Nicoletta Tiliacos, sul Foglio, spiega bene la sconfitta della sinistra in Francia. E la spiega come il risultato di una deriva politica che ha le sua componente di scarroccio nel voler perseguire un progetto, quello europeo, che suona oligarchico ed elitario, e nella incapacità del multiculturalismo di tenere assieme l’identità cristiana e quella islamica. Una deriva attraverso cui il socialismo si é perso il popolo al quale da tempo non sa più garantire il sogno dell’emancipazione.
In Italia, i problemi a sinistra sono invece assai più terra terra.
E infatti non mi pare che la sconfitta di un pezzo importante del partito socialista europeo abbia scosso Renzi. Lui, semmai, deve stare attento nel muoversi dietro al bancone tra un etto di culatello e un amarone delle Puglie. Questioni di bottega, insomma, con i riottosi ex-leader. Renzi va avanti, con molto pragmatismo. Tanto lui s’é fatto Achab e si è preso la balena bianca. Un serbatoio di voti pruriginosamente “moderati” – più di area popolare che socialista -, che nel suo “fattismo” sognano quell’emancipazione di piccolo cabotaggio che ha caratterizzato, storicamente, le modeste vedute di noi italiani.
Renzi sa bene che il socialismo, sia quello a la gauche, sia quello di Peppone, si è perso il popolo. Sociologicamente.
Michele Serra, alcuni anni fa, scrisse un paginone su Repubblica dedicato ai viaggi a bordo delle navi da crociera. “La crociera è un allestimento scenico per poveri che almeno dieci giorni all’anno vogliono sentirsi ricchi”. Così scriveva Serra che, rigo dopo rigo, con la forza di un Mastro Lindo sciacquava e risciacquava con le facce di quei piccolo borghesi, fatte pezze, il ponte più basso sporco degli escrementi dei gabbiani. Tutto, dal loro abbigliamento al loro ingozzarsi, la loro ignoranza e sciatteria nei modi, diventava nelle minuziose descrizioni di Serra motivo di scherno e di giudizio sprezzante verso un’umanità indegna del peggior inferno.
É assai curioso notare il terribile cortocircuito tra le parole di Serra e la tragedia di Tunisi dove la sinistra, multiculturale e troppo spocchiosa, si é persa non solo sociologicamente, ma proprio fisicamente pezzi del suo popolo. Tant’è.

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