trovare soluzioni che rispettino l’interesse generale».

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